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Cosa si è disposti a fare pur di proteggere una delle persone che più si amano al mondo, come un padre ridotto a letto dalla malattia? Il giovane Bilal, di appena undici anni, decide di intraprendere una strada pericolosa quanto saggia: la menzogna. Non tutto è come appare, l'India all'alba del 1950 sta radicalmente cambiando e questo ragazzino si troverà ad affrontare i primi pericoli della sua età e, al contempo, a difendere ad ogni costo il padre dal dolore. Irfan Master, con La biblioteca dei mille libri, finalista al premio Waterstones Book e tra i migliori esordi del 2012, ci racconta una pagina importante della storia indiana e dell'immenso amore che lega un padre e un figlio.

Irfan Master vive attualmente in Inghilterra, ma è nato e cresciuto nel Gujarat, in India, dove è ambientato il romanzo: questo, già di per sé, dona un tocco di autenticità all'intero libro.

Guardiamo il mondo dagli occhi dell'undicenne Bilal, che vive con il padre (in lingua hindi "bapuji") in una catapecchia in un villaggio di Gujarat. La sua famiglia è sempre stata povera, lui stesso è abituato a girare scalzo e ad accontentarsi di cibi poveri come il riso e il chapatti (pane piatto e rotondo cotto sulla griglia); Bilal però è ricco dentro, proprio perché suo padre, conosciuto e rispettato in tutto il villaggio, gli ha sempre insegnato l'amore e il rispetto per la parola scritta, riempiendo quei pochi spazi in casa di libri.

Il protagonista della nostra storia, dotato di una brillante intelligenza, si trova spiazzato di fronte alla malattia che costringe il suo amato bapuji a letto e che lo porterà purtroppo alla morte, così come si trova in difficoltà (nonostante ne sia ben al corrente) di fronte ai cambiamenti tumultuosi – e tutto fuorché pacifici – che stanno interessando l’India.

Bilal sa molto bene che “Tutti raccontiamo bugie, mentiamo tutti. A volte lo facciamo per noi stessi, altre per far sentire meglio gli altri”: e dunque, con l'aiuto di tre suoi grandi amici, riesce ad architettare un piano affinché al padre non vengano inflitti altri dolori, nascondendogli dunque anche la verità circa la sua malattia, solo per proteggerlo.

Siamo verso la fine degli anni Quaranta del 1900, quando ancora nei villaggi indiani ci si sosteneva con ciò che offriva il mercato, dove tutti i venditori si conoscevano, da anni avevano sempre la loro medesima postazione e si rispettavano l'uno con l'altro. Anche gli adulti dimostrano quel tipo di saggezza e di comprensione che raramente si riscontrano nei libri: partendo dal bapuji di Bilal, passando dal vecchio venditore di verdura (che nonostante la sua cecità avverte e sente tutto), al maestro Mukherjee e al dottore Doctorji, i quali riescono a stare al fianco di Bilal, accudendolo e ascoltandolo ma sempre un po' nell’ombra, come se avessero paura di offuscare la figura di questo ragazzino così coraggioso.

La biblioteca dei mille libri ha la particolarità di far vivere l'India (o, per meglio dire, il Gujarat) a 360°. Il giovane Bilal ci fa così conoscere le stradine del suo villaggio, che lui percorre quasi ad occhi chiusi, la sua scuola dove si fa lezione seduti in terra ascoltando il maestro, la sua casa piena di colori e profumi: nella descrizione di un semplice piatto come il daal (nientepopodimeno che le nostre lenticchie), il profumo sprigionato dalla pentola ti colpisce le narici, come se stesse trasudando dalle pagine del libro.

Una storia che racconta il coraggio, il quale si scontra brutalmente con la giovane età del nostro protagonista che, non potendo raccontare a nessuno l'enorme bugia che sta diventando la sua primaria ragione di vita, viene colto spesso da forti crampi alla pancia, simbolo psicosomatico di una verità che prima o poi dovrà essere affrontata ma che Bilal ha seriamente paura di gestire. Una famiglia unita da affetto e rispetto ma che, come in tutti i nuclei, non manca di problemi: la mamma di Bilal è infatti morta quando lui era molto piccolo e, da allora, anche i rapporti tra il fratello maggiore e il padre si sono incrinati per divergenze e rancori. Così Bilal, crescendo, ha riconosciuto nella figura paterna il suo intero universo: non può pensare di perderlo proprio ora, non può pensare di non avere più il suo amato bapuji che ogni sera gli legge qualche riga.

Un romanzo che trascina in una terra affascinante e completamente diversa, piena di suoni e colori; un racconto capace di scatenare molteplici emozioni, come anche la commozione leggendo le semplici parole di un padre al figlio: “Bilal, sei tu la mia India”.

(articolo a cura di Rebecca Cauda)

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