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Il Libro del Mese di Ottobre 2014 del Club del Libro, Qualcuno volò sul nido del cuculo, ci dà la possibilità di parlare di un personaggio molto importante del panorama politico e scientifico italiano, ma sconosciuto alla maggior parte della gente e relegato alla nicchia dei medici e dei ricercatori universitari nel campo delle neuroscienze. Franco Basaglia, infatti, è stato il promotore, nel 1978, di una legge che porta il suo nome e che ancora oggi regola il funzionamento dell'assistenza sanitaria psichiatrica in Italia.

Franco BasagliaFranco Basaglia, classe 1920, è uno dei classici esempi di personalità completamente dedite alla propria professione. Dedicò interamente la sua vita alla medicina, anche se i suoi studi non furono affatto facilitati dalle condizioni politiche mondiali. Egli si trovò infatti a frequentare l'Università di Padova negli anni della Seconda guerra mondiale ed i suoi legami con l'ambiente antifascista di quella città gli costarono anche alcuni mesi di reclusione, quando ancora il fascismo europeo non era stato sconfitto.

Dopo aver conseguito la laurea in medicina nel 1949, Basaglia cominciò ad approfondire i suoi studi a livello neuronale e psichiatrico fino a specializzarsi, nel 1958, nel settore delle malattie nervose. Gli fu offerta la cattedra per l'insegnamento universitario, ma le sue idee progressiste non vennero bene accolte nel mondo accademico e per questo lo psichiatra decise di allontanarsi da quel mondo e di lavorare a stretto contatto con i pazienti, nell'ospedale psichiatrico della città di Gorizia, a partire dal 1961.

Questa fu una delle scelte più significative della vita dello psichiatra e Gorizia divenne il suo campo di sperimentazione, la prima città italiana ad utilizzare il nuovo metodo di Basaglia, che in sostanza prevedeva la sostituzione del dominio medico e farmaceutico ai danni dell'aspetto umano del paziente. I manicomi, infatti, fino a quel momento erano considerati oltre che istituti di cura, anche luoghi di contenimento sociale. Qui venivano rinchiusi individui effettivamente malati o semplicemente considerati pericolosi per la società, come nei casi del Capo Bromden e di McMurphy del nostro Libro del Mese. Basaglia permise l'ingresso di figure assistenziali esterne, soprattutto volontari, all'interno degli istituti, abolì l'utilizzo dell'elettroshock e di altre pratiche pericolose che non avevano mai avuto una grande efficacia sui pazienti. Istituì poi laboratori creativi ed artistici per impegnare, riabilitare, aiutare la mente dei pazienti avvalendosi anche di cooperative esterne di supporto al lavoro del personale medico.

Ex manicomioL'impegno di Basaglia a Gorizia fu presto notato a livello internazionale e l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) decise, nel 1973, di proporre Trieste come prima città italiana a sperimentare le nuove teorie proposte dallo psichiatra italiano e dai suoi colleghi in vari altri Paesi europei. La chiusura del primo manicomio italiano, il San Giovanni di Trieste, fu l'ultimo impulso di cui Basaglia aveva bisogno per presentare un progetto a livello legislativo per l'intera nazione, in Parlamento, per rendere effettivo a livello nazionale il cambiamento ormai conclamato nel mondo dell'assistenza psichiatrica. Fu così che si arrivò, il 13 maggio 1978, all'emanazione della legge 180, o Legge Basaglia.

Per sintetizzare brevemente la legge 180/1978 si possono analizzare i primi due articoli, che racchiudono il significato di questo enorme cambiamento sociale. Si riscontra infatti sin dall'inizio (articolo 1) il presupposto fondamentale che "la tutela della salute fisica e psichica deve avvenire nel rispetto della dignità e della libertà della persona umana". Per rendere ancora più chiara l'importanza di questo concetto, tra gli obiettivi di questa nuova normativa elencati nell'articolo 2 si legge che lo scopo principale è "la formazione di una moderna coscienza sanitaria sulla base di un'adeguata educazione sanitaria del cittadino e delle comunità".

A livello amministrativo la legge 180/1978 demandò la gestione delle nuove strutture assistenziali alle Regioni. I risultati, tuttavia, furono disomogenei in quanto soltanto la metà delle province italiane aveva la forza finanziaria per creare dei nuovi ospedali pubblici provvisti di aree apposite per la cura delle malattie mentali. Il problema fu però recepito dalla politica nazionale e nel 1994 arrivò un importante decreto del Presidente della Repubblica che approvò la prima proposta di livellamento graduale della condizione di tutte le strutture sanitarie del Paese, proposta dal titolo Progetto obiettivo tutela salute mentale 1994-96, destinata poi a ripetersi negli anni seguenti per rendere sempre più efficace la legge 180/1978 ancora oggi in vigore.

Consigliato:
C'era una volta la città dei matti, miniserie italiana in due puntate, prodotta nel 2010 da Rai Fiction e diretta da Marco Turco, incentrata sulla vita di Franco Basaglia e sulla legge che portò alla chiusura dei manicomi in Italia. Il ruolo di Basaglia è interpretato da Fabrizio Gifuni.

(articolo a cura di Francesco Gioia)

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