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Leggere Lolita a Teheran, scritto da Azar Nafisi, Libro del Mese di Dicembre 2015, descrive un'esperienza di vita vissuta in Iran, focalizzando l'attenzione sulla condizione delle donne. La letteratura sul tema è fiorente e le esperienze dirette sono un interessante spaccato di approfondimento per conoscere quello che succede realmente nel Medio Oriente. Un'ulteriore testimonianza proviene dall'opera e l'impegno del sacerdote Jean-Marie Benjamin.

Regista, cultore della musica classica e compositore – suo ad esempio è Ode to the child, inno ufficiale dell'UNICEFJean-Marie Benjamin, dopo aver interrotto l'attività di funzionario Onu, si dedica agli studi di teologia e viene ordinato sacerdote a Roma il 26 ottobre 1991. Tutta la sua attività è rivolta a denunciare gli effetti dell'embargo sulla popolazione irachena ed i danni provocati a seguito contaminazione, dalle armi all'uranio impoverito. Benjamin colpisce l'opinione pubblica per la prima volta quando nel 1988 pubblica il primo dei suoi documentari sulla situazione mediorientale: Iraq, Genesi del Tempo. Con quest'opera egli infatti punta l'obiettivo sulle drammatiche conseguenze delle scelte prese a tavolino a conclusione del secondo conflitto mondiale da Stati esterni al Medio Oriente.

Il sacerdote polemizza contro l'interferenza esterna delle grandi nazioni uscite vittoriose dalla Seconda Guerra Mondiale, raccontando la propria vita vissuta in Iraq a fianco della popolazione. Per questo motivo, la realizzazione dei suoi documentari richiede molto tempo e il suo secondo libro esce soltanto undici anni dopo: nel 1999 viene pubblicato Iraq, un viaggio nel regno proibito, opera che fa il punto sulla situazione del Medio Oriente all'alba del terzo millennio.

Probabilmente l'episodio che lo ha fatto conoscere ad un pubblico più generale risale proprio a questo periodo: schierandosi contro l'embargo imposto all'Iraq, Benjamin organizza un volo di protesta Amman-Baghdad a cui partecipa, tra gli altri, anche Vittorio Sgarbi. L'esperienza è di grande impatto sociale e politico e l'anno successivo, il 2001, è seguito da un nuovo volo di protesta, questa volta Parigi-Baghdad, con a bordo più di cento personalità di rilievo del mondo della politica internazionale.

Essendo riuscito a fare presa sull'opinione pubblica, Benjamin esce nel 2002 con un terzo documentario, Iraq, il dossier nascosto, nel quale delinea la propria netta posizione contro la politica statunitense nella questione mediorientale. L'opera punta ad aprire gli occhi al pubblico sulle colpe dei potenti nelle problematiche relative all'Iraq ed il volume viene ristampato dagli Editori Riuniti per la seconda volta nello stesso anno, tanto ne è il successo. Il libro è scritto in italiano e tradotto in inglese – Benjamin, di origini francesi, risiede in Italia sin dal 1975 – e l'edizione nella sua lingua madre vede la luce l'anno dopo con un titolo molto meno ambiguo: Irak, ce que Bush ne dit pas ("ciò che Bush non dice").

Naturalmente la grande esposizione mediatica contro l'allora presidente degli Stati Uniti d'America, George W. Bush, costa a Benjamin una miriade di accuse gravissime, alcune delle quali lo portano addirittura a doversi difendere legalmente. Il sacerdote viene accusato di collusione con Saddam Hussein, allora presidente dell'Iraq, il quale gli avrebbe offerto denaro sotto forma di buoni petroliferi.

Dopo essere riuscito a dimostrare in tribunale la propria innocenza, dichiarando di aver sì ricevuto tali offerte dal presidente iracheno, ma di non averle mai accettate, Benjamin riprende la propria attività umanitaria e raccoglie in un'ulteriore opera le sue memorie, tirando una vera e propria sommatoria della sua esperienza in Medio Oriente nella sua ultima pubblicazione, Iraq, l'effetto boomerang (2015), che attualmente l'autore è impegnato a presentare in librerie e biblioteche, in Italia e all'estero.

(articolo a cura di Francesco Gioia)

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