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I Racconti del terrore di E. A. Poe, Libro del Mese di Ottobre 2015, sono una raccolta di brevi storie basate sulle sensazioni  di paura e di angoscia. Negli stessi anni, nel corso del XIX secolo, l'arte stava esplorando un nuovo pianeta, quello dell'espressione, dando più peso alle emozioni che alle immagini. Simbolo di questa nuova corrente artistica, cosiddetta Espressionismo, fu un quadro rappresentante proprio la paura: il celebre Skrik, cioè L'urlo di Edvard Munch.

Edvard Munch (1863-1944) è uno dei più celebri artisti norvegesi, non solo pittore ma anche incisore e simbolista, considerato uno dei precursori dell'Espressionismo con la sua opera più famosa: L'urlo. È divenuto il simbolo di questa nuova corrente artistica, nella quale il soggetto del quadro non è più una scena, sacra o profana, come era stato tipico dei pittori impressionisti; ad essere rappresentata ora è un'emozione, l'espressione del sentimento dell'artista (da qui il termine Espressionismo).

L'urlo, in norvegese skrik, è stato dipinto nel 1893 e fa parte di una serie di opere con cui l'artista raffigura le emozioni principali caratteristiche della propria vita: la malinconia, l'ansia, la paura. Come per molte opere di Munch, anche questa è riprodotta in numerose versioni: se ne attestano almeno quattro, due delle quali esposte a Oslo, una presso la Galleria Nazionale ed una seconda al Museo Munch.

L'idea di "dipingere" l'angoscia arriva all'artista da un episodio della sua vita che egli stesso racconta nei suoi diari, scritti durante la degenza in un ospedale di Nizza. "Camminavo lungo la strada con due amici quando il sole tramontò, il cielo si tinse all'improvviso di rosso sangue. Mi fermai, mi appoggiai stanco morto ad una palizzata. Sul fiordo nero-azzurro e sulla città c'erano sangue e lingue di fuoco. I miei amici continuavano a camminare e io tremavo ancora di paura... e sentivo che un grande urlo infinito pervadeva la natura".

Gli studiosi esperti di Munch hanno cercato di individuare un episodio in particolare che abbia  scatenato nell'artista sentimenti tanto forti e violenti, diversi da quelli del crepuscolo di qualsiasi altro giorno. Si è ipotizzato quindi che il pomeriggio in cui Munch passeggiava con i due amici lungo i fiordi fosse quello del 27 agosto 1883. Un Munch appena ventenne assisteva in quell'occasione all'oscurarsi del cielo e sentiva quello che è stato definito il suono più forte mai registrato sul pianeta in epoca storica, provocato dalla più violenta eruzione del Krakatoa, celebre vulcano indonesiano.

A prescindere da cosa abbia provocato tanta paura, ogni elemento dell'opera di Munch descrive l'angoscia ed il terrore provati dall'artista in quel tardo pomeriggio: le pennellate curve e spezzate, i colori innaturali e mescolati, la luce soffocata dalla violenza della natura. Ma l'elemento peggiore che angoscia il personaggio principale, tanto atterrito da diventare un indistinto scheletro, è l'indifferenza degli amici che si scorgono in lontananza, i quali continuano a passeggiare tranquilli sulla palizzata inerte, unico elemento stabile del dipinto. La linearità e continuità della palizzata tuttavia non riescono ad impedire alla paura di esprimersi attraverso la bocca spalancata di quel volto a mo' di teschio oggi tanto famoso.

(articolo a cura di Francesco Gioia)

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