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Il Libro del Mese di luglio 2015, L'insostenibile leggerezza dell'essere è ambientato durante e dopo una pagina importante della storia contemporanea, divenuta celebre con il nome di Primavera di Praga e relativa al processo di liberalizzazione politica (destalinizzazione) della Cecoslovacchia, interrotto dall'occupazione sovietica dell'agosto 1968.

Il periodo di riforma politica cecoslovacco era iniziato già dalla fine degli anni Cinquanta, grazie all'impegno del presidente Antonìn Novotný, il quale si concentrò soprattutto sulle riforme politiche, attirando col tempo le critiche delle varie categorie di lavoratori. I più attivi contestatori in questo senso furono proprio gli intellettuali ed i letterati, che si costituirono in associazione (Unione degli scrittori cecoslovacchi) e vedevano l'impegno dei più grandi rappresentanti della cultura del paese, tra cui in prima linea Milan Kundera e Jan Prochàzka, il primo autore e commentatore narrante del Libro del Mese, il secondo personaggio esterno, ma non privo di significato all'interno del romanzo.

L'opposizione alla politica sempre più remissiva nei confronti di Mosca messa in atto da Novotný portò alla progressiva perdita del consenso fino all’elezione, il 5 gennaio 1968, di un nuovo segretario del Partito Comunista Cecoslovacco, Alexander Dubček, che dal 22 marzo dello stesso anno sostituì Novotný anche alla guida del paese. Il 5 gennaio 1968 è considerata la data di inizio della stagione delle riforme, conosciuta appunto come Primavera di Praga.

Le riforme messe in atto da Dubček furono soprattutto di carattere civile e politico. Egli promosse associazioni culturali e movimenti popolari, favorendo quotidiani e mezzi di informazione. A livello politico, cercò di decentrare quanto più possibile l'amministrazione statale. Una delle poche riforme rimaste in piedi dopo la fine di questo periodo di cambiamenti fu la suddivisione della Cecoslovacchia in due nazioni indipendenti, la Repubblica Ceca e la Repubblica Slovacca, che restarono occupate dai sovietici fino al 1990.

Il periodo d'intensa liberalizzazione politica fu infatti bruscamente interrotto la notte tra il 20 e il 21 agosto 1968, quando un esercito sovietico entrò a Praga forte dell'appoggio delle forze militari del Patto di Varsavia. La città fu sottomessa e al governo dello stato fu posto Gustav Husak, il quale normalizzò la situazione politica livellandola su quella degli stati satellite russi. Con l'invasione e la sottomissione politica degli stati europei dell'est, l'Unione Sovietica intendeva infatti creare un territorio che, seppur non direttamente governato da Mosca, facesse riferimento in qualche modo al Cremlino. Sebbene questa politica fosse stata utilizzata anche da Stalin, fu Leonid Brežneva a teorizzarla, dandole una veste ufficiale.

La storia di Praga si accomunò a quel punto a quella degli altri stati sottomessi da Mosca e si dovette aspettare la fine degli anni Ottanta per poter parlare di nuovo di indipendenza, con tutti gli strascichi che però la caduta dell'Unione Sovietica ha comportato, molti dei quali ancora problematici ed irrisolti.

(articolo a cura di Francesco Gioia)

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