images/rubrica-letteraria/impero-ottomano-secolare-avversario-islamico-europa-cristiana.jpg

Alessandro Barbero ripercorre le vicende del vasto e potente impero multietnico e multireligioso fondato dai turchi, in una carrellata storica che va dal Trecento sino al 1922, quando l'ultimo sultano lascerà per sempre Istanbul.

L'impero ottomano nacque nel secolo XIV, allorché l'omonima dinastia turca fondò nell'Anatolia (la Turchia odierna) uno stato in rapida espansione verso i Balcani. Nel 1453 il sultano Maometto II si impadronì di Costantinopoli (l'attuale Istanbul) facendola divenire la propria capitale. Tale conquista segnò l'inizio di un dominio simile a quello che fu l'impero romano d'Oriente, oltre ad una secolare contrapposizione/rivalità fra il mondo europeo cristiano e quello ottomano islamico.

All'inizio del Cinquecento il Sultano Selim I estese poi il suo dominio sulla penisola arabica, occupando la Mecca - ci ricorda Alessandro Barbero nel suo agevole saggio Il divano di Istanbul (Sellerio) - e divenendo quindi califfo, ossia, etimologicamente e concretamente, successore del profeta Maometto nonché "capo di tutta la comunità dei musulmani sunniti". Ma fu con Solimano, detto il Magnifico (1520-1566), che l'impero ottomano raggiunse non solo la sua più grande espansione territoriale, ma anche il maggior prestigio artistico-culturale: basti, ad esempio, citare le splendide moschee costruite nel periodo del suo regno. Solimano, precisa ancora lo storico torinese, annientò il regno d'Ungheria, per giungere in seguito alle porte di Vienna, assediata dall'esercito turco nel 1529. Come ben sappiamo, la città non fu però destinata a cadere, né in tale data né oltre 150 anni dopo, a seguito del successivo e fallimentare assedio tenuto nel 1689. La minaccia portata dagli ottomani sino al cuore del Sacro Romano Impero fu molto preoccupante per i sovrani europei.

Altra data significativa, soprattutto per la retorica con cui è stata ammantata, è il 7 ottobre 1571, in cui si combatté la famosissima battaglia di Lepanto: l'ultimo grande scontro sui mari della storia, che vide contrapposta la flotta del sultano Selim II all'armata navale cristiana, la quale ebbe la meglio sulla rivale. Tuttavia, sottolinea acutamente Barbero, la vittoria di Lepanto risulta assai paradossale, in quanto negli anni successivi i turchi realizzarono una nuova flotta, Cipro rimase ancora a lungo nelle loro mani e "per molto tempo le galere ottomane restarono ben presenti e minacciose nel Mediterraneo".

Resta pur vero che, col fallito assedio di Vienna del 1689, il declino militare dell'impero ottomano iniziò sul serio e durante il Settecento, pur seguitando a scontrarsi con le potenze europee, lo fece "con sempre maggior fatica e incassando sempre più sconfitte". Altro capitolo cruciale: la guerra di liberazione greca dal 1821 al 1832; per non parlare dei tentativi di riforme dell'impero, che vennero messe in atto verso la metà dell'Ottocento, ma che non riuscirono a rinnovare davvero una realtà statuale in crisi d'identità e dove, nota Barbero, "le diverse etnie sono armate l'una contro l'altra, pretendono non soltanto autonomia ma sempre più spesso indipendenza". E veniamo alla tragedia della Prima guerra mondiale, in cui i turchi furono cobelligeranti a fianco di Austria-Ungheria e Germania e che finì causando la dissoluzione dei tre imperi alleati: l'asburgico, il tedesco e l'ottomano (oltre a quello zarista, ovviamente).

Ma il saggio di Barbero, non è solo un'indagine meramente storiografica, in quanto l'autore cerca di delineare piuttosto i quadri complessivi di una variegata e singolare realtà culturale, in gran parte davvero altra rispetto a quella europea coeva. Si pensi solo alla cosmopolita e multietnica città di Costantinopoli, dove "si può andare in giro di notte con i soldi in tasca e nessuno ti aggredisce", all'estrema tolleranza religiosa caratterizzante il sultanato turco, all'assenza di una classe aristocratica (ovvero un ceto privilegiato per nascita) o, invece, alla presenza di una peculiare e potente istituzione/casta militare - quella dei giannizzeri -, costituita da membri reclutati in assai giovane età giusto tra i sudditi cristiani dell'impero.

Il libro di Barbero indaga tutti questi ambiti e molti altri ancora, donando al lettore una serie di aneddoti, notizie curiose e ragguagli davvero godibilissimi intorno ad una civiltà dai più misconosciuta in Europa e della quale vale davvero la pena approfondire la conoscenza.

(articolo a cura di Francesco Roat)

Se vuoi collaborare con la Rubrica Letteraria del Club del Libro, segnalarci iniziative interessanti o semplicemente comunicare con noi, scrivici a:

Mail