Perla dell'Arcipelago Toscano che passa dall'essere penitenziario di massima sicurezza a luogo di riabilitazione per detenuti, Pianosa è anche l'ambientazione del Libro del Mese di Marzo 2014, Comma 22 di Joseph Heller. L'isola ha attraversato la storia, dalla nascita dell'uomo fino ad oggi, e ce la racconta con le sue attrazioni.

Isola di PianosaLa leggenda racconta che Venere, dea dell'amore nata dalla spuma del mare, perse un monile di perle proprio nel mar Tirreno e queste si trasformarono nell'Arcipelago Toscano, la cui isola più famosa è senz'altro l'Isola d'Elba.
Il nome deriva dal latino Planasia (pianeggiante), dato dalla sua conformazione geografica: il punto più alto dell'isola si trova, infatti, a soli 29 metri d'altezza.
Oggi Pianosa fa parte del Comune di Marina del Campo (prov. di Livorno), ma la sua storia inizia addirittura nel Paleolitico, attraversa il Mesolitico ed il Neolotico, di cui sono stati rinvenuti reperti, per lo più ceramica impressa (oggi al Museo di Reggio Emilia) e sepolture.
In epoca romana, Pianosa, insieme alle altre isole dell'Arcipelago Toscano, era un crocevia nelle rotte commerciali del Mediterraneo.
Fu luogo d'esilio di Agrippa Postumo (nipote ed ex erede di Augusto) nel 6-7 d.C., ed a lui sono attribuiti i ruderi della Villa Romana di Pianosa. Del suo antico splendore non ci rimane che il peristilio (cortile interno circondato da colonne), il teatro e la peschiera, un'area di mare delimitata da mura dove il dominus allevava pesci pregiati.
Oltre alla villa, vi sono le Catacombe (III – IV sec.), luoghi di sepoltura dei primi cristiani, che dovevano nascondersi dalle persecuzioni di Diocleziano. Le sepolture sono disposte su tre ordini e solamente le persone più importanti avevano una sepoltura a vasca, che occupava i due ordini più alti. L'entrata si trova vicino a una grotta riconoscibile per la croce impressa, oggi sono visitabili 110 m con 700 sepolture.
Nel Medioevo, Pianosa è stata più volte popolata e disabitata da pescatori e presidi militari. Fu disputata a lungo tra Pisa e Genova e nel 1399 fu sotto il dominio di Piombino.
Villa AgrippaNel 1856, sotto il Granducato di Toscana, diventò colonia penale agricola, in cui i condannati coltivavano i campi.
Durante il fascismo (1932), nel carcere di Pianosa fu detenuto per motivi politici Sandro Pertini.
Nel 1968 diventò, per volontà del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, carcere di massima sicurezza per terroristi e mafiosi, e la popolazione fu evacuata. L'attività diminuì sempre più finché, nel 2011, il carcere fu chiuso.
Proprio però la presenza del carcere ha preservato Pianosa dal turismo e ha permesso di conservarne intatte le bellezze paesaggistiche. Oggi Pianosa è parte del Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano quindi è zona in cui sono vietate la pesca, l'immersione, l'ancoraggio, la sosta e la navigazione, tranne che per i mezzi autorizzati. È raggiungibile con traghetti che partono da Marina del Capo, sull'Isola d'Elba, ed è visitabile a piedi, con il kayak, con il calesse o con l'autobus. L'accesso ai turisti, però, è limitato: possono entrare a Pianosa massimo 250 visitatori al giorno.
Carcere di PianosaOltre a godervi il meraviglioso mare e la costa a tratti rocciosa e a tratti sabbiosa, potrete visitare il Forte Teglia, un complesso fortificato fatto costruire da Napoleone come struttura strategica a pianta rettangolare. Nella parte più antica, Madre Teresa di Calcutta depose una statua della Madonna.
Troverete anche il Palazzo della Specola, parte del penitenziario ma posticcio rispetto al Forte Teglia. Il complesso è costituito da due corpi quadrangolari appoggiati tra loro, con al sommitale una merlatura e, al di sotto, archetti ciechi a sesto acuto che donano al palazzo un aspetto arabeggiante. Inoltre, si vede un'ampia cupola che doveva diventare un laboratorio astronomico mai completato.
Per finire, la Chiesa di San Gaudenzio (le cui prime notizie risalgono al 1138, quando il Comune di Pisa la donò all'arcivescovo Balduino) ed il faro di Pianosa, inaugurato nel 1864.
Pianosa, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non si è convertita al turismo. Il Governatore della Toscana Enrico Rossi, il Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Firenze Antonio Fiorillo ed il Ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri hanno avviato, a metà dicembre 2013, un progetto di reintegro dei detenuti (soprattutto tossicodipendenti) attraverso lavori di restauro del carcere in funzione di albergo ed attraverso coltivazione dei campi. In pratica, Pianosa è tornata a svolgere la funzione del 1856. Si tratta del primo esempio in Italia, ma già si pensa di esportarlo anche altrove. Ne varrebbe la pena, visto che un progetto del genere ha solamente lati positivi: aiuta i detenuti a conoscere un nuovo lavoro e a sentirsi utili, avvicina le persone all'ecologia.

(articolo a cura di Elisa Zonca)

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