Nel mese di dicembre 2013 Il Club del Libro ha affrontato la lettura di Zorro. L'inizio della leggenda, pubblicato da Isabel Allende nel 2005. L'autrice mescola sapientemente le diverse tradizioni letterarie e cinematografiche riguardanti il personaggio di Zorro per scrivere la storia della sua vita prima che diventasse il protagonista principale del romanzo a puntate di Johnston McCulley dal titolo La maledizione di Canistrano del 1919. L'interesse della Allende per Zorro, tuttavia, non è stato un caso isolato e nel 2011 al cinema è stato realizzato un esperimento importante mescolando le caratteristiche del cavaliere mascherato con quelle del Gatto con gli stivali, nella pellicola spin-off di Shrek dal titolo Il gatto con gli stivali di Chris Miller.

Il Gatto con gli StivaliInnanzitutto bisogna dire che il fatto di essere uno spin-off garantisce al regista di evitare l'equivoco di fondo su come considerare il personaggio principale della sua storia. L'intento di Miller non è infatti quello di riportare in vita il cavaliere mascherato né tanto meno quello di riproporre al cinema le fiabe riguardanti il Gatto con gli stivali. Il suo personaggio racchiude in sé elementi dell'uno e dell'altro eroe: l'astuzia e la facoltà di parola del gatto, l'attitudine al duello e la passione amorosa del cavaliere.
I due personaggi hanno connotati molto caratteristici ed è per questo che si prestano bene come esempi archetipi: Zorro è l'esempio tipico dell'uomo che farebbe qualsiasi cosa per amore e che non si tira mai indietro davanti ad una sfida. Nella pellicola di Miller, che si presenta come film di animazione per un pubblico anche molto giovane, l'elemento dell'amore è sostituito dall'amicizia, ma il senso non cambia: il gatto spadaccino non si tira indietro davanti alle sfide che gli si pongono innanzi, prima tra tutte la lotta contro un'oca gigante chiaramente ispirata alla fiaba di Jack e il fagiolo magico.
L'astuzia del gatto delle fiabe, invece, è ben presente anche nella pellicola. La fiaba, tra l'altro, ha avuto un percorso particolare nel corso dei secoli ed è molto antica. La sua prima attestazione scritta risale infatti alla prima metà del XVI secolo nella raccolta di racconti Piacevoli notti dello scrittore italiano Giovanni Francesco Straparola (1480 – 1557), ma molto probabilmente il racconto era una fiaba orale e quindi non si può stabilire con precisione la sua nascita. La struttura della fiaba nelle sue prime tradizioni era molto semplice: il gatto parlante, grazie alla sua impareggiabile astuzia, riusciva alla fine del racconto a far diventare ricco il suo padrone, diventando egli stesso un nobile.
Solo a partire dal XIX secolo la fiaba si impreziosì di elementi tipici della letteratura romantica: si diede più risalto all'amore tra il padrone del gatto e la principessa che egli sposerà alla fine; oltre alla facoltà di parlare, si diedero altri connotati umani anche a livello fisico al gatto, che camminava ora su due zampe e non più su quattro.
L'esperimento al cinema, che a livello di incassi è sicuramente riuscito, è un piacevole divertimento non soltanto per i bambini, ma anche per i cultori delle fiabe del passato e dei romanzi storici. Chissà che in futuro Zorro e il Gatto con gli Stivali non diano vita ad altri interessanti ed avvincenti personaggi.

(articolo a cura di Francesco Gioia)

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