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La campagna europea Un libro è un libro, lanciata un paio di settimane fa dall'Associazione Italiana Editori, sta spopolando sul web ed ha raggiunto oltre 12.000 conversazioni sui social network. Moltissimi sono i lettori, i redattori, gli scrittori, gli editori che chiedono che libro cartaceo ed e-book siano tassati in maniera identica... proprio perché "un libro è un libro".

Un libro è un libroSecondo l'Unione Europea, invece, l'e-book è differente dal libro cartaceo ed è equiparato, piuttosto, ai videogiochi. La conseguenza è che in Italia un libro cartaceo ha l'IVA al 4%, un e-book al 22%. Una discrepanza non da poco e dal valore, oltre che economico, soprattutto simbolico.

Il mondo del libro si è mobilitato sostenendo l'iniziativa e, negli ultimi giorni, sono sfilate nei profili social e sul sito della campagna migliaia di selfie con il pollice verso. Pollice verso perché un e-book non è un videogame, perché "una storia è una storia, indipendentemente dal supporto di lettura", perché equiparare libro tradizionale e libro elettronico significa favorire la diffusione della lettura, soprattutto tra i più giovani.

Twitter talk, l'immancabile hashtag (#unlibroeunlibro), una viralità che dalle piazze virtuali si estenderà anche a quelle fisiche, da Bookcity a Milano a Più libri più liberi a Roma, per arrivare, si spera, fino all'Unione Europea.

Un libro è un libroLa situazione è, infatti, la stessa in diversi Paesi europei e la Presidenza italiana dell'Unione Europea viene vista come la giusta occasione per sensibilizzare sul tema: «Questa è l’opportunità per cambiare, tutti insieme, le decisioni dell’Europa. [...] Useremo ogni occasione per coinvolgere gli italiani e tutti i lettori europei per chiedere al nostro Governo di convincere l’Europa che un libro è un libro», dicono gli organizzatori.

Secondo i dati Nielsen, il 25% dei lettori legge solo in e-book e, lo scorso anno, la diffusione degli e-reader è aumentata di quasi il 35%. Per contro, sappiamo bene che in Italia si legge poco, troppo poco.

Laura Donnini, amministratore delegato di Rcs e tra gli ideatori dell'iniziativa, sottolinea come affossare l'e-book significhi «eliminare un potenziale canale di avvicinamento» ai lettori, di come questo penalizzi «la cultura e l’innovazione digitale» e, infine, come la legislazione «che considera il libro di carta un bene di prima necessità, ma non invece l’e-book, nonostante il contenuto sia lo stesso» sia ormai decisamente «superata».

Non resta che augurarsi, dunque, che un qualche cambiamento avvenga e che nell'agenda europea possa venire inserito il tema del regime fiscale degli e-book. Perché chiunque ami i libri sa benissimo che un libro è la storia che contiene, non il suo contenitore.

Per partecipare e per maggiori informazioni, visitate il sito dell'iniziativa.

(articolo a cura di Elisa Gelsomino)

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