images/rubrica-letteraria/aldila-di-lars-kepler-il-porto-delle-anime.jpg

Chi non ha mai avuto il bruciante desiderio di conoscere ciò che sarà dopo la morte? Dove capiteremo, chi vedremo, come vivremo? Ma soprattutto, chi non ha mai desiderato poter poi tornare indietro, per essere in grado di raccontarlo? E se mai ti venisse data questa possibilità, o te la prendessi tu di tua spontanea volontà per poter salvare tuo figlio, come la gestiresti? I coniugi svedesi Ahndoril, meglio conosciuti con lo pseudonimo Lars Kepler, si reinventano, affrontando un nuovo genere nel loro ultimo romanzo Il porto delle anime: una donna si ritrova nel mondo dell'aldilà senza capirne il motivo, ma rapidamente si rende conto di essere in una situazione pericolosa ed oscura.

Alcuni scrittori tendono a mantenersi sempre sulla medesima tipologia di romanzo: come se qualcuno avesse compilato loro un format da rispettare, dal quale è controproducente allontanarsi. Senza nulla togliere a questa variegata schiera di scrittori, ce ne sono alcuni che al contrario prendono il coraggio a quattro mani (come in questo caso) e decidono di raccontare una storia inusuale, lanciandosi verso un universo differente (e non privo di pericoli).

Toccare una tematica come l'aldilà, si sa, è questione assai delicata, per la quale molti autori - a partire da Dante Alighieri - hanno dovuto subire angherie e stroncature perché l'utenza media era troppo viziata dai precetti religiosi. Adesso la maggiore libertà consente di esprimersi con molteplici mezzi, argomenti, pensieri per poi formulare e giungere alle proprie personali conclusioni e critiche.

Così, Lars Kepler "dipinge" un quadro variopinto, nel quale il lettore rimane subito stupito dalla protagonista. Jasmin è una ragazza bella, con una gran massa di capelli rossi e una marea di efelidi, ma soprattutto con un coraggio da leone: ex soldato dell'esercito svedese, ferita quasi mortalmente durante uno scontro, vive un'esperienza di pre-morte ma, appena la racconta, viene subito presa e rinchiusa in un ospedale psichiatrico, con il rischio di perdere l'affidamento del figlio Dante, sua principale ragione di vita.

Jasmin è davvero convinta di quello che ha visto: del porto giapponese, della piastrina legata al collo (una sorta di lasciapassare per ritornare nel mondo dei vivi), della stazione, del bagno caldo dal quale è riemersa per risvegliarsi in un letto d'ospedale dopo un altro brutto incidente.  Purtroppo,  questa volta è coinvolto anche il figlio, il quale dovrà subire una pericolosa operazione al cuore rischiando di non ritornare più tra le braccia della madre. A questo punto Jasmin, però, non se la sente di lasciare sola la sua creatura, in questa pericolosa avventura; sa che è troppo piccolo per poterne tornare illeso e dunque decide spontaneamente (e con l'aiuto della sorella, medico specializzato) di indursi un arresto cardiaco momentaneo per poter guidare Dante nell'aldilà. Purtroppo, la situazione le scapperà dalle mani troppo in fretta e Jasmin si ritroverà coinvolta in una vera e propria lotta all’ultimo sangue, con guardie e armi e pistole… insomma, a riaffrontare l’esercito. Ed è proprio lì che la nostra protagonista capirà  e riuscirà a distinguere quale sia la realtà e quale la finzione e quanto sia semplice formulare un giudizio affrettato, senza conoscere veramente chi ci troviamo davanti oppure, al contrario, quando crediamo di saperne fin troppo.

Con la creazione (e lo studio approfondito) di un aldilà giapponese, questa coppia di scrittori riesce a coinvolgere chiunque apra il loro romanzo: un racconto che non annoia mai, ma che diviene quasi interattivo, come un videogioco, specialmente verso il finale. A dimostrazione che chi osa, anche nella scrittura, spesso poi vince.

(articolo a cura di Rebecca Cauda)

Se vuoi collaborare con la Rubrica Letteraria del Club del Libro, segnalarci iniziative interessanti o semplicemente comunicare con noi, scrivici a:

Mail