Ray Bradbury, autore del nostro Libro del Mese di settembre Cronache marziane, ha influenzato, con i suoi scritti, almeno due generazioni di artisti: non solo registi cinematografici e scrittori, ma anche molti musicisti. La canzone che più di ogni altra sembra rappresentare la "corsa allo spazio" è Rocket Man di Elton John, ispirata all'omonimo racconto dello scrittore americano, tratto dalla successiva antologia Il gioco dei pianeti.

"Rocket Man" di Elton JohnElton John, nato nel 1947 in Inghilterra, è uno dei più famosi cantanti di sempre: nella sua quarantennale carriera, ha venduto infatti oltre 400 milioni di dischi, di cui 40 solamente con il singolo Candle in the wind, originariamente ispirato a Marilyn Monroe e, nel 1997, riadattato in omaggio a Lady Diana. Tra gli altri grandi successi del musicista britannico, vanno ricordati Your Song, Crocodile Rock, Sorry Seems To Be The Hardest Word e, appunto, Rocket Man. Composta nel 1972 e pubblicata nell'album Honky Chateau, è la canzone che ha fatto guadagnare a Elton John, grazie anche ad un sound decisamente più orecchiabile rispetto ai suoi lavori precedenti, il successo planetario ed il soprannome, tra gli altri, di "Rocket Man". Il paroliere Bernie Taupin (che ha scritto, dal 1967, quasi tutti i testi delle canzoni di Elton John) trovò l'ispirazione in autostrada a bordo della sua auto, vedendo un brillio di luce nel cielo: forse un aereo lontano, forse una stella cadente. Si dice che Elton John compose poi la melodia, sulle parole di Taupin, in soli dieci minuti. Non sorprende il legame tra questa canzone ed il racconto di Bradbury. Il testo è, infatti, intriso dell'atmosfera che caratterizza il futuro immaginato dallo scrittore. In un periodo in cui era dilagante l'ottimismo per il futuro ed il progresso tecnologico che lo accompagnava, Bradbury si era distaccato dai suoi contemporanei... ed anche l'astronauta protagonista del brano sembra fare altrettanto. La canzone si apre con le sole note di un pianoforte, che accompagnano la partenza dell'astronauta per Marte, sottolineando il senso di solitudine e malinconia che l'uomo prova ("I miss the earth so much / I miss my wife / It's lonely out in space"). L'uomo, infatti, vede se stesso non come un eroe o un avventuriero, ma come un semplice impiegato che si è trovato a fare questo ingrato mestiere per vivere ("And all this science I don't understand / It's just my job five days a week / A rocket man"). L'ingresso progressivo e successivo del sintetizzatore, degli altri strumenti e dei cori esprime la vorticosità dei suoi pensieri: la famiglia, la Terra, il lungo viaggio che lo aspetta, Marte, il suo lavoro. Guardando al suo atterraggio sul pianeta rosso, la musica accompagna nuovamente le sue emozioni: la varietà di strumenti diminuisce, mettendo in evidenza la desolazione del pianeta ("Mars ain't the kind of place to raise your kids / In fact it's cold as hell"). E, nella conclusione del brano, ancora una volta, i suoi sentimenti esplodono e la sua mente vola al giorno del suo ritorno a casa. "GUARDA IL VIDEO DI "THE ROCKET MAN".

She packed my bags last night pre-flight
Zero hour nine a.m.
And I'm gonna be high as a kite by then
I miss the earth so much I miss my wife
It's lonely out in space
On such a timeless flight

And I think it's gonna be a long long time
Till touch down brings me round again to find
I'm not the man they think I am at home
Oh no no no I'm a rocket man
Rocket man burning out his fuse up here alone

Mars ain't the kind of place to raise your kids
In fact it's cold as hell
And there's no one there to raise them if you did
And all this science I don't understand
It's just my job five days a week
A rocket man, a rocket man

And I think it's gonna be a long long time...

(articolo a cura di Sergio Gelsomino)

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