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L'autrice del nostro Libro del Mese di Febbraio 2015, Natsuo Kirino, sta “trasformando il romanzo giapponese contemporaneo” (The Washington Post): altrettanto ha fatto il compositore giapponese Hiro Fujikake, che ha sperimentato nuove forme espressive della musica del suo popolo.

Hiroyuki (in arte Hiro) Fujikake è uno dei più grandi compositori giapponesi del nostro tempo.

Nato nel 1949 in un piccolo villaggio nel cuore del Giappone, inizia a studiare musica solamente alle scuole superiori ma, grazie al duro lavoro, riesce ad essere ammesso al corso di composizione della Aichi Prefectural University of Fine Arts and Music. Da subito inizia a mostrare il suo talento, vincendo numerosi premi per le sue opere, tra cui il Grand Prix of the Queen Elisabeth International Music Competition nel 1977.

Le sue composizioni spaziano dalla sinfonia all'opera, dal balletto alla musica tradizionale giapponese. Per il suo gusto particolare ed eclettico, la sua musica è stata definita "un fantastico matrimonio tra la musica occidentale ed orientale".

Oltre ad essere attivo come compositore e direttore d'orchestra, Hiro Fujikake suona il sintetizzatore ed ha inventato addirittura la "Solo Orchestra": dopo aver ricevuto critiche alle sue composizioni per colpa di cattive esecuzioni orchestrali, ha deciso di far da sé e suonare tutto da solo, con dieci tastiere (agli esordi, oggi la tecnologia gli permette di usarne solamente cinque).

Copertina The Enchanted ForestTra le collaborazioni più importanti e riuscite della sua carriera c'è quella con James Galway, con il quale ha inciso il disco The Enchanted Forest (1990). Il flautista di fama mondiale, ascoltando i provini di Fujikake, rimase molto colpito ed accettò senza indugi di partecipare al lavoro. Accanto a brani originali di Fujikake, nel disco trovano posto cinque riarrangiamenti di melodie tradizionali giapponesi.

Con un organico quasi alla Jethro Tull (percussioni, basso, chitarra elettrica, sintetizzatore, flauto), il compositore ci regala tutto un altro effetto. Alcuni brani sono di straordinaria semplicità e riportano immediatamente all'atmosfera del Sol Levante; in altri, invece, i suoni sintetici si fanno più incalzanti, senza pregiudicare però la suggestione nell'ascoltatore.
Il genere che nasce da questo felice matrimonio tra musiche così diverse è di difficile catalogazione, ma certamente facile da gradire.

Per un assaggio dei brani dell'album, cliccare qui.

(articolo a cura di Sergio Gelsomino)

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