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Nell'ambito della rassegna Tracce d'inchiostro rosa organizzata dall’Associazione Civico26 di Adrano (CT), conosciamo meglio Lucia Sardo, attrice e autrice siracusana, e, attraverso la sua vita e la sua attività, troviamo utili spunti di lettura su storie di donne: dalla madre di Peppino Impastato alle ragazze che si sono sposate per procura negli anni Sessanta.

Alla domanda dei relatori Pietro Politi e Miriam del Campo su come sia diventata ciò che è adesso, Lucia Sardo si racconta con un certo tono di fermezza e nostalgia. Non era il suo sogno nel cassetto quello di diventare attrice, anzi tutt’altro: lei dipingeva. Durante un periodo nero, in cui non riusciva più a vedere un senso nella vita che conduceva, si ritrovò ad un laboratorio teatrale, spinta da un’amica. Fu adocchiata e costretta ad iscriversi, ma l'intenzione era di non tornarci più. E invece, si ritrovò ad andarci tutti i giorni fin quando la vita riacquistò la sua bellezza, senza che lei neanche se ne accorgesse. Dopo 15 anni di teatro, approdò nel 1992 al cinema con un film di Aurelio Grimaldi. Ma fu nel 2000 che ebbe un grandissimo successo con I cento passi, un film di Marco Tullio Giordana dedicato a Peppino Impastato, nel ruolo di Felicia Impastato, la madre. Il film, di cui qui trovate un brevissimo e commovente estratto, vinse il Golden Globe come Miglior film straniero e Lucia Sardo si aggiudicò la nomination come Migliore attrice non protagonista.

Il titolo del film non è una metafora: è la reale distanza che divideva la casa di Peppino da quella del boss Tano Badalamenti, per mano del quale morì. La sua sfortuna fu di nascere in una famiglia di mafiosi, dal padre agli zii, e ancora ragazzo ruppe i rapporti con il padre iniziando la sua attività politico-culturale antimafiosa. Nel 1976 fondò Radio Aut, autofinanziata e dove venivano denunciati i delitti e gli affari sporchi dei mafiosi. Nel 1978 si candidò col partito Democrazia Proletaria, ma nella notte tra l’8 e il 9 maggio lo uccisero, ponendolo con della carica di tritolo sui binari della ferrovia. La sua morte passò in qualche modo inosservata, dato che proprio in quelle ore si restituiva il corpo senza vita di Aldo Moro. Il popolo, in primis la madre, lo votarono eleggendolo simbolicamente al Consiglio comunale. La madre e il fratello, dopo la morte, ruppero pubblicamente il rapporto con la famiglia e si unirono alla militanza, fondando il Centro Siciliano di Documentazione che portò luce sulla morte di Peppino, riaprendo così l’inchiesta giudiziaria. Solamente nel 2001 e 2002 sono stati condannati i suoi assassini, Tano Badalamenti e Vito Palazzolo.

Naturalmente ci sono volumi su volumi che ci raccontano di Peppino Impastato. Noi ve ne suggeriamo un paio, entrambi di Nuovi Equilibri Editore. Onda pazza. Otto trasmissioni satiriche-schizofreniche di Peppino Impastato (curatori Guido Orlando e Salvo Vitale) ripercorre la nascita di Radio Aut e del programma di maggiore interesse, appunto Onda Pazza, e ne propone otto puntate anche in versione audio nel DVD allegato. Una testimonianza importante è quella del fratello di Peppino, Giovanni Impastato, che, insieme a Franco Vassia, in Resistere a mafiopoli. La storia di mio fratello Peppino Impastato, racconta la storia della famiglia e le vicissitudini che portarono Peppino a lottare contro la mafia.

