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Il dottor Zivago, Libro del Mese di Marzo 2015, è stato un caso letterario importantissimo a livello internazionale in relazione al Premio Nobel che fu conferito al suo autore Boris Pasternàk, il quale fu costretto a rifiutarlo su pressione del regime comunista, che lo considerava un sovversivo e un nemico dell'Unione Sovietica. Il caso scosse l'opinione pubblica e il mondo della cultura ed anche Eugenio Montale se ne occupò, scrivendo il suo prezioso contributo in un'edizione dell'opera pubblicata nel 1970 dall'editrice torinese Einaudi.

La vicenda del Nobel assegnato a Pasternàk e da lui rifiutato per motivi politici è ben nota, ma non tutti sanno che la prima edizione dell'opera non fu quella russa, bensì l'edizione Feltrinelli in italiano. Rigettato dalle case editrici russe, che consideravano il libro scandaloso e sovversivo, contrario ai principi della Rivoluzione Russa, Il dottor Zivago fu inviato dal suo autore a Milano, nelle mani di Giangiacomo Feltrinelli. Questi ne riconobbe il potenziale e decise di pubblicarlo, facendolo tradurre ed apprezzare per primo al popolo del Belpaese. Fu proprio questa edizione che raggiunse Stoccolma e si guadagnò il prestigioso premio letterario nel 1958.

 

I diritti dell'opera sono sempre rimasti alla Feltrinelli, ma nel 1970 la casa editrice Einaudi ottenne la possibilità di pubblicarne un'edizione speciale, corredata dall'Introduzione di Eugenio Montale. Egli disegnò un'interessante descrizione dell'opera generale di Pasternàk, autore già a quel tempo, ricordato quasi esclusivamente per il suo romanzo di punta, e non per l'intensa attività poetica che lo annovera, tra i più grandi letterati del Novecento.

Montale evidenzia inoltre le tre motivazioni per le quali Pasternàk viene ricordato solo per la polemica legata al premio Nobel e non per il suo genio poetico:  "Purtroppo la polemica era inevitabile per due ordini di ragioni: perché l'opera poetica di Pasternàk era nota a pochi e soltanto di riflesso, come accade ad ogni lirica conosciuta attraverso traduzioni; e perché il romanzo, interdetto in Russia, aveva inevitabilmente il sapore del frutto proibito. Si aggiunga un'altra ragione, non ultima: un romanzo, sia pur tradotto, e in certa misura giudicabile offre un termine di confronto: mentre le liriche cubo-futuriste del Pasternàk restavano e restano un'ipotesi di poesia per chi non sappia leggerle nell'originale."

Fondamentale dunque, per Montale, è il problema della lingua e della traduzione, ed è proprio  questo l'ostacolo che, a suo giudizio, non ha permesso ai critici russi – e non solo – di considerare Il dottor Zivago per ciò che era in realtà: non un romanzo, ma un modo diverso di intendere la poesia. Montale scrive infatti: "La nostra impressione, che anticipiamo fin d'ora e diamo per quel che vale, è che scrivendo Il dottor Zivago, Pasternàk abbia intenzionalmente eluso il problema del così detto romanzo per darci un lungo poema aperto da tutti i lati e suscettibile persino di una interpretazione simbolica. Un poema nel quale i personaggi rifiutano il rilievo del grande romanzo naturalista per mostrarsi quali sono: foglie secche trascinate in vertice dal soffio di una grande tempesta."

L'incapacità di non riconoscere la poesia insita in un romanzo, è stata secondo Montale, la difficoltà che nemmeno i più grandi critici sono stati in grado di superare. "E' troppo evidente che un libro così fatto dispiaccia non solo agli entusiasti del novus ordo sovietico, ma anche a coloro che impegnati nella lotta tra romanzo e antiromanzo non hanno la libertà di spirito di prescindere da ogni schema e di cercare la poesia dov'è. Ma la verità è che Il dottor Zivago non è il libro di un decadente, di un reazionario, di un laudatore di un ordine ormai rovesciato per sempre; è invece il libro di uno spirito illuminato, di un grande russo che guarda all'avvenire senza mai rinnegare la sua terra e il suo popolo, e tuttavia senza lasciarsi invischiare dalle miserie del tempo presente.

Il dottor Zivago è una pietra miliare della letteratura internazionale ed un vanto per la cultura russa. Montale ha parole di encomio ancora più elevate per Boris Pasternàk, se paragonato ai suoi contemporanei italiani. Infatti scrive: “Nessun futurista ebbe, qui in Italia, la cultura di Pasternàk, la ricchezza della sua vena, la sua capacità di prolungare in un personale immaginismo metaforico e musicale l'eredità  dei simbolisti russi.

(articolo a cura di Francesco Gioia)

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