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Il Libro del Mese di luglio, "L'insostenibile leggerezza dell'essere" di Milan Kundera, ci ha condotti in un passato non troppo remoto, durante il periodo della cosiddetta Primavera di Praga, una fase di riforme e crescita dell'ex Cecoslovacchia però, bruscamente interrotta dall'invasione militare sovietica. La violenza russa suscitò grande interesse in letteratura, nell'arte e nella musica. In Italia, il celebre cantautore Francesco Guccini scrisse una canzone significativa, poi rielaborata insieme al gruppo musicale I Nomadi.

fFrancesco Guccini, apparso da poco sulla scena musicale italiana, nel 1970 pubblicò il suo secondo album dal titolo "Due anni dopo", nel quale il secondo brano inserito, fu Primavera di Praga. Guccini nacque a Modena nel 1940, iniziò la sua carriera componendo musica rock e scrivendo testi, si affermò ben presto come autore e pubblicando il suo primo lavoro nel 1967 (Folk beat n. 1). Cominciò subito a farsi conoscere dal grande pubblico ed intraprendere immediatamente l'elaborazione di un nuovo album, la cui gestazione durò due anni. Registrato in studio nel 1969, l’album fu chiamato appunto "Due anni dopo" e sulla copertina comparve solo il nome dell'autore: Francesco.

L'album fu realizzato con la collaborazione della musicista americana Deborah Kooperman, voce e chitarra acustica delle composizioni di Guccini fino a tutti gli anni Settanta. Il brano relativo alla politica della Repubblica Ceca in realtà esula un po' dal filone principale dell'opera, i cui testi sono più incentrati sul tema della vita quotidiana, del tempo che passa, della routine che sgretola i sentimenti ed i rapporti umani. Tuttavia "Due anni dopo" uscì subito dopo gli episodi dell'invasione sovietica di Praga e Guccini non poté evitare di inserire il proprio brano all'interno dell'album.

La condanna dei soprusi compiuti dai sovietici ai danni della libertà del popolo ceco diventò una vera e propria poesia nelle mani di Guccini, il quale però si concentrò su un episodio in particolare che destò grande scalpore nell'opinione pubblica internazionale: il suicidio-protesta di Jan Palach. Il ventunenne studente di Filosofia, infatti, si portò in Piazza San Venceslao, nel cuore antico della città di Praga, si cosparse di benzina e si diede fuoco con un accendino, per protestare contro l'URSS in favore della libertà dei suoi connazionali. Era il 16 gennaio 1969: il fuoco fu domato, ma le gravissime ustioni che Palach si era provocato gli costarono tre giorni ulteriori di profonde sofferenze prima di morire, durante i quali restò comunque sempre lucido. In ospedale Palach dichiarò di aver preso spunto dal celebre suicidio-protesta messo in atto nel 1963 dal monaco buddhista Thich Quang Dùc, il quale si appiccò il fuoco condannando la repressione della propria religione da parte del cattolico Ngo Dinh Diem, allora presidente del Vietnam del Sud.

Jan PalachGuccini partì proprio da questo episodio, che stupì la tranquilla serenità di una notte di Praga uguale a tante altre: “Di antichi fasti la piazza vestita, grigia guardava la nuova sua vita. Come ogni giorno la notte arrivava, frasi consuete sui muri di Praga. Ma poi la piazza fermò la sua vita e breve ebbe un grido la folla smarrita quando la fiamma violenta ed atroce, spezzò gridando ogni suono di voce.” Guccini legò il ricordo di Palach ad un altro importante e storico paladino della libertà di origini boeme, scrivendo: “Quando la piazza fermò la sua vita, sudava sangue la folla ferita. Quando la fiamma col suo fumo nero lasciò la terra e si alzò verso il cielo. Quando ciascuno ebbe tinta la mano, quando quel fumo si sparse lontano, Jan Hus di nuovo sul rogo bruciava all'orizzonte del cielo di Praga. “

Giocando dunque su una coincidenza, Guccini sfruttò l'omonimia tra Jan Palach e l'uomo che è storicamente considerato il primo vero contestatore della Chiesa Cattolica, quasi due secoli precedente rispetto a Lutero: Jan Hus, fondatore del movimento degli Hussiti, contestato per i suoi scritti di teologia e di protesta contro il mercimonio delle indulgenze messo in atto dalla Chiesa, che lo scomunicò nel 1411. Accusato come eretico con trenta diversi capi d'accusa che non provò nemmeno a contestare, fiero della propria libertà intellettuale, fu condannato dal Concilio di Costanza ed arso vivo il 6 luglio 1415 all'età di quarantaquattro anni.

 

Ascolti consigliati:

Primavera di Praga, Francesco Guccini (1970).

 

Letture consigliate:

De Ecclesia, Jan Huss (1411)

(articolo a cura di Francesco Gioia)

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