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Due comunicatori scientifici, Giangiacomo Gandolfi e Stefano Sandrelli, hanno curato l’antologia di carattere astronomico Piccolo Atlante Celeste. Racconti di astronomia, Libro del Mese di Giugno 2015, con lo scopo di ricostruire la visione dell'uomo nell'universo tramite lo sviluppo della scienza e della letteratura. Trenta racconti scritti da grandi nomi della letteratura in un arco di tempo molto ampio, partendo da Galileo Galilei per arrivare a Hoeg, per dar voce alla storia, all'astronomia e alle rivoluzioni avvenute.

«Nelle mie tenebre non posso dar quiete all’inquieto del mio cervello»

Galileo Galilei

Nel Seicento colui che raffigurò meglio l'uomo di lettere e di scienziato fu Galileo Galilei, il quale fu uno dei principali artefici che misero in discussioni le scienze Aristoteliche formando la scienza moderna. Tutto ciò avvenne con l'uso del cannocchiale che Galileo riscoprì e perfezionò.

Osservò per prima la Luna e scoprì che la superficie non era liscia ma con crateri e montagne. Dunque, confutò l'antica credenza che i corpi celesti fossero perfetti e immutabili. Passò ad esaminare il cielo stellato e osservò in particolare la galassia a cui appartiene il nostro sistema solare, cioè la Via Lattea. Osservò Giove e scoprì che intorno al pianeta ruotavano quattro satelliti. Dunque, confutò l'opinione Aristotelica secondo cui ogni cosa nel cosmo orbitava intorno alla terra. Studiò le fasi di Venere e la sua orbita intorno al sole e scoprì che la terra percorreva un orbita più lontana. Infine osservò il sole e scoprì le sue macchie solari e il suo moto di rotazione.

Tutte queste scoperte confermarono le teorie Copernicane a dispetto delle teorie Aristoteliche, ancora fortemente radicate nella società del tempo. Il grande merito di Galilei però, fu quello di collegare letteratura e scienza, attraverso l'uso dell’italiano al posto del latino e attraverso l'uso del dialogo anziché del trattato, in modo da «rifar i cervelli degli uomini», cioè rendere accessibili a tutti le sue teorie e allontanare il contesto magico ed esoterico nel quale l'uomo aveva dato alla natura imponendo un metodo più razionale.

Se Galilei utilizzò la letteratura al servizio della scienza altri successivamente ribaltarono il rapporto tra le due materie. Giacomo Leopardi prese atto di ciò che Galilei scoprì, e usò la letteratura per esprimere il malessere causato all'uomo dalla scoperta di non essere più al centro dell'universo. Infatti ne Il Copernico, del 1827, ci presenta un'umanità impotente di fronte al sole che ha deciso di rimanere fermo e di aspettare che siano i pianeti a girare intorno a lui per trovare la luce e il calore di cui hanno bisogno.

Anche Luigi Pirandello riprese queste tematiche, ma lo fece in maniera più tagliente e ironica senza la disperazione esistenziale di Leopardi. Infatti, nella novella Ciàula scopre la Luna, da Novelle per un anno, Pirandello ci presenta del "caruso" di Zi Scarda che piange di fronte alla visione della luna mentre essa, ignara di tutto ciò, continuava come sempre ad illuminare la notte.

Cicli lunariIn Italo Calvino, invece l'astronomia e la sua rigidità scientifica diventa per l'uomo una cura contro lo smarrimento per l'infinità dell'universo. Nel racconto L’occhio e i pianeti, il protagonista prende il nome del più grande telescopio del '900, il signor Palomar, osservatore scrupoloso fino alla nevrosi e affascinato dalla consapevolezza di osservare qualcosa che è oltre la dimensione umana ed è emozionato dalla consapevolezza di ripetere un operazione che ha proiettato l'uomo là dove prima si pensava ci fosse "il dominio divino".

Da Galileo fino a Calvino la separazione tra ambito scientifico e ambito letterario fu irreversibile, attribuendo al primo il compito di ricercare il vero e al secondo il compito di descrivere sentimenti e opinioni. Dunque, si va dal trattato scientifico, privo di linguaggio letterario alla letteratura puramente fantastica, come quella di Bradbury e di Asimov.

Eppure, Guido Ceronetti ne I giorni della Luna e il mistero della grande peste, ci apre una nuova possibilità di riconciliazione dei due ambiti per cui la scienza diviene la custode del cielo e degli altri elementi che ancora suscitano nell'uomo quei sentimenti espressi attraverso la letteratura.

(articolo a cura di Emiliano Marzinotto)

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