images/rubrica-letteraria/dentro-il-libro-la-traviata-nascita-di-un-capolavoro.jpg

La signora delle camelie di Alexandre Dumas, Libro del Mese di Novembre 2014 del Club del Libro, che già tanto scandalo aveva dato, ispira Giuseppe Verdi a comporre un'opera altrettanto discussa. Dopo il successo del Rigoletto e Il trovatore, La traviata va a coronare la serie di successi e sancisce la maturità artistica del compositore di Busseto.

Giuseppe VerdiÈ il 1849, Giuseppe Verdi ha trentasei anni ed è in piena attività compositiva. Da un anno vive nella sua nuova tenuta di Sant'Agata, vicino Busseto, dove si dedica ai lavori agricoli tra una composizione e l'altra.

Negli ultimi anni ha conquistato le principali piazze teatrali d'Italia (Milano, Venezia, Roma, Napoli, Firenze, Trieste), mettendo in ombra altri compositori. La sua fama è arrivata persino a Londra e Parigi, ma gli è costata tanta fatica - tanto che, in futuro, definirà quel periodo "gli anni di galera".

La villa, nei pressi del suo paese natale, gli permette pause di riflessione senza preoccupazioni economiche e lontano dai ritmi frenetici della vita milanese. Quando risiedeva a Milano, la sua vita si svolgeva tra delusioni, lavoro, viaggi e salotti colti nei quali si teneva aggiornato sull'andamento della cultura europea. Adesso, invece, può andarci solo quando ha voglia di andare a trovare cari amici come la contessa Clara Maffei, famosa mecenate, o Giulio Ricordi, editore dell'omonima casa editrice.

In questo nuovo clima domestico, Verdi ha la possibilità di far fiorire le premesse già presenti nella sua produzione precedente. È il momento di una svolta stilistica, di abbandonare le forme tradizionali per dare maggiore importanza al pensiero drammatico, alle passioni reali e concrete.

I cantanti, ormai, sono sempre più in grado di immedesimarsi nei loro personaggi, al pari di attori di teatro: il ruolo del cantante non sta più solo nello sfoggiare la propria abilità canora, ora sì che è recitar-cantando. Dall'altro lato, il pubblico vuole immedesimarsi in ciò che vede all'opera, vuole vicende ispirate alla vita reale, al popolo.

Manifesto Tre anni, tre opere con lo scopo di raggiungere questo intento. Tre tentativi riusciti in crescendo, ma non senza critiche e impedimenti.

Nel 1851, il Rigoletto afferma il genio drammatico di Verdi. Tratta dal dramma di V. Hugo Le roi s'amuse, l'opera viene osteggiata sin dal principio perché rappresenta un re (Francesco I di Francia) come un libertino e vede le sue prime modifiche proprio sul protagonista, che, per motivi di censura, diventa un duca di Mantova in epoca rinascimentale: Verdi, alla fine, fa diventare invece protagonista il suo buffone (Rigoletto), mentre il Duca si trasforma in coprotagonista. Ma ciò non intacca la sostanza del'opera, che racconta di inquietante amore paterno, sullo sfondo di intrecci sensuali in una corte corrotta, e si sviluppa su un filo conduttore che è il destino. Alcune arie sono così orecchiabili che è meglio non si diffondano prima della prima messa in scena - come qualche volta avviene -, altrimenti rovinerebbero l'effetto. La donna è mobile è ancora oggi canticchiata da molti come fosse una canzone popolare.

Due anni dopo, nel 1853, è la volta de Il trovatore. Stavolta a ispirare il compositore è la tragedia El trovador di A.G. Gutiérrez. I contrasti drammatici sono ancora più intensi, è melodramma puro. Al centro una donna contesa da due uomini, e ad accompagnare tutta la vicenda una zingara e la sua tragedia familiare. Il fato ancora una volta percorre le sue vie tortuose per giungere al suo compimento. L'opera è stata accusata di volgarità ma, d'altronde, quando le passioni sono rappresentate in maniera vitale, è inevitabile che personaggi come la zingara siano molto incisivi. Il carattere fortemente popolare contribuisce al trionfo, grazie naturalmente anche alla straordinaria ricchezza melodica soprattutto delle arie di Leonora e Manrico, come in Ah, sì, ben mio... Di quella pira.

Libretto Verdi è ormai in gioco e ha capito quale strada deve percorrere per raggiungere il suo obiettivo. Infatti, dopo soli due mesi, esce La traviata. Il musicista è rimasto impressionato dalla storia di Margherita Gautier, protagonista del dramma La dame aux camélias di A. Dumas figlio. Si sente audace, e vuole mettere la storia in musica. Quello che ne esce fuori è un'opera che sconvolge le leggi del teatro tradizionale fino a quel momento.

Il teatro musicale si accosta ai problemi della vita quotidiana e affronta intensamente l'interiorità psicologica. Non più contrasti delle passioni, bensì raffinate sfumature del dolore, della tenerezza, dell'amore. Per precauzione, stavolta Verdi cambia i nomi dei personaggi, è così che Margherita diventa Violetta Valéry (dalla passione redentrice e senza speranza, summa della figura femminile nell'opera verdiana) e Armand Duval diventa Alfredo Germont.

Al posto di un'ouverture, Verdi scrive due preludi orchestrali agli atti primo e terzo, in cui vengono presentati molti temi musicali successivamente riproposti, non senza toccare nel profondo del cuore l'ascoltatore.

Come per ogni estrema novità accade, La traviata non venne apprezzata alla prima, anche a causa dello scarso impegno degli interpreti, alcuni dei quali fisicamente inadatti al proprio ruolo, per non parlare dell'ambientazione moderna e della partitura musicale difficile da gestire per il direttore e l'orchestra. Celebre è l'aria nel primo atto Libiam ne' lieti calici.

Anche se ognuna di queste opere ha avuto una sua vita autonoma, scollegata l'una dall'altra, i critici del Novecento hanno intravisto Verdi, in queste tre opere, scendere sempre più in mezzo al popolo e la sua musica elevarsi fino al sublime. Per questo le tre opere sono state accomunate sotto il nome di trilogia popolare, di cui La traviata è il capolavoro.

Guarda la versione integrale de "La Traviata", La Scala di Milano

(articolo a cura di Sergio Gelsomino)

Se vuoi collaborare con la Rubrica Letteraria del Club del Libro, segnalarci iniziative interessanti o semplicemente comunicare con noi, scrivici a:

Mail