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Con il suo 1984, Libro del Mese di Aprile 2015, George Orwell ha immaginato come potesse essere un mondo governato dalle tre grandi ideologie politiche del XX secolo, comunismo, capitalismo e religione di Stato, se queste ideologie fossero state portate all'estremismo delle loro forme. La lotta tra le prime due, ha caratterizzato quasi tutta la seconda metà del Novecento ed è ricordata dalla storia con il titolo di Guerra Fredda, termine utilizzato per la prima volta nel 1945 proprio da George Orwell.

La caratteristica peculiare della cosiddetta Guerra Fredda fu quella di non essere mai diventata un conflitto diretto tra le due superpotenze, il blocco occidentale capeggiato dagli Stati Uniti d'America e quello orientale guidato dall'Unione Sovietica. Tuttavia, pur non arrivando mai alle armi, il timore dello scoppio di una nuova guerra mondiale rimase sempre acceso e fu acuito dall'incredibile quantità di armi nucleari possedute da entrambe le parti.

Dopo l'utilizzo della bomba atomica da parte degli Stati Uniti d'America sul Giappone nel 1945, infatti, il blocco sovietico implementò gli studi di fisica nucleare riuscendo ben presto a procurarsi materie prime e tecnologie atte a riprodurre l'ordigno che aveva distrutto Hiroshima e Nagasaki. Da entrambe le parti si cercò dunque di possedere sempre più armi e sempre più tecnologie militari, tanto che gli storiografi hanno appositamente  coniato l'espressione "corsa agli armamenti".

Ricercare un evento scatenante per lo scoppio della Guerra Fredda è da sempre un'impresa ardua, soprattutto se si pensa che le storiografie prodotte dall'una e dall'altra parte sono assolutamente discordanti. Dal punto di vista occidentale l'origine degli scontri fu la palese violazione da parte dell'Unione Sovietica degli accordi siglati nel febbraio 1945 a Jalta (o Yalta), durante la celebre conferenza che vide impegnati i tre personaggi politici più importanti della scena internazionale: il presidente statunitense Roosvelt, il Primo ministro britannico Churchill e il segretario del partito comunista sovietico Stalin. La Conferenza di Jalta, oltre a porre le basi per la nascita dell'ONU, prevedeva anche degli accordi sull'assetto politico dell'Europa alla fine della Seconda Guerra Mondiale, che ormai volgeva al termine. La rottura di questi accordi da parte dei sovietici è indubbia, ma dal punto di vista della storiografia russa sulla Guerra Fredda, ciò fu una conseguenza delle imposizioni statunitensi in materia di commercio a livello internazionale, che sfavorivano pesantemente l'intero blocco orientale.

A prescindere dal punto d'origine del conflitto, comunque, per analizzare l'evolversi della Guerra Fredda bisogna ricordare alcuni episodi peculiari. Il primo vero scontro tra i due blocchi di potenze si registrò nel 1950, con lo scoppio della Guerra di Corea, dopo l'invasione militare della Corea del Sud da parte della Corea del Nord, sostenuta dai sovietici. Il conflitto durò per tre anni, ma nel frattempo in Europa iniziarono a registrarsi numerose rivolte contro il potere sovietico, non soltanto ma soprattutto a Berlino Est. La situazione precipitò quando, nel 1961, si iniziò ad erigere il cosiddetto Muro di Berlino intorno ai confini della sezione sovietica della città.

Muro di BerlinoDopo l'erezione del muro, il mondo resta col fiato sospeso per via della cosiddetta Crisi missilistica di Cuba, scoppiata nel 1962. L'Unione Sovietica, infatti, tentò di militarizzare con missili muniti di testate nucleari l'isola di Cuba, cioè il territorio ad essa alleato più vicino agli Stati Uniti d'America. Questa situazione provocò una crisi internazionale fortunatamente sventata grazie ad una conferenza di pace promossa tra gli altri dal pontefice romano Giovanni XXIII, il quale si fece garante dell'incontro tra i capi di Stato sovietico, statunitense e britannico. L'incontro, che si svolse nel 1963, sancì una tregua nei test militari via terra e via mare da parte di tutte le parti in conflitto.

La situazione, tuttavia, non accennò a migliorare: sul territorio europeo direttamente dominato dal blocco sovietico scoppiarono numerose rivolte indipendentiste, anche molto violente. La storia ricorda con il nome di Primavera di Praga questo periodo, che tuttavia non portò a nulla di concreto nell'immediato, poiché l'Unione Sovietica non si risparmiò nella repressione violenta, arrivando ad invadere militarmente la Cecoslovacchia nel 1968, sancendo la fine delle rivolte. Nel frattempo i russi erano anche impegnati a fronteggiare gli Stati Uniti su un altro territorio bellico asiatico, nella lunga ed estenuante Guerra del Vietnam, che vide la sconfitta della potenza occidentale, a differenza di quanto era successo in Corea del Sud nemmeno un decennio prima.

Tra gli anni Settanta ed Ottanta, l'Unione Sovietica fu scossa dall'interno: tutti i popoli soggetti al dominio sovietico tentarono in qualche modo di ribellarsi e, poco alla volta, il governo centrale perse la presa sulle nazioni soggette al suo potere. Bisognerà aspettare il 1989 per veder crollare l'odiato muro che divideva in due la Germania ed il 1991 per dichiarare decaduta l'Unione Sovietica, con le conseguenti dichiarazioni di indipendenza che caratterizzarono, non senza problemi, l'ultimo decennio del XX secolo.

(articolo a cura di Francesco Gioia)

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