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Le vicende narrate in La statua di sale di Gore Vidal, Libro del Mese di Gennaio 2015, si svolgono in molte città degli Stati Uniti, da New York a Los Angeles. Tuttavia, se si pensa che, con tale romanzo, Vidal voleva aprire uno squarcio nell’ipocrisia e negli stereotipi della società americana, intorno all’amore omosessuale, diventa interessante riflettere sul fatto che tali vicende prendono avvio da una cittadina vicino a Richmond, in Virginia, perché ciò ci consente di intraprendere un viaggio verso le radici e i valori fondanti gli USA.

Come detto in occasione della lettura de Le avventure di Huckleberry Finn (Libro del Mese di Maggio 2014), Mark Twain ebbe il grande merito di descrivere un popolo nuovo, americano a tutti gli effetti, privo di sudditanze e legami politici, sociali ed economici con la madrepatria, l’Inghilterra. Dunque, da un punto di vista culturale, con quell’opera nascono i moderni USA. I quali, da un punto di vista sociale, hanno come luogo fondante Ellis Island: almeno il 65% dell’attuale popolazione statunitense ha un avo arrivato e transitato in quel luogo. Ma cosa c’era prima di Ellis Island e della nazione descritta da Mark Twain?

Chiaramente c’erano gli USA antichi; addirittura non c’erano gli USA, ma solo le colonie inglesi nel nuovo mondo. E il luogo fondante di tutto ciò è la Virginia. Tutto deriva da lì. È davvero un notevole salto indietro nel tempo, fino al 1607, quando il Mayflower ancora non era partito e vedeva la luce Jamestown, il primo insediamento inglese nel Nord America. Il secondo fu proprio quello dei padri pellegrini.

In fondo, gli USA sono il sogno di libertà e di vita di un gruppo di inglesi, costretti a lasciare il loro paese d’origine, a causa di contrasti di ordine religioso. Ad attenderli la Virginia (così chiamata in onore di Elisabetta I, la regina vergine), dall’altra parte dell’oceano Atlantico: un territorio fertile, incontaminato e inesplorato. Se oggi gli USA sono la prima potenza mondiale, o lo sono stati per tutto il XX secolo, si deve a quell’impareggiabile sogno di libertà, a quella vitalità, a quello spirito di rivincita, e a quell’incrollabile risoluzione religiosa.

Quelle genti avevano sentimenti, sogni e determinazione tanto forti da diventare in poco più di duecento anni, il paese di riferimento e guida per l’intera vecchia Europa. Tuttavia, non si accorsero di aver fondato il loro glorioso futuro sul sacrificio degli indiani d’America, in altre parole commisero lo stesso errore che le aveva portate in quelle terre che poi rivendicarono come proprie, in modo assoluto. Questa è la prima e più grande contraddizione degli USA.

Blue Ridge Mountains, USADa allora, la Virginia è stata un palcoscenico privilegiato per osservare le tante contraddizioni di questo paese. Rimase vicina alla famiglia reale Stuart, nel corso del ‘600; fu lo stato delle grandi colture di tabacco in mano a pochi, grandi proprietari terrieri, nelle quali lavoravano gli schiavi, soprattutto di origine africana, nel corso del ‘700; il suo tessuto sociale è stato attraversato da continui contrasti tra coloni e indiani prima, tra proprietari terrieri, clero anglicano e braccianti poi, tra bianchi e neri oggi; Richmond, capitale dello Stato, è stata la capitale degli Stati Confederati d’America; e ancora oggi, ammette la pena di morte per iniezione letale.

Ma è anche uno Stato molto attento alle proprie bellezze naturali, tra le quali le famose Blue Ridge Mountains, protette da numerosi Parchi Nazionali; ha saputo conservare la propria memoria, ricostruendo Jamestown esattamente come era nel ‘600 e trasformandola in un grande museo all’aperto; ha dato i natali a ben otto presidenti. Tra di essi, spiccano i nomi di George Washington, James Madison, e soprattutto Thomas Jefferson, figura fondamentale nel costituzionalismo mondiale, alla cui lucida e attenta mente devono molto le istituzioni e tutti i cittadini statunitensi.

(articolo a cura di Emiliano Marzinotto)

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