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Lo avevamo lasciato con una furente Mercedes, macchina distruttrice che aveva ucciso migliaia di persone. Lo ritroviamo qui, in questo nuovo romanzo "Chi perde paga", in cui il Maestro dell'Horror Stephen King ci ripropone la storia, ma con un punto di vista tutto nuovo e con personaggi decisamente accattivanti. Vi ricordate il romanzo "Misery", con cui lo scrittore raggiunse il culmine del suo successo? Ecco, non dimenticatevi mai di quanto abbiate amato/odiato Annie Wilkes e di quanto abbiate condiviso alcune sue manie inquietanti, espressione dell'amore folle per lo scrittore Paul Sheldon.

Ricordiamoci sempre che stiamo parlando di Stephen King, dunque vale la regola "sacra" del non annoiare il lettore, ma anzi di rivolgersi a lui in prima persona, come se stesse davvero di fronte allo scrittore, pronto a gettarsi anima e corpo in un nuovo mondo. Qui si tratta di un universo che vede protagonisti l'ormai ex detective (ed ex grassottello) Bill Hodges, che reduce dall'avventura con lo spietato e folle Brady, ha deciso di reinventare la sua carriera e diventare un investigatore privato, pronto a venire in soccorso nei casi che possano competergli. Ma come in ogni storia che si rispetti, i cattivi non ci mettono molto a rivelarsi e qui ci troviamo di fronte ad un uomo, Morris Bellamy, che oggi nel 2015 ha 60 anni, ma che nel 1978, poco più che trentenne, ha compiuto forse uno dei gesti più folli e sconsiderati che un amante della lettura possa fare: ha ucciso il suo idolo, lo scrittore John Rothstein. Perché dunque ha compiuto tale omicidio? Proprio come in "Misery", Morris non è in grado di scindere ciò che è finzione (ovvero il suo amato personaggio nato dalla penna di Rothstein, Jimmy Gold) da ciò che è reale: la sua vita fa schifo, ruota esclusivamente intorno a questo universo letterario, alla frasi ripetute nel libro "Sono tutte stronzate", ai manoscritti che ha letto plurime volte e che ora sono perduti per sempre. Sì, perché come ogni scrittore che si rispetti, anche l'anziano Rothstein ha deciso di rivoluzionare la sua saga e il suo personaggio principale, ma questo a Bellamy non va giù, proprio non piace. Ed una mente folle e contorta come la sua non vede altra soluzione che rubare i taccuini di un anziano romanziere e farlo fuori, senza troppi complimenti. Purtroppo per lui, che conosce i vizi fin troppo bene, si ritrova in carcere dopo una notte di ubriacatura senza freni, senza ricordarsi nemmeno dove ha nascosto i preziosi taccuini.

Stephen King ci fa ritornare bruscamente agli anni 2000, gli anni della crisi economica, che colpisce tante famiglie in modo violento, ingiusto ed anche la famiglia di Pete Saubers non se la sta passando per niente bene, il tutto aggravato dal fatto che il papà di questa famiglia altri non è se non una delle vittime delle folle Mercedes del precedente romanzo. Il giovane Pete riesce però a trovare una soluzione e a risollevare la situazione finanziaria e morale della sua famiglia, e saranno proprio i taccuini di John Rothstein ad aiutarlo. Quale sarà però il prezzo di questo segreto, di questa scappatoia? Tutto resta impunito?

Con questo romanzo Stephen King ci ricorda un po' il personaggio di Annie Wilkes, ma non lo duplica affatto e non lo ripete, anzi lo reinventa in maniera eccelsa, forse accentuandone i caratteri folli e psicopatici. Costruire un protagonista come Morris Bellamy/Pete Saubers (lo ying e lo yang, il buono il cattivo? Difficile a dirsi…) poteva essere rischioso, come anche era elevata la difficoltà di creare una "saga" in cui l’infallibile detective si redime dai suoi peccati e risorge dalle ceneri. Ma di libri come questi è pieno il panorama editoriale, ma in questo caso non si parla di un secondo libro, bensì di una versione 1.1 del precedente, dove la vicenda cardine del primo romanzo viene solo rievocata e fa da apripista e lo sviluppo è completamente differente, tanto che crea un racconto ex novo, originale e affascinante. Anche la scelta del titolo si rivela azzeccata, più comprensibile a libro terminato, ma già da subito intrigante. Davvero chi perde nella sfida (e ognuno giudichi QUALE sfida), paga lo scotto? O forse ogni caso, ogni avventura, ogni fatto è a se stante?

Nessuno e ripeto nessuno, riesce con tanta fantasia e credibilità a creare ogni volta romanzi con i più diversi protagonisti, sempre contorti e con i quali il lettore entra subito in sintonia, fin dalle prime righe. Nessuno, tranne Stephen King.

(articolo a cura di Rebecca Cauda)

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