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Il Piccolo atlante celeste, Libro del Mese di giugno 2015, approfondisce da un punto di vista letterario l'argomento dell'astronomia. Parlare di musica in relazione all'astronomia riconduce subito a quando queste due discipline venivano insegnate insieme a scuola in quanto entrambe figlie della matematica. Si tratta del fiorente periodo medievale, quando furono gettate le basi per la nascita dei percorsi di studio così come li conosciamo, ed affrontiamo oggi.

Potrebbe risultare quasi difficile pensare oggi alla musica come ad una disciplina matematica. La musica è interpretazione, istinto, passione, nasce dal cuore. Cosa c'entrano la matematica e il calcolo? Ebbene, le due cose non sono affatto in disaccordo l'una con l'altra. Un brano può trarre ispirazione dalla vita vissuta, da un sentimento, da un ricordo, ma quando si va ad eseguire un brano, cantare una canzone eccetera, si rispettano sempre delle regole di tempo e di ritmo, senza le quali non si parlerebbe più di musica, bensì di rumore.

Si tratta di un concetto che oggi può sfuggire perché la musica è arrivata ad un alto livello di sperimentazione, anche se basta conoscere un po' di teoria musicale per rendersi conto che il pop, la tecno, la disco e gli altri generi rispettano delle regole di tempo assolute. Se la disco-music non avesse accenti cadenzati all'interno di una battuta sarebbe impossibile ballarla, così come risulterebbe difficile cantare un brano rap le cui parole non rispettino i limiti di tempo imposti dal ritmo.

Nel Medioevo il discorso era più semplice, perché la musica era quasi esclusivamente utilizzata dai monaci per le loro salmodie e, dopo le fastose epoche dei poeti greci e latini, dovremo aspettare almeno il XIII secolo per tornare ad avere poeti che scrivano di altro, anziché di religione. Nelle scuole, dunque, la teoria musicale veniva insegnata partendo da un punto di vista esclusivamente matematico. Era ridotta l'inventiva in merito alle melodie, ed era impensabile parlare di interpretazione: il salmodiare dei monaci richiedeva un determinato ritmo in ogni determinata festività e per ogni singola preghiera o parte della liturgia.

Nel periodo di transizione tra la caduta dell'Impero Romano d'Occidente (V secolo) ed una parvenza di ritrovata stabilità politica europea (circa VIII secolo), le scuole venivano gestite proprio dai monaci. L'istruzione elementare prevedeva l'apprendimento della lettura e del calcolo, mentre solo chi proseguiva negli studi, magari in vista dell'ordinazione monastica, cominciava a studiare il greco e la musica, così come la filosofia.

Con il regno di Carlo Magno, si registrò la grande svolta nella storia della scuola europea: il sovrano, infatti, pretese che i propri funzionari di corte fossero istruiti e più che adatti a gestire la burocrazia del suo regno. Fu Carlo Magno, dunque, a riportare in luce le antiche scuole del passato, modellandole su quella della sua corte, la Scuola Palatina di Aquisgrana, alla quale si accedeva naturalmente dopo un iniziale percorso elementare: una scuola media superiore a tutti gli effetti, insomma.

All'interno di queste scuole venivano insegnate le cosiddette Arti Liberali, cioè quelle conoscenze tipiche degli uomini liberi (in germanico, arimanni), come si consideravano i funzionari di corte rispetto al resto della popolazione del regno. Chi intendeva lavorare nelle attività commerciali o produttive iniziava, a differenza degli arimanni, un percorso di studi e apprendistato nelle botteghe, apprendendo così le cosiddette Arti Meccaniche necessarie allo svolgimento della propria professione.

Con il passare del tempo, quando cioè sorsero le prime università (XIII secolo), le Arti Liberali furono considerate propedeutiche per accedere agli studi successivi, dalla teologia alla medicina passando per la filosofia e la giurisprudenza. Il sistema risulta così molto simile a quello attuale, con i licei che prevedono un naturale sbocco nell'università e gli istituti tecnici e professionali che permettono l'accesso immediato al mondo del lavoro grazie a qualifiche professionalizzanti.

Le arti liberali medievali erano sette e si distinguevano in due gruppi: le arti del trivio erano quelle concernenti la sfera del ragionamento; le arti del quadrivio erano collegate invece al calcolo e alla matematica. Le prime tre arti erano la dialettica, la retorica e la grammatica; le restanti quattro erano invece l'aritmetica, la geometria, l'astronomia e la musica.

(articolo a cura di Francesco Gioia)

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