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Un altro giro di giostra di Tiziano Terzani, Libro del Mese di Dicembre 2014, è un lungo viaggio verso i lati più reconditi del nostro essere. Questa lunga ricerca di una cura per il cancro si trasforma, chilometro dopo chilometro, nella consapevolezza che la vera malattia di cui è affetto l’uomo è la paura della morte e della sofferenza; e ci accompagna in una dimensione tutta spirituale, tutta celebrale che prende le forme, solo apparenti, della valle dell’Orsigna, dei boschi e dei sentieri amati dallo scrittore, sin dai tempi dell’infanzia.

Il sentiero di TizianoTiziano Terzani amava tutto dell’Asia. Già dagli anni Settanta, con grande lungimiranza, aveva capito che in quel continente si sarebbe giocato il futuro dell’umanità. Lì passava gran parte del suo tempo, tra quel coacervo di umanità, segnato dalle guerre e dalle rivoluzioni che avevano reso tutto essenziale e semplice, cosiccome è la vita dei fanciulli. Dunque, vivere in Asia, per Terzani, significava, in qualche modo, ritrovare la vita elementare e genuina della propria infanzia. Ovunque fosse, però, Terzani sapeva di avere un piccolo rifugio tra i boschi, dove da bambino andava a passare la domenica e dove, prima di lui il padre, poverissimo, sciava legandosi ai piedi le stecche di legno delle staccionate.

La valle dell’Orsigna, sull’appennino tosco-emiliano, a pochi chilometri da Pistoia, è la foresta all’interno della quale egli si ritira negli ultimi giorni di vita, circondato dall’affetto della moglie, al quale egli non ha saputo e voluto rinunciare. Non ha tagliato ogni legame con questa terra (come suggeritogli da un santone indiano), ma ha liberato la sua anima e ha accettato, infine, la malattia come parte della sua vita, in quell’armonia degli opposti per cui non vi può essere piacere senza sofferenza, e sofferenza senza piacere.

È facile capire perché Terzani amasse tanto, anche da uomo adulto, questi luoghi. Si tratta, infatti, di una valle incontaminata dal progresso, quello nevrotico che ci travolge e cancella la nostra personalità, dove le poche case sono ancora identificate col nome o il soprannome di chi vi abitava in passato. Le case Moretti, case Aldria, case Cucciani, il molino di Berto o la casa Contadino, nella quale, oggi, vive il figlio Folco. Terzani non era un eremita, contrario a ogni forma di tecnologia (fino alla fine ha lavorato usando il suo computer portatile), ma aveva imparato a non superare il limite, oltre il quale la nostra vita diventa frenetica e schiava del consumismo.

Il sentiero di TizianoIl Sentiero di Tiziano, oggi, si snoda proprio in quei boschi, tra i castagni e i faggi, e alcuni maestosi pioppi, dove lo scrittore fiorentino riscoprì il valore della lentezza, propria della natura, e dunque anche dell’uomo. Una vita spesa a cercare di capire, descrivere, svelare, raccontare, ma la vera e unica maestra rimane la natura. In questa nuova prospettiva, si riesce a vedere un’umanità diversa, intimamente legata a ciò che la circonda; e non sembra così fuori dal mondo la credenza che in quei boschi, in passato, vivessero le streghe. In particolare, la storia di una di esse colpì Terzani, quella della strega Mille - toppe. Una giovane donna sedotta e abbandonata da un signorotto, che decise di vivere in quei boschi con suo marito, vestendo per tutta la vita l’abito nuziale, a ricordo di ciò che poteva essere e non è stato. E ogni volta che l’abito si rompeva, lo rammendava con delle toppe.

Il sentiero prosegue fino al terrazzo naturale, dal quale è possibile avere una panoramica completa della valle di Orsigna, con il suo borgo e il torrente che lo fiancheggia. Al centro del terrazzo si staglia L’albero con gli occhi, addobbato dallo stesso Terzani, con occhi di vetro portati dall’Asia, per far comprendere al nipote che ogni essere, anche quell’albero, merita il nostro rispetto e il nostro amore.

Tutto ciò che ci circonda ha una propria dignità che non può essere ignorata. Per ciascuno di noi arriva un momento in cui si deve decidere da che parte stare: dalla parte del bene o del male. In quel momento, a guidare la nostra scelta ci sarà quell’albero, i cui occhi ci consentono di intravedere l’immensa divinità che racchiude.

(articolo a cura di Emiliano Marzinotto)

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