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Il Libro del Mese di giugno 2015, Piccolo atlante celeste, ci permette di approfondire l'astronomia dal punto di vista letterario. Il primo brano dell'antologia è la lettera più famosa composta da Galileo Galilei sulle sue scoperte astronomiche. Galilei dovette combattere contro secoli di predominio religioso sull'argomento, ma prima dell'avvento del cristianesimo l'astronomia aveva vissuto un altro grande periodo di splendore: quello ellenistico.

Lo studio degli astri fa parte della vita dell'uomo sin dai suoi albori, perché i primi abitanti della terra erano consapevoli che in qualche modo quello che accadeva al di là della terra condizionasse la loro vita dal punto di vista pratico: ciclo delle stagioni, alternanza di giorno e notte, carestie e siccità. Non possedendo strumenti scientifici di conoscenza e basandosi inizialmente soltanto sull'osservazione, obbligatoriamente l'uomo si appoggiò all'idea che ci fossero delle divinità, degli esseri oltre l'azzurra barriera del cielo, ai quali fosse affidata la gestione della vita sulla Terra.

L'astronomia è rimasta dunque legata alla religione per secoli, anche se con il susseguirsi di sempre più valide scoperte scientifiche (il fuoco, la ruota, le tecniche agricole) si fece strada la possibilità di poter utilizzare la conoscenza derivante dall'osservazione del cielo per gestire al meglio la produzione dei campi e la conservazione dei beni prodotti. Per queste ragioni l'astronomia cominciò a non essere più esclusivamente prerogativa della classe sacerdotale e cominciarono a farsi strada i primi studi scientifici sull'argomento, basati inizialmente sull'osservazione empirica degli astri.

Il primo cambiamento significativo nella storia dell'astronomia si ebbe tra il VII ed il VI secolo a. C., quando alla pura e semplice osservazione si cominciò ad associare l'utilizzo della matematica e del calcolo. Talete, fondatore della Scuola Ionica, fu il primo a teorizzare la distanza della Luna e del Sole rispetto alla Terra, considerata ferma al centro dell'universo con gli astri che le giravano intorno. Sempre alle misurazioni matematiche di Talete si possono ricondurre poi la suddivisione dell'anno solare in quattro stagioni ed il riconoscimento di date stabili per equinozi e solstizi. In base agli studi di Talete, tuttavia, ci si rese conto che l'idea di un pianeta piatto non rispondeva a molti problemi matematici. Fu Pitagora a risolvere la questione, proponendo per primo l'originale concetto della sfericità del globo.

Questo ci riconduce subito all'idea dell'eliocentrismo (il Sole stabile al centro dell'universo, con gli astri che gli girano intorno). Non bisogna pensare che la teoria eliocentrica fosse sconosciuta fino agli studi di Galilei e di Copernico: già nel V sec. a.C. numerosi studiosi affermarono che non era necessariamente la Terra a stare al centro dell'universo, rendendosi conto che il geocentrismo poneva notevoli difficoltà di ordine fisico-matematico. Lo studioso Filolao, infatti, teorizzò che al centro dell'universo si trovasse un fuoco vitale che tiene in vita l'orbita costante intorno ad esso di tutti gli astri, Terra, Luna e Sole compresi. Quella forza cioè che noi oggi chiamiamo gravità era stata teorizzata già oltre 2500 anni fa. Da queste premesse Platone si rese conto che la luce sulla Terra derivava direttamente dal Sole e che quindi fosse molto probabile che la Terra gli girasse intorno, riuscendo a spiegare matematicamente il ciclo delle stagioni.

Nonostante Platone in età avanzata avesse ritrattato l'eliocentrismo, nel IV sec. a.C. questa teoria si affermò definitivamente grazie agli studi platonici approfonditi da Aristarco, il quale dall'analisi delle fasi lunari riuscì a determinare approssimativamente la distanza reale tra la Terra e il Sole, rendendosi conto che la Luna riceveva luce dall'astro principale dell'universo così come avveniva per la Terra e dunque stabilendo definitivamente che fosse il Sole e non la Terra a star fermo al centro dell'universo.

L'intero sapere astronomico dell'antichità non è andato perduto perché un astronomo, Claudio Tolomeo, lo raccolse nel II sec. d.C. in quella che è l'opera fondamentale dell'astronomia antica, l'Almagesto, un'opera completa e accurata che oggi fa parte dei vanti più elevati della cultura greca dell'antichità. Fortunatamente questo sapere non è stato distrutto dall'oscurantismo religioso conseguente alla rivoluzione cristiana, che annullò il progresso scientifici fatto in campo astronomico riportando le lancette all'ora in cui si credeva che una divinità al di là del cielo gestisse la vita sulla Terra. Si affermò come dogma il geocentrismo in base ai testi religiosi e non alle osservazioni scientifiche. Si impose di credere che oltre il cielo ci fosse un vero e proprio Regno celeste. A questo proposito è significativo il confronto con la religione ellenistica, che assegnava alle sue pur numerose divinità uno spazio sulla Terra e non oltre il cielo, seppure sulla montagna più alto e irraggiungibile.

(articolo a cura di Francesco Gioia)

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