La stessa Lucia Sardo, a partire dal 2007, ha portato avanti il progetto La Madre dei ragazzi, nato per portare sul palco la vita di Felicia Impastato, venuta a mancare nel 2004, divenuta una voce presente nella lotta contro la mafia. La Sardo ha incontrato personalmente Felicia e ne parla come di una donna che non dava l’impressione di essere addolorata, ma che sapeva essere leggera e spiritosa, riuscendo a cancellare ogni traccia di rancore. Una donna che ripeteva sempre  “Non voglio vendetta ma giustizia. Devono capire quello che hanno fatto”, una donna dal cuore grande che era solita dire “Mi hanno ammazzato un figlio e adesso vedete quanti ne ho”.
Sono sempre Guido Orlando e Salvo Vitale ad aver curato il volume Felicia, tributo alla madre di Peppino Impastato. Un libro nato dopo la morte di Felicia, che contiene la sua ultima intervista, poesie a lei dedicate e messaggi di solidarietà arrivati a Casa Memoria – la casa di Peppino e mamma Felicia, sempre aperta al pubblico. La mafia in casa mia è un vecchio libro del 1986 (La Luna Editore) ma ancora reperibile, in cui è proprio Felicia Bartolotta Impastato a raccontarsi e raccontarci la sua vita.

Lucia SardoMa Lucia Sardo ha dato voce anche ad altre donne. Nel 2012 approda nuovamente sul palco teatrale con "un esperimento ben riuscito”, ci dice. La Nave delle Spose, firmato a quattro mani insieme a Elvira Fusto, mette in scena una realtà storica rimasta per decenni nascosta dalle ombre (come sempre quando si tratta di donne nella storia): i matrimoni per procura che avvenivano negli anni Sessanta in Australia (anche se, in questo progetto drammaturgico, la destinazione delle spose è, invece, l’America). Questi matrimoni erano veri e propri "viaggi della speranza", a cui le donne – che, in realtà, spesso erano ancora ragazzine – andavano incontro senza sapere nulla; ed è così che La Nave delle Spose è, a sua volta, un viaggio dentro l'anima della donna. Mancando le testimonianze, le autrici cercarono casa per casa e, tra qualche racconto e un po' di immaginazione, dettero vita a questa rappresentazione, che racconta storie molto diverse tra loro:  Rosa, sposa dodicenne, che vive l'esperienza del primo ciclo sulla nave; Maria, sordomuta, promessa in sposa per il dono del silenzio; Iolanda che fugge da un marito mafioso; e poi barbone, aristocratiche, orfane, prostitute. La Nave delle Spose iniziò la sua avventura con un saggio in una scuola, per poi approdare al Teatro Stabile di Catania.

Un libro che tratta, in forma romanzata, l’argomento matrimoni per procura è l'autopubblicazione La nave delle spose di Massimo Galloro. Un romanzo che vede protagonista Caterina, diciottenne napoletana che, dopo la Seconda guerra mondiale, decide di sposarsi per procura per sfuggire alla miseria. Durante il viaggio in nave avrà da fare con un mondo tutto nuovo ma, sbarcata in Australia, l'attenderà una triste vita coniugale.

Alla fine dell’incontro con Lucia Sardo, ci si rende conto di aver parlato di donne, di mafia, di politica. Le donne che l’Oriente impacchetta e l’Occidente spacchetta. Le donne che, nella nostra società, paradossalmente, sono state distrutte come figure femminili. E Lucia Sardo ci raccomanda di non mollare, di non starci a lamentare ma di agire. "Parlare non porta a molto: è come se si parlasse con un muro. Ma, se scavassimo il muro ogni giorno, anche solo con un'unghia, quell'unghia scalfirà il muro prima o poi". Ragionamento analogo vale con la mafia e con la nostra situazione politica: tutto si può sconfiggere solo con l'azione e con la cultura, avendo una visione del mondo più ampia ed evitando in ogni modo l'intorpidimento culturale che ci sta facendo regredire. La Sardo paragona la nostra società al Triangolo del Dramma Greco, un modello di riferimento che prende il nome dai ruoli rappresentati nei drammi della Grecia classica: c'è un aggressore (i politici e chi sta al vertice), la vittima (che subisce e si rassegna) e il salvatore (colui che si impone un obiettivo e lotta per raggiungerlo). Non resta che prendere a modello il salvatore e provare ad esserlo un po' noi tutti. Lucia Sardo, con queste parole, ci invita a riflettere e ci lascia una verità che speriamo attecchisca nei nostri cuori.

(articolo a cura di Katya Scarvaglieri)

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