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Qualcuno volò sul nido del cuculo, Libro del Mese di Ottobre 2014, è ambientato in Oregon. Si tratta del trentatreesimo stato a entrare a far parte della repubblica federale, poco conosciuto e poco nominato dai più, ma, sicuramente, il più affascinante dal punto di vista paesaggistico, con le sue numerose bellezze naturali, tra le quali oltre 400 km di spiagge sul Pacifico, riconosciute tra le più belle al mondo.

Veduta di PortlandDunque, l’Oregon si affaccia sulla costa pacifica statunitense, ed è collocato tra lo stato di Washington, a nord, e lo stato della California, a sud; tra Seattle, città elegante, raffinata e alternativa, e San Francisco, città dinamica e affollata. Al centro vi è la città più famosa dello Stato: Portland. Come spesso accade negli USA, però, la capitale dello Stato non è la più conosciuta, ma una cittadina di 150 – 200 mila abitanti, che ruota intorno alla vita amministrativa di esso. In particolare, la capitale dell’Oregon è Salem, una delle tante sparse per l’intero paese.

Questo Stato è sorprendente, e in realtà il popolo statunitense è sorprendente: un popolo, che ha fatto dell’individualismo e della ricerca del successo personale la stella polare del proprio essere (come Il Club del Libro ha visto in occasione della lettura di Morte di un commesso viaggiatore), riesce, in alcuni casi, a creare realtà sociali solidali ed efficienti (nonostante la mancanza delle grandi infrastrutture che caratterizzano altre città come Los Angeles, New York o Chicago), in cui le persone possono godere di una qualità di vita ottima e riscoprire il loro spirito migliore. Vita ottima; nel senso più ampio del termine. L’Oregon, infatti, negli ultimi anni ha saputo occupare una posizione rilevante nel vasto panorama alimentare e vinicolo degli Stai Uniti, aumentando in modo esponenziale la varietà e la qualità dei propri prodotti.

A cavallo tra gli anni ’80 e ’90, la televisione ha fatto ciò che negli anni ’40 e ’50 avevano fatto i soldati americani, impiegati nei vari scenari di guerra, e ciò che negli anni ’60, aveva fatto il cinema: è divenuta lo strumento di diffusione della cultura americana. In particolare, la televisione ci ha portato il basket, cosiccome non lo conoscevamo in Europa. E Portland è stata lo scenario di una delle storie più significative di quegli anni: quella di Arvydas Sabonis. Cestista di origine lituana, cittadino russo fino al 1991, il suo talento cristallino non era passato inosservato in NBA, ma soltanto dopo la caduta dell’Unione Sovietica gli fu possibile lasciare il suo paese, e finalmente, nel 1995, approdare negli USA.

Silvia Beach Resort Hotel a NewportPortland è anche la città natale di Matt Groening, divenuto famoso in tutto il mondo per essere il creatore dei Simpson, simpatici e irriverenti personaggi animati del piccolo schermo. In realtà, quello di Groening non è un caso isolato; l’Ovest ha sempre rappresentato un luogo d’ispirazione e di rigenerazione del genio degli artisti, e in particolare degli scrittori, si pensi ad esempio a Fante, Steinbeck, e alla Allende. Tra questi paesaggi e gli scrittori c’è un legame profondo, insondabile, del quale noi cogliamo l’eco nelle straordinarie pagine dedicate a queste terre. Però, è bello pensare che l’uomo, a modo suo, abbia saputo coglierne la magia, e abbia voluto erigervi un altare: a Newport, il Silvia Beach Resort Hotel, nel quale ogni stanza è dedicata a un grande autore americano.

Il primo monumento nazionale naturale degli Stati Uniti è stata la gola dove il Columbia River si getta nell’oceano Pacifico. Qui, a conclusione della loro spedizione, iniziata due anni prima, commissionata dal presidente Jefferson, arrivarono Lewis e Clark: Finally the Ocean. Nessuno, prima di allora sapeva esattamente cosa ci fosse oltre l’Illinois, e il compito del corpo di spedizione era tracciare un percorso che unisse St. Louis al Pacifico. I diari di Lewis e Clark sono un minuzioso resoconto di tutto ciò che trovarono nel loro cammino, guidati da Sacajawea, nativa americana della tribù degli Shoshoni.

Alcuni, prosaicamente, leggono quella spedizione come espressione delle mire latifondiste e schiaviste degli Stati del Sud. Sicuramente, con essa inizia la cd. conquista del lontano Ovest, con tutte le problematiche sulle quali ancora oggi, si discute e si riflette: i diritti dell’individuo, i rapporti con i nativi americani, le intolleranze etniche culturali. Altri, vedono in quell’impresa un grande amore per l’ignoto e la scoperta, il primo passo del popolo americano verso la conquista della luna.

Forse, sono vere entrambe le interpretazioni. Gli Stati Uniti non sono stati e non sono il paese perfetto, ma il suo popolo ha sempre avuto la forza di imparare dai propri errori, di infrangere le barriere e ripartire di corsa, come capo Bromden.

(articolo a cura di Emiliano Marzinotto)

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