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Il Libro del Mese di Dicembre 2014, Un altro giro di giostra, affronta in una maniera tutta sua il corposo tema della malattia e della medicina, traendone spunto per parlare dei tempi che cambiano, delle tradizioni che si perdono e della globalizzazione che appiattisce il sapere universale. Grazie ai suoi numerosi viaggi, Tiziano Terzani ha accumulato una grande esperienza sulle scienze mediche praticate in più parti del mondo e le espone, tra poche lodi e molte critiche, in questa interessante opera. Restando nel nostro mondo occidentale, per la nostra medicina tutto è iniziato con le innovazioni introdotte da Ippocrate, sicuramente tra i personaggi più famosi dell’antichità.

IppocrateLa grande innovazione di Ippocrate fu quella di dare alla Medicina la qualifica di “tecnica”, accomunandola così a scienze come la geometria. In pratica ciò che fece fu considerare le malattie come derivanti dall’interno dell’uomo e non dall’esterno, pur ammettendo comunque cause esterne (le epidemie frutto dell’ira degli dèi o le ferite causate dalle armi o dagli incidenti).

Pur considerando comunque le malattie epidemiche e molte delle patologie più diffuse come segno dell’ira divina, Ippocrate considerò che la maggior parte delle cause che generano malanni proviene dallo stile di vita, dalle abitudini igieniche e soprattutto dall’alimentazione degli uomini. Per arrivare a comprendere quale possa essere la giusta cura per un malato, bisogna dunque instaurare un dialogo che permetta al medico di conoscere quanto più possibile il paziente. In sostanza Ippocrate fu il primo medico ad introdurre i concetti di prognosi e diagnosi.

Le teorie di Ippocrate, sviluppate nel V secolo a.C., come accade per tutte le innovazioni in qualsiasi settore ed epoca, furono in principio osteggiate e criticate. A nulla gli valse essere discendente di una delle famiglie più in vista dell’isola di Kos (Coo), famiglia che faceva discendere i propri antenati direttamente da Asclepio, dio greco della medicina, e che aveva visto tra i suoi discendenti medici tra i più illustri dell’antichità. Anzi, addirittura si arrivò ad incolpare proprio il giovane Ippocrate di aver incendiato il tempio dedicato ad Asclepio e di averne trafugato dei preziosi arredi.

Un’operazione, quella dell’incendio del tempio, probabilmente volta a screditare sul nascere la nuova teoria medica introdotta da Ippocrate, il quale infatti si vide costretto a partire dalla sua isola ed intraprendere numerosi e prolifici viaggi. Prolifici perché grazie ad uno di questi viaggi Ippocrate arrivò in Grecia e cominciò a diffondere qui il suo sapere e le sue tecniche, che prevedevano per la prima volta la dissezione dei cadaveri allo scopo di capire meglio il funzionamento interno del corpo umano.

Giuramento di IppocrateDalla pratica della dissezione derivò l’idea che è stata alla base della medicina occidentale fino a tutto il XIX secolo d.C., la cosiddetta Teoria degli umori. Secondo questa teoria, raccolta dal discepolo di Ippocrate Probo nel De natura hominis, il corpo umano è in salute se i quattro liquidi (umori) che lo compongono sono in equilibrio tra loro. Da questo concetto deriva la pratica del salasso, tanto in voga nelle epoche successive: dal momento che il sangue è l’unico di questi quattro liquidi su cui si può agire direttamente, si è sempre ritenuto che la principale pratica per ristabilire l’equilibrio interno del corpo umano fosse quella di eliminarlo.

Fu dunque in Grecia che Ippocrate raccolse il suo sapere e compose le sue numerose opere, le quali oggi sono compendiate in un Corpus Hippocraticus e che sono la base degli odierni studi di “Storia della medicina”. Dalla raccolta di queste opere è tratto il celebre Giuramento di Ippocrate, primo importante ed imprescindibile atto da compiere per chi intraprende la professione medica. Il medico, cioè, deve giurare tra le altre cose di mettere il paziente al primo posto, di curarlo al meglio delle proprie possibilità e di non speculare sulle malattie.

Lettura consigliata:
L’arte lunga. Storia della medicina dall’antichità a oggi, Giorgio Cosmacini (Laterza, 1997)

(articolo a cura di Francesco Gioia)

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