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Così come nell'America del dopoguerra La statua di sale, Libro del Mese di Gennaio 2015, diede scandalo, nel nostro Paese, sul finire degli anni Sessanta, entra nella scena musicale un uomo destinato a rompere tabù e a far sognare, un artista che ha costruito la sua immagine ed il suo successo anche su un'identità sessuale ambigua: Renato Zero.

Sin dalla sua prima scrittura, appena quattordicenne, al Ciak di Roma, Renato Fiacchini si traveste e trasforma l'insulto che più spesso gli viene rivolto – "Sei uno zero!" – nel suo pseudonimo. Anche lui, come Romina Power, Patty Pravo, Loredana Bertè e Mia Martini, frequenta in quegli anni il mitico Piper: lì viene notato da Don Lurio, e ha inizio la sua ascesa. Lavora con Federico Fellini, fa parte del cast della versione italiana di Hair.

Trucco e paillettes saranno per due decenni il marchio distintivo di Renato Zero: un personaggio sopra le righe, provocatorio, che racconta il mondo come nessuno aveva osato prima.

Il suo primo album, No, mamma no! del 1973, getta subito scompiglio. L'album contiene Sergente, no!, canzone all'apparenza leggera, molto orecchiabile e, pare, autobiografica. Renato Zero ha dichiarato, qualche anno fa, di aver finto di essere omosessuale per esimersi dalla leva militare...
Sergente no
il militare non farò
odio il grigio-verde e poi
questo elmetto mi sconvolge i capelli

Che fosse finzione potrebbe essere confermato, in effetti, da un verso successivo: senza la mia donna impazzirei.

Durante tutti gli anni Settanta, cresce sempre più l'onda di scandalo che travolge la società italiana, non solo per i costumi ed il modo di porsi dell'artista, ma anche e soprattutto per i contenuti espliciti delle sue canzoni: basti pensare a  Metrò (Invenzioni, 1974), in cui un uomo fa avances ad una donna sulla metropolitana; alla celebre Mi vendo (Zerofobia, 1977), confessioni di un gigolò felice del suo mestiere; a Fermoposta (EroZero, 1979), in cui un voyeur ("schedato, per atti osceni segnalato") invita le "anime perverse" a corrispondere con lui.

Il 1978 è l'anno di Zerolandia, uno dei suoi album più riusciti, contenente le irriverenti Sbattiamoci e Triangolo. Si va da un incontro sessuale con una lei che si rivela essere un lui, fino ad un appuntamento in cui la propria donna porta, a sorpresa, un altro uomo proponendo "una serata strana" (e, anche questa volta, resta incerto se i due uomini abbiano gradito o meno l'iniziativa...).

Due anni dopo, l'ambiguità sembra essere finalmente risolta con una canzone che ha il sapore di un orgoglioso coming out e di un incitamento agli altri a fare altrettanto: Onda gay (Tregua, 1980).
Ti mostro se vuoi, il mio itinerario…
e i giorni più neri sul mio calendario:
ma l'onda gay li tinge di rosa,
e travolge con forza ogni cosa.
[...] Secoli di buio dentro te,
solo tu con la tua voglia.
E gli sguardi ironici di chi
veste in doppiopetto, ma non sa
che è a colori il mondo,
lui che in grigio va...…
[...] Gay, sull'onda sei!
Questo è il giorno che puoi dire chi sei:
la tua battaglia, tu l'hai vinta ormai.

Renato ZeroProgressivamente, nel corso degli anni Ottanta e ancora più Novanta, Renato Zero cambia e l'onda comincia a calare: le sue musiche si fanno più pacate e i suoi testi più introspettivi e seri (sebbene, sin dagli esordi, non abbia mai tralasciato di trattare importanti e delicati temi sociali, e molte delle sue canzoni più belle risalgano proprio agli anni Settanta), mette via costumi colorati e trucco estroso a favore di austeri completi neri.

Ritorna a parlare di omosessualità solamente nel 1995 con Un altro pianeta (Sulle tracce dell'imperfetto, 1995). La prospettiva è decisamente diversa da quella allegra e scanzonata di Onda gay. Renato Zero riflette sulla percezione che ha la società degli omosessuali, considerati "calcoli sbagliati", "svergognati", "uomini mancati", "angeli deviati" e relegati ancora "negli angoli bui". La speranza è che prima o poi arrivi "un giorno diverso":
un altro pianeta
dove conta già esistere
senza disprezzo o pietà.

Passano nuovamente molti anni prima che Renato Zero riaffronti l'argomento, questa volta con toni tra l'ironico e l'affranto, ne L'altra sponda (Cattura, 2003).  Nella canzone si può ravvisare, tra le altre cose, anche una certa stanchezza nel dover rispondere al mondo del proprio orientamento sessuale. 
Nonostante anche quest'ultimo brano suggerisca quello che già in molti davano per scontato, bisognerà attendere ancora prima che Renato Zero decida di dare una risposta esplicita.

Al di là di quello che è effettivamente il suo orientamento sessuale, è evidente che l'onda gay di Renato Zero non solo si è fermata, ma si è addirittura ritirata.  
Il cantautore continua, però, a dare scandalo attraverso alcune sue recenti (e discutibili) dichiarazioni sull'omosessualità, che hanno piccato – e non poco – l'Arcigay e molti storici "sorcini", che avevano sempre visto in lui il paladino della libertà sessuale e del coraggio.

(articolo a cura di Sergio Gelsomino)

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