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Il Libro del Mese di Ottobre, Qualcuno volò sul nido del cuculo di Ken Kesey, è ambientato in un manicomio dell'Oregon. In musica, la follia è sempre stata molto presente e, anche ai giorni nostri, non sono poche le canzoni di musica leggera che ripropongono questo tema complesso e particolare.

Quadro La follia è uno tra i più antichi temi musicali europei. Nato in Portogallo come melodia vivace nei secoli XVI e XVII, ebbe numerose elaborazioni dal carattere più grave e severo. Deve il suo nome al carattere ostinato del motivo, che è sempre lo stesso ma viene riproposto in maniera sempre diversa: rilassante, sensuale, isterica.

Nel corso di tre secoli, oltre centocinquanta compositori l'hanno utilizzato nelle loro opere.
Tra gli esempi maggiormente significativi, troviamo innanzitutto Arcangelo Corelli, la cui Sonata per Violino op. 5 n. 12 (1700) è diventata emblematica di questo genere e viene denominata, per l'appunto, La Follia.
Cinque anni dopo, Antonio Vivaldi scrive una sonata dall'omonimo titolo e degna di altrettanta nota: la Sonata op. 1 n. 12, La Follia.
Non solo compositori barocchi, ma anche i classici hanno attinto al tema della follia. Antonio Salieri con le 26 Variazioni per orchestra, ma soprattutto Georg Friedrich Händel con la Suite per clavicembalo in Re minore n. 11, la cui Sarabanda è conosciutissima anche dai non estimatori della musica classica.
Nel corso del 1800, la popolarità del tema diminuisce, nonostante vi siano comunque alcuni esempi eccellenti: la Quinta Sinfonia di Ludwig van Beethoven e la Danza Macabra di Franz Liszt. Quest'ultima, in particolare, si discosta profondamente dagli schemi del passato ed affida alla varietà dei timbri dell'intera orchestra il compito di raccontare i demoni della follia.
Nel ventesimo secolo la follia torna il auge con Sergej Rachmaninov che, nel 1931, chiude un cerchio con le Variazioni su un tema di Corelli per pianoforte, in cui il russo riprende esplicitamente la composizione di Corelli, dandole nuova e più moderna veste grazie anche all'utilizzo del solo pianoforte.

FolliaCon l'avvento della musica leggera, la follia abbandona il tema musicale per diventare argomento dei testi di canzoni. Cantautori italiani hanno descritto i "matti" sotto diversi punti di vista.
C'è chi racconta il manicomio. Gli effetti devastanti delle "cure" che venivano applicate, come i Matia Bazar che, nel 1983, incidono Elettrochoc (dall'album Tango del 1983); in anni più recenti, Simone Cristicchi in Ti regalerò una rosa (vincitrice del 57° Festival di Sanremo) dà voce ad Antonio, matto chiuso in manicomio da quarant'anni, che scrive una lettera al suo grande amore Margherita prima di buttarsi giù dal tetto.
C'è poi chi, come Francesco De Gregori in I matti (dall'album Terra di nessuno del 1987), descrive con tenerezza e comprensione le cause della loro follia, le loro manie ed i loro stati d'animo altalenanti.
C'è, infine, chi, come Renato Zero nella trascinante Matti (contenuta nel singolo Il coraggio delle idee del 1999), denuncia il modo di vivere dell'uomo d'oggi e sottolinea come siamo o stiamo diventando davvero tutti matti...

(articolo a cura di Sergio Gelsomino)

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