Il sogno americano è l'argomento centrale del libro del mese di novembre, Morte di un commesso viaggiatore. La speranza di un successo alla portata di tutti, anche dei più umili, attraverso la determinazione ed il duro lavoro, ha spinto, negli ultimi due secoli, milioni di persone a cercar fortuna in America. In tempi più recenti, il sogno americano ha continuato ad esistere, seppur ridotto ad un'illusione di felicità fatta di ambizioni vacue. Uno dei più famosi rocker del mondo, Bruce  Springsteen, da sempre lo canta, svelandone pregi e difetti.

Born in the U.S.A. - Bruce SpringsteenBruce Springsteen nasce nel 1949 in New Jersey da una segretaria ed un veterano della seconda guerra mondiale, che nella sua vita ha alternato periodi di disoccupazione ai più svariati lavori. Le sue origini sono olandesi, irlandesi ed anche italiane, di emigranti dell'Ottocento giunti nel Nuovo Mondo alla ricerca di un futuro migliore. Anche la storia di Springsteen racchiude in sé l'essenza del sogno americano: nato e cresciuto in una famiglia dalle condizioni economiche precarie, è diventato, grazie alle sue sole forze, una delle star più conosciute, ricche ed ammirate al mondo.
Springsteen si innamora della musica a sette anni, guardando un'esibizione di Elvis Presley, e subito chiede alla madre di poter imparare a suonare la chitarra. La madre lo accontenta affittandone una ma poi lui, a tredici anni, se ne compra una, usata, con i risparmi ricavati da piccoli lavoretti di quartiere. L'anno successivo è sempre la madre, colpita dall'impegno e dalla determinazione del figlio, che prendeva lezioni dal cugino e si esercitava per ore chiuso in camera sua, a regalargli per Natale una chitarra elettrica, con tanto di amplificatore.
Nel 1965, a sedici anni, Springsteen entra in una band e cambia diversi gruppi negli anni successivi fino a che, all'inizio degli anni Settanta, decide di fondare un gruppo tutto suo: la Bruce Springsteen Band. Alle esibizioni rock con la band, Springsteen affianca l'attività di cantautore folk accompagnato dalla sola chitarra acustica, tanto che inizialmente viene scambiato per un "nuovo Bob Dylan", illudendo in tal senso addirittura la casa discografica con cui firma il primo contratto, la Columbia.
Incide due dischi che non hanno grande successo commerciale, ma nel 1974 un'esibizione cambia la sua vita: un critico musicale della rivista Rolling Stone pubblica su un giornale una recensione del concerto, scrivendo: "Ho visto il futuro del rock and roll e il suo nome è Bruce Springsteen". Evidentemente, Jon Landau, divenuto in seguito suo manager, ci aveva visto giusto.
Nel 1975, infatti, arriva il successo grazie all'album ed all'omonimo singolo Born to run, accompagnato dalla E Street Band, con cui suonerà per gran parte della sua carriera. I testi raccontano l'America di quegli anni, che, allora come oggi, illudeva i giovani con un "effimero sogno americano". L'invito di Springsteen è invece di ricordare che siamo "nati per correre" e che quindi il nostro sogno dobbiamo rincorrerlo perché si avveri. Sia in Born to run che in Thunderroad, l'automobile e la strada sono metafore delle nostre vite, del nostro futuro e della nostra ricerca della felicità. 

BORN TO RUN

THUNDERROAD

Tre anni dopo, nel 1978, esce un album molto riflessivo e amato dai fan più fedeli: Darkness on the Edge of Town. Da qui il singolo Badlands: è solamente grazie all'amore ed al suo potere salvifico che le persone costrette a vivere nei bassifondi possono mutare la propria condizione.

BADLANDS

Dopo Nebraska, album registrato in acustico tra le pareti domestiche, pessimista ed anti-commerciale, Springsteen torna poi nel 1984 ad infiammare gli animi rock con la storica Born in the U.S.A. La canzone viene strumentalizzata a fini di marketing, in un periodo di elezioni e nell'era di Mtv: vende milioni di copie e Springsteen conquista definitivamente la popolarità mondiale. Born in the U.S.A. racconta una storia drammatica, quella di un soldato rientrato in patria dopo aver combattuto in Vietnam; il giovane non riesce a reinserirsi nella società e deve accontentarsi di vivere come un disadattato, lavorando in una raffineria e abbandonando ogni possibilità di realizzare il suo sogno americano.

BORN IN THE USA

A Born in the U.S.A. seguono decenni di alti e bassi, sia dal punto di vista artistico che personale. A distanza di ventisei anni dal suo più grande successo, nel 2012 Springsteen incide il suo diciassettesimo album in studio, Wrecking Ball, "il disco più arrabbiato" da lui mai composto: un atto di accusa a Wall Street ed alla corruzione, una riflessione sulla crisi economica mondiale, una presa di coscienza che anche in America ci sono troppi disperati e che il sogno americano non ha più posto per loro.

WRECKING BALL

Se Springsteen già agli inizi della sua carriera era critico nei confronti del sogno americano, in età matura ed alla luce dei cambiamenti socio-economici degli ultimi anni non ha potuto far altro che constatare che questo è, infine, morto. E, detto da lui che dell'american dream è il frutto, c'è davvero da crederci.

(articolo a cura di Sergio Gelsomino)

Se vuoi collaborare con la Rubrica Letteraria del Club del Libro, segnalarci iniziative interessanti o semplicemente comunicare con noi, scrivici a:

Mail