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In queste pagine Pablo d'Ors ci racconta la sua avventura negli spazi della quiete silenziosa; verso un incontro col proprio maestro interiore, il quale ci insegna che vivere in modo diverso, sereno ed equilibrato è possibile per tutti.

Meditazione è parola che indica due modalità assai differenti tra loro. Per un verso essa significa riflettere/ponderare intensamente su qualcosa, poiché chi medita in tal modo cerca di ottenere una profonda comprensione intellettuale ed emozionale rispetto a ciò che attira il suo interesse. Per un altro verso, al contrario, meditare significa piuttosto svuotare la mente, fare silenzio interiore, non prestando attenzione/cura alcuna a pensieri e sentimenti. Potremmo dire che il primo modo d'intendere la meditazione è tipico del moderno modo di porsi fatto proprio dall'Occidente, mentre il secondo appartiene alla spiritualità tradizionale d'Oriente.

Ma questo è vero solo in parte, giacché sin dall'antichità i mistici del vecchio continente hanno adottato la meditazione/contemplazione nei termini in cui è stata intesa in Asia e anzi da qualche tempo ad essa, si stanno interessando sempre più persone un po' ovunque nel mondo. Numerosissimi sono i testi che trattano di questa tematica, non certo facile da avvicinare per i profani, soprattutto in quanto comporta una visione del mondo o un approccio alla vita altro dal consueto. Leggere un libro sulla meditazione, comunque, non equivale a sperimentarla e in certi casi può persino indurre a prendere le distanze da tale pratica, vista come esercizio esoterico e/o privo di significato. Pablo d'Ors, autore della "Biografia del silenzio" – autentico fenomeno editoriale in Spagna e tradotto in italiano a cura delle Edizioni Vita e Pensiero – ne è ben consapevole e perciò questo suo diario/breviario meditativo non intende mai tradursi in mera concettualizzazione teorica né si limita a illustrare metodiche formali o, peggio ancora, a magnificare un cammino che è sicuramente impegnativo e talvolta, specie all'inizio, davvero disagevole.

Con notevole sincerità semmai d'Ors, testimoniando intorno ai suoi esordi nell'arte della meditazione, ammette che: "Nei primi mesi meditavo male, malissimo" e inoltre: "una noia infinita mi minacciava in molte delle mie sedute". Senza tralasciare il fatto che: "Per uno come me, occidentale fino al midollo, è stato un approdo notevole giungere a capire che potevo starmene senza pensare, senza progettare, senza immaginare". Dunque la prima fatica o meglio il primo ostacolo per chi intenda accostarsi alla meditazione è giusto quello di lasciare andare pregiudizi, proiezioni e volizioni per accogliere semplicemente con cuore aperto la realtà del momento presente. Così il "difficile" del sedere in meditazione silenziosa alla fin fine si rivela essere solo la scelta di decidersi a farlo ogni giorno, con continuità e fiducia nell'apertura che essa consente. La tecnica proposta è invece molto semplice, consistendo appena nella tranquilla consapevolezza di ogni stato mentale, sensazione ed emozione. Non si tratta perciò affatto di scacciare/annullare i pensieri quanto di non assecondarli, lasciando che affiorino e spontaneamente scompaiano.

Tuttavia non si pensi alla meditazione come a una semplice forma di rilassamento tipo il training autogeno – puntualizza l'autore −, giacché, lungi dal ridursi ad una metodica antistress o ad un rimedio contro ansietà e preoccupazioni, essa risponde piuttosto all'esigenza di: "spogliarci di tutto quanto non sia sostanziale". In sintesi, cuore della pratica meditativa sarebbe il semplice: "saper stare qui e ora" con se stessi, accettando la realtà per quella che è, anche se scomoda, drammatica o conflittuale. Non una fuga dal mondo o dai problemi, allora, quanto un umile disporsi a: "prendere le cose come sono, non come ci piacerebbe che fossero". Anche perché, secondo d'Ors, ogni problema esistenziale finisce per rivelarsi al meditatore come una "idea" intorno a questa o quella situazione che stiamo vivendo. Sarebbe perciò tale costrutto/schema mentale a creare il disagio. Ed ecco delinearsi il punto nodale da affrontare, ovvero l'ego e la sua perenne insoddisfazione, che alcun desiderio appagato potrà mai placare. Quindi la meditazione dovrebbe condurci all'"oblio di sé" e al distacco o non-attaccamento. Il che però non comporta affatto sterile apatia o peggio ancora indifferenza, se è vero che depotenziare l'ipertrofia egoica permette la compassione, l’empatia e quell'apertura caritatevole verso il prossimo che ha nome amore.

Ma al di là di ogni formulazione teorica, al di là di ogni discorso sull'arte di rimanere in silenzio l'essenziale è farne esperienza. E allora ecco l'accorato suggerimento a metter da parte ogni manuale (quindi anche la stessa "Biografia del silenzio"), giacché sempre e comunque – conclude d'Ors –: "la cosa più consigliabile è abbandonare subito la lettura e mettersi a meditare".

(articolo a cura di Francesco Roat)

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