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Nessuno si può salvare, nessuna può correre abbastanza in fretta da scansare quei furiosi occhi gialli. Ma, soprattutto, nessuno può scappare a Mr. Mercedes, il folle guidatore di una lussuosa macchina. Stephen King torna finalmente in libreria, dopo aver fatto attendere i suoi numerosi fan dall'ultimo romanzo, Doctor Sleep, e come sempre non si fa mancare nulla. Questa volta, lo scrittore si annulla e ritorna al genere puro e semplice del thriller: ma niente banalità, stiamo parlando del Maestro.

Copertina Un uomo, un detective in pensione sovrappeso che si gingilla spesso e volentieri con la sua Glock 38: la vita lo ha privato della moglie e della figlia a causa di un brutto divorzio, poi è arrivato il pensionamento che gli ha tolto la sua ragione di vita, il suo lavoro, che lo teneva attivo e lucido ogni giorno. Bill non fa altro che starsene seduto sulla sua poltrona, ad ingozzarsi di cibo spazzatura guardando orribili programmi televisivi che gli gonfiano il cervello, lasciando libero giusto un piccolo spazio per un pensiero: il suicidio.

Un altro uomo, Brady Harsfield, la sagoma di uomo normale, il cervello di uno psicopatico: preso dall'euforia, un giorno ruba una splendida Mercedes SL 500 e stermina un gruppo di persone, in fila per entrare ad un'attesa fiera del lavoro.

Senza saperlo, questi due individui diventeranno l'uno lo stimolo e l'euforia dell'altro.
Due uomini, le cui vite sono destinate ad incrociarsi ed intrecciarsi, catapultando nella storia altri personaggi (non troppi, ma quei pochi fondamentali che Stephen King caratterizza in maniera magistrale).

I dettagli sono crudi e reali, sono uno schiaffo in faccia. Li vedi dipinti davanti ai tuoi occhi, puoi anche toccarli e farti intimorire: ma chi legge un thriller simile, va avanti. Le lettere si sovrappongono in alcuni punti, proprio perché non si vuole leggere quel dettaglio, quella scena che fa storcere il naso, con negli occhi il terrore di scoprire davvero cosa potrebbe ancora succedere e come andrà a finire.

Stephen KingI termini di pura invenzione, scelta stilistica di cui Stephen King si è già servito molte volte, qui ritornano: "il Castigamatti", nient'altro che un calzino nella cui punta sono infilate delle sfere di metallo e chiuso con un nodo, di cui il nostro ex detective si avvale nelle situazioni di pericolo. (Di punto in bianco, anche le persone più buone e corrette si possono trasformare in crudeli e violenti personaggi. Legittima difesa?)

Ogni situazione spinge il lettore in quella successiva, come se si trovasse in cima ad una rampa di scale e ci fosse sempre dietro qualcuno pronto a dargli una leggera spintarella per farlo scendere sul gradino successivo. E così si giunge alla fine, con il cuore che tamburella forte nel petto, le dita mangiucchiate dall'ansia e gli occhi strabuzzanti che, potessero, si infilerebbero nelle pagine: questo il potere vero di uno scrittore. Un potere che Stephen King, indubbiamente, ha. Solo lui può saltare da un genere all'altro, toccandoli tutti, sempre in maniera abile e riuscendo a trascinare il suo lettore nel mondo fittizio della sua letteratura, senza che quasi se ne renda conto.

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(articolo a cura di Rebecca Cauda)

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