Copertina del libro "Contro il giorno della memoria" di Elena LoewenthalPoco più di una settimana fa usciva, per Add editore, Contro il Giorno della Memoria, alcuni passi del quale sono stati riportati su La Stampa facendo il giro del web. Il titolo è provocatorio, ma nemmeno troppo. La stessa autrice, Elena Loewenthal, lo scrive infatti chiaro e tondo: «Io rinnego il Giorno della Memoria» e, nel suo pamphlet, spiega il perché e il percome.
Elena Loewenthal
, scrittrice, traduttrice ed intellettuale dell'ebraismo italiano, ha dato alle stampe, a pochi giorni dal 27 gennaio, un pamphlet dal significativo titolo Contro il Giorno della Memoria. Il sottotitolo recita: Una riflessione sul rito del ricordo, la retorica della commemorazione, la condivisione del passato. Non manca nulla per un'analisi intelligente di ciò che è e di ciò che è diventato il Giorno della Memoria.

Come si può convivere con un fardello così pesante, con un pezzo di storia così terribile che è quasi impossibile non far diventare un'ossessione? La Loewenthal da un lato "scrive da sempre per fare i conti con quella storia" (e ha, tra l'altro, appena pubblicato con Einaudi La lenta nevicata dei giorni, storia di una giovane coppia di ebrei francesi durante la Seconda Guerra Mondiale, di cui trovate QUI un breve estratto), dall'altro avverte un gran bisogno di dimenticarla.
Elena Lowenthal«Altro che memoria, culto della memoria, celebrazione della memoria, moralità della memoria. [...] Altro che Giorno della Memoria. Ci vorrebbe quello dell'oblio». Oblio come «forma di difesa dall'angoscia, una pulsione di vita». Ma poiché, come ben evidenzia l'autrice, viviamo in una società in cui la memoria ha sempre connotazione positiva, il diritto all'oblio non è concesso.  Per contro, il dovere della memoria si conferma puntuale ogni ventisette di gennaio, con manifestazioni, commemorazioni, palinsesti televisivi e nuove uscite in libreria. Un rito che si ripete, diverso anno dopo anno eppure sempre uguale. Un rito che, secondo la Loewenthal, non serve ad altro che a «continuare a stare male», soprattutto per gli ebrei che in Israele, il loro giorno di ricordo della Shoah, lo celebrano senza discorsi, senza parole, ma con un assordante minuto di sirene, contemporaneamente in tutto il Paese.
L'autrice mette in guardia dall'idea diffusa che gli ebrei, che sono stati le principali vittime della Shoah, «ambiscano a celebrare questa memoria»: «significa non provare nemmeno a mettersi nei loro panni. Quella memoria è scomoda, terribile, respingente». E quello che lei considera il sacrilegio più grande è proprio quello di trasformare il Giorno della Memoria in un generico tributo al popolo ebraico, in una sorta di "risarcimento postumo" che riflette, tra le altre cose, tutta la nostra inadeguatezza nel guardare al passato: «Il Giorno della Memoria riguarda tutti, fuorché gli ebrei che in questa storia hanno messo i morti». Ecco perché la Loewenthal rinnega il Giorno della Memoria, perché lo sente così distante dal proprio sentire: «Non mi appartiene, non gli appartengo, non riguarda me e la mia, di memoria».
Giorno della memora - 27/01/2014Tanto più che la memoria non sembra essere così terapeutica per la nostra società. «Come aiuta molti a capire, come fa opera istruttiva, così il Giorno della Memoria è diventato il pretesto per sfogare il peggio, per riaccanirsi contro quelle vittime». I fatti di cronaca degli ultimi giorni sembrano confermarlo: quando vengono spedite tre teste di maiale alla Sinagoga, all'Ambasciata d'Israele e ad un museo che ospita una mostra sulla cultura ebraica, il messaggio è chiaro; quando compaiono sui muri svastiche e scritte come "Olocausto menzogna" e "Hanna Frank bugiardona" – con un'acca che non c'entra nulla, ma questo è il meno – ci si rende conto che i progetti educativi che si svolgono nelle scuole e nelle piazze, nulla possono contro l'umana idiozia.
Fino a che punto, quindi, la memoria può essere utile a far sì che non vengano mai più commesse simili barbarie? La conclusione di questa lunga riflessione della Loewenthal è lapidaria: «La memoria non porta con sé alcuna speranza. [...] Se anche non dovesse accadere mai più, non sarà per merito della memoria, ma del caso».

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(articolo a cura di Elisa Gelsomino)

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