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Il Libro del Mese di Febbraio 2014, Le notti bianche di Fedor Dostoevskij, vede la notte come sfondo delle vicende e forse come vera protagonista della storia. Attraverso una serie di ascolti selezionati apposta per i nostri lettori, scopriremo come la magia della notte abbia ispirato nei secoli molteplici compositori e quanta fortuna abbia avuto il Notturno come genere musicale, dal XVIII secolo ad oggi.

La storia del Notturno come genere musicale ha inizio nel XVIII secolo, quando era tipico organizzare feste notturne destinate al divertimento e alla cassazione (un particolare tipo di composizione strumentale) nelle piazze o di fronte ai palazzi reali. Venivano eseguiti piccoli brani senza un legame tematico tra loro, perlopiù da complessi di strumenti a fiato. Per composizioni di questo tipo, vanno ricordati G. B. Sammartini, Joseph e Michael Haydn e W. A. Mozart, i quali furono anche i primi a utilizzare il termine "Notturno" per intitolare i loro brani. Celebre è la piccola musica notturna di Mozart (Eine kleine Nachtmusik - K525, 1787) per quintetto d'archi.
Nello stesso secolo, ma quasi un cinquantennio prima di Mozart, va citato A. Vivaldi. La notte non è necessariamente il momento dell'esecuzione del brano, ma è il tema del brano. Infatti, Vivaldi  si lascia ispirare dalla notte e vuole descriverla senza le parole, con la sola forza evocativa della musica. Nasce così nel 1729 il Concerto per flauto, archi e basso continuo RV 439 che porta il titolo La Notte.
Ma è nel periodo romantico che il Notturno si sviluppa e si afferma come genere. Più precisamente fu il pianista irlandese J. Field a rendere il Notturno una forma esclusivamente pianistica e inteso come brano di libera ispirazione e dal carattere delicato, patetico, melodico e sognante.
In seguito sarà F. Chopin ad elevare il genere a livelli di altissima espressione. In tutto ne scrisse ventuno e, mentre i primi sono chiaramente ispirati alle composizioni di Field, gli ultimi risultano più originali e maturi acquistando anche un certo senso di drammaticità e tormento. Conosciutissimo è il Notturno op.9 n.2, pubblicato intorno al 1832 e apprezzato particolarmente anche dallo stesso Chopin, il quale era solito suonarlo variando il tema. Il brano è, come tutte le composizioni di Chopin, ispirato al "belcanto italiano", e ricco di abbellimenti raffinati che si fondono con la melodia.
Gli altissimi livelli raggiunti dal pianista polacco attirarono sul Notturno l'attenzione di altri compositori, che pensarono bene di arricchire le potenzialità di questo genere con la varietà timbrica dell'orchestra. Celebre è il Notturno op. 61 n. 7 (dal Sogno di una notte d'estate, 1843) di F. Mendelssohn-Bartholdy, il quale rende evidente l'efficacia dei colori orchestrali, dai corni che preannunciano la melodia, agli archi che sostengono il gruppo dei fiati intenti a dare un'aura magica e notturna al brano.
Alla fine del XIX secolo, arriva il tocco impressionista grazie a C. Debussy, che tra il 1897 e il 1899 scrive tre brani per orchestra (Nuages, Fêtes, Sirènes) riuniti sotto il titolo di Nocturnes. Si tratta di composizioni molto suggestive, che valorizzano molto le capacità dei vari strumenti dell'orchestra e, se da un lato l'andamento risulta essere sfuggevole e dinamico, dall'altro torna lento e ondeggiante.
Notte stellata RodanoLe vicende del Notturno proseguono poi nel 1900 attraverso la Settima sinfonia di G. Mahler, spesso chiamata Canto della notte, per via dei due Notturni contenuti al suo interno e conosciuta in modo particolare per l'uso di strumenti inusuali come la chitarra, il mandolino o il campanaccio insieme all'orchestra; in Francia con G. Fauré, di cui famosi sono i due Notturni per pianoforte; grazie a compositori come R. Glière, autore della Musica notturna op. 35 n. 10 per corno e pianoforte, e A. Gaos che ha composto nel 1937 un brano per orchestra d'archi di grande intensità melodica intitolato Impresion nocturna. È così che il Notturno arriva fino ai nostri giorni, e la notte continua a farci sognare.

(articolo a cura di Sergio Gelsomino)

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