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La Buchmesse di Francoforte è la più prestigiosa fiera del libro a livello mondiale. Riservata quasi esclusivamente agli "addetti ai lavori", è un appuntamento irrinunciabile, anche nell'era del web, soprattutto per lo scambio dei diritti editoriali. Terminata domenica 12 ottobre la 66esima edizione, è tempo di bilanci: ottimi, ma non per l'Italia, che, tanto per cambiare, ne esce male (e perde il "piano nobile").

Fiera del libro di Francoforte 2014Fondata nel 1949 dall'associazione dei librai tedeschi ma con radici che addirittura affondano nel Medioevo, la Buchmesse ogni ottobre attira editori, agenti letterari, distributori da tutto il mondo. La fiera è, ogni anno, attesissima per meglio comprendere le tendenze di mercato ma, più di ogni altra cosa, per stabilire contatti e concludere affari; anche per questo, i visitatori esterni sono ammessi solo negli ultimi due giorni.

Quest'ultima edizione, svoltasi dall'8 al 12 ottobre, ha visto 7.300 espositori di 103 Paesi. Nei 172.000 mq di padiglioni (quelli del Salone del Libro di Torino, a titolo esemplificativo, sono poco più di 50.000), sono stati ospitati più di 3.400 eventi ed oltre 275.000 visitatori.

Un successo che sembra confermare ciò che ha affermato Juergen Boos, direttore della Buchmesse, nella conferenza stampa di chiusura: «L'industria editoriale ha fascino e personalità». Se si va alla Buchmesse, infatti, non solo non si ha cognizione della crisi del mondo del libro, ma addirittura se ne esce rassicurati del contrario: «Non ci sono mai state così tante facce nuove come quest'anno, solo nel settore di libri per bambini abbiamo avuto circa 100 nuovi espositori».

La Fiera del Libro è stata occasione per parlare di temi importanti quanto controversi. La digitalizzazione, ad esempio, a cui, dopo un primo shock, l'industria editoriale ha reagito "con sorprendente agilità mentale" - afferma Boos; il direttore ha sottolineato come gli editori sperimentino sempre più con contenuti e tecnologia, e di come questo spirito innovativo abbia pervaso l'intera fiera. Il "monopolio" Amazon, che fa arrabbiare editori e scrittori. La mutazione delle tecniche di pubblicazione e, in particolare, il self publishing, che è una realtà sempre meno trascurabile in tutto il mondo.

La Finlandia, Paese ospite di questa edizione, ha stupito tutti più che favorevolmente. Come ha stupito la proclamazione del Premio Nobel per la letteratura 2014 Patrick Modiano: gli editori che lo hanno pubblicato hanno dovuto, infatti, farsi inviare i suoi libri in fretta e furia.

Punto Italia - Fiera del Libro di Francoforte 2014Gli editori - non solo quelli tedeschi - sono apparsi soddisfatti ed ottimisti. Quelli italiani, più di duecento, decisamente meno.

L'evento più significativo per la promozione dell'editoria italiana all'estero ha messo, ancora una volta, in evidenza l'arretratezza culturale del nostro Paese. Nella conferenza stampa di apertura del Punto Italia sono stati diffusi, da parte dell'AIE ed alla presenza del ministro Dario Franceschini, i dati relativi alla lettura: gli italiani che non leggono nemmeno un libro all'anno sono il 57%, solamente 4 milioni sono i "lettori forti", negli ultimi tre anni si è registrato un calo del 20% nelle vendite di libri. Infine, nonostante la supposta "rivoluzione digitale", gli e-book continuano a non decollare come ci si sarebbe aspettati. Un disastro, insomma.

Come se non bastasse, è stata data comunicazione che la Fiera del Libro di Francoforte dal 2015 subirà una contrazione degli spazi e, di conseguenza, gli stand verranno riorganizzati. L'Italia, che dal 2001 occupava il "piano nobile", scenderà al pianterreno insieme a Scandinavia, Olanda, Slovenia, Romania e Paesi dell'Est, lasciando posto ai francesi. L'Associazione Italiana Editori è insorta contro una decisione dal "valore simbolico fortemente negativo" - un declassamento in piena regola - che farà calare sensibilmente visibilità e credito dell'editoria italiana. Gli editori italiani si dicono offesi e si chiedono "ma siamo davvero così inferiori a Spagna e Portogallo, che restano al primo piano?".

Se viene rilevato che la nostra editoria di "nobile" ha ormai ben poco, non sarebbe più opportuno, anziché far confronti poco utili, fermarsi a riflettere su cosa c'è che non va e (cercare di) porvi rimedio? Siamo proprio sicuri che il declassamento della Buchmesse possa essere causa della perdita di prestigio dell'editoria italiana e non sia, piuttosto, una sua conseguenza?

Chissà, dunque, a questo punto, cosa succederà al Salone del Libro di Torino 2015, con la Germania Paese ospite... da qui a maggio, le acque - e gli animi - si calmeranno?

(articolo a cura di Elisa Gelsomino)

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