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1984 di George Orwell, Libro del Mese di Aprile 2015, è ambientato in un futuro prossimo, l'anno 1984, appunto, in cui il mondo è diviso in tre superstati, continuamente in lotta tra loro: Oceania, Eurasia ed Estasia. Vi è poi una sorta di territorio cuscinetto, che comprende l'Africa settentrionale, il Medio Oriente, parte del subcontinente asiatico e della Mongolia, e che i tre superstati si contendono.

Le vicende si svolgono a Londra, città principale di Oceania, e il protagonista è Winston Smith, dipendente del Ministero della Verità, il cui compito è censurare libri e giornali e di alterare la storia stessa, se non in linea con la versione del potere ufficiale.

Seppure il romanzo non ne parli apertamente, si può intuire che intorno agli anni Cinquanta è scoppiata la Terza guerra mondiale, la tanto temuta guerra nucleare, dalle cui ceneri sono nate tre superpotenze, tre regimi totalitari, in grado di controllare e condizionare tutti gli aspetti della vita degli uomini, anche i loro sentimenti e il loro pensiero.

Spesso, durante la guerra fredda, si è associata l'idea della Terza guerra mondiale, la guerra nucleare, a quella di una guerra definitiva, dalla quale l'uomo non avrebbe avuto scampo, e la terra ne sarebbe uscita devastata e agonizzante. Al contrario, Orwell non immagina uno scenario apocalittico ma spartano e ipertecnologico.

La tecnologia, però, non è più al servizio dell'uomo e dei suoi bisogni, non è più diretta al miglioramento delle condizioni di vita, ma è tutta rivolta all'annullamento dell'animo umano e dei suoi afflati, al mantenimento della disciplina interna e del potere costituto, e alla supina accettazione di un perenne stato di guerra. In altre parole, Orwell ci descrive uno stato totalitario, gerarchico, nazionalista, burocratico, che controlla i mezzi di produzione e la tecnologia.

Sicuramente uno scenario angosciante, opprimente e pervaso da un cupo e profondo pessimismo, nel quale sono riflesse le paure e le disillusioni dello scrittore anglosassone che, giunto ormai al termine della propria vita, amaramente, denuncia il fallimento dell'ideale comunista, nel quale aveva scorto una possibile via di rinascita e rigenerazione per la società a lui contemporanea.

Dunque, in 1984, non è il mondo esteriore a essere distrutto, ma quello interiore a ciascuno. L'uomo, il suo animo e la sua mente, appaiono deboli, vuoti e proni al volere di pochi.

Intorno a questi uomini, vi è una Londra divisa in due parti, entrambe disumane e stranianti. La prima è quella brutta e in decadenza, nella quale i prolet sono costretti a muoversi, tra vicoli sporchi e cupi. Questa parte della città vive continuamente sotto la minaccia di bombardamenti, alla quale però i prolet sembrano assuefatti e rassegnati. Più che umani sembrano animali che vivono senza consapevolezza della vita e della morte, senza alcuno slancio vitale, tanto che è possibile evidenziare un’inquietante continuità tra i prolet descritti da Orwell e i Morlocchi descritti da Wells nel suo La macchina del tempo.

Anche la stanza nella quale Winston e Julia trascorrono ore di sesso, contatto umano, sentimento e felicità, non trasmette alcuna sensazione di calore, serenità e sicurezza. Al contrario, sono circondati da oggetti freddi, di cui non hanno alcun ricordo.

Dunque, il letto appare scomodo non perché simbolo di una realtà da conquistare o perduta, ma perché invaso dalle cimici. In realtà, quella stanza è una mera illusione: quella di poter sfuggire al Grande Fratello. E l’illusione cade nel momento in cui si accorgono di un teleschermo-controllore e il signor Charrington si palesa come agente della psicopolizia.

L'altra parte della città è rappresentata dai quartieri in cui vivono i dipendenti pubblici e i funzionari di partito. Su di essi incombono le sagome dei Ministeri dell’Amore, della Verità, della Pace e dell’Abbondanza. Si tratta di un ambiente apparentemente asettico e perfetto. Tuttavia, Orwell infrange immediatamente quel sottile e ipocrita velo di perfezione.

Infatti, le abitazioni dei dipendenti pubblici sono funestate da tubature inefficienti, che s'intasano giornalmente, a causa dei capelli caduti. Gli stessi abitanti, a dispetto di quanto ripete il regime, nella maggior parte dei casi, sono bassi, flaccidi e sgraziati. La sola casa di un funzionario di partito che conosciamo è quella di O'Brien, un uomo doppio, negativo, una spia, le cui prime azioni sono proibite: spegnere il teleschermo-controllore e bere vino.

La stessa città composta da due parti, con un carattere in comune: la bestialità, quella dell’uomo da un lato, quella organizzata e strutturata delle istituzioni dall'altro.

Pertanto, la vera fuga non è il ritorno al passato o il balzo verso il futuro, non il ricordo di quanto è stato o l’aspirazione a qualcosa di diverso, ma la regressione a uno stato primitivo, animalesco, alla natura. Non a caso, l’unico luogo in cui non vi sono teleschermi-controllori è una piccola radura, fuori città, in mezzo a un boschetto. Non vi è alternativa; in ogni caso, l’uomo è destinato a perdere la sua umanità, riducendosi a una vita piatta e inconsapevole, simile a quella degli animali.

(articolo a cura di Emiliano Marzinotto)

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