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A Parigi, nel quartiere della Chaussée d’Antin, c’è la chiesa di Notre Dame de Lorette, intorno alla quale si snoda il quartiere nel quale, nel corso del XIX secolo, presero alloggio le più illustri cortigiane. Col termine di lorettes, dunque, si cominciò a indicare, in maniera non volgare, un nuovo tipo di cortigiana, elegante, fascinosa, amabile nei modi e nella conversazione, di cui Marguerite, protagonista de La signora delle camelie, Libro del Mese Novembre 2014, è uno degli esempi più memorabili, in ambito letterario e non solo.

Opéra di Parigi La rivoluzione francese aveva sancito l’ascesa politica della borghesia; e la sua definitiva affermazione sul piano economico, per cui la classe borghese era divenuta la vera protagonista del mondo industriale, bancario e finanziario. Sul piano sociale, ciò impose nuovi valori di riferimento, che determinarono nuove dinamiche sociali e che incisero inevitabilmente anche sul rapporto tra uomo e donna.

Le lorettes, le nuove cortigiane, sono figure che non possono essere avvicinate alla ricchezza, alla spregiudicatezza e al potere delle donne che, come Madame de Pompadour, in passato, avevano caratterizzato i salotti della nobiltà e della grande finanza francese, ma sono donne che vivono il lusso della nuova classe borghese: i gioielli, le feste, e soprattutto l’Opéra, dove vanno in scena trame avvincenti, dal forte impatto emotivo, storie passionali caratterizzate da una forte tensione drammatica o erotica.

Mentre sul palco, si celebra la morte della dimensione cerimoniale del teatro, il pubblico ne inscena la dimensione meramente mondana; e la nuova società borghese fa mostra del suo sfarzo e del suo potere. Si tratta di un’ambientazione ovattata, ipocrita, anestetizzata dagli anni del regime di Luigi Filippo, e ancora prima dagli anni della Restaurazione che non è solo politica ma anche morale.

Champs Elysées di ParigiLa società tollera le lorettes, non si scandalizza che accompagnino i personaggi più in vista della società, nei loro impegni mondani, a patto che il loro rimanga un “amore interessato”, e nulla più. Non può essere diversamente: tra loro e il vero amore, vi è la stessa incolmabile distanza che c’è tra il piccolo e bucolico villaggio di Bouvin e gli Champs Elysées.

Il grande viale, voluto agli inizi del XVII secolo dalla regina Maria de’ Medici, nel 1828 diviene proprietà del popolo francese e ospita numerose attività commerciali che si organizzano nel Syndicat d'Initiative et de Defense des Champs Elysées, al fine di esaminare nuovi progetti pubblici in grado di migliorarne l’atmosfera. Nel 1840, invece, accoglie le spoglie di Napoleone, il figlio prediletto della Francia, colui che prima e meglio di ogni altro aveva saputo incarnare le qualità del popolo rivoluzionario, il suo slancio aggressivo, il suo anelito di grandezza.

In altre parole, gli Champs Elysées, che soprattutto ai tempi della regina Maria Antonietta erano il centro festaiolo dell’aristocrazia francese, il simbolo della sconsideratezza e della vacuità reale, ora divengono il centro economico e culturale della città, il simbolo dell’ostentazione di questa nuova società brillante, festaiola e gaudente, nella quale il sesso, forse, è il solo ascensore sociale efficace.

(articolo a cura di Emiliano Marzinotto)

 

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