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Dopo il boom di qualche anno fa, la vendita degli e-book ha conosciuto una forte contrazione: c'è chi ha parlato della fine dei libri elettronici con la stessa imprudenza con la qualche parlava della fine dei libri di carta. È un fenomeno nuovo: le potenzialità sono infinite. Ma ci vuole tempo.

Fino a qualche anno fa l'avvento degli e-book e dei dispositivi di lettura avevano fatto profetizzare la morte del libro cartaceo , quello tradizionalmente inteso: i dati relativi al periodo 2008 – 2010 parlano di un incremento delle vendite del 1260%. Negli ultimi anni l'entusiasmo iniziale si è sgonfiato, ma il fenomeno rimane: la vendita degli e-book, in calo progressivo a partire dal 2012, rappresenta un modo nuovo di consumare i libri . Che si sia favorevoli o che si sia contrari, sta di fatto che molte aziende, a cominciare da Amazon, hanno così costruito un modello di business che coinvolge non solo loro, poche e giganti società informatiche, ma anche gli editori e tutto l'indotto che ruota attorno al libro: un caso curioso, certamente da non sminuire, se si considera che la lettura, in Italia, è mal vista, mal sopportata, considerata un ozio, qualcosa di improduttivo. Gli strumenti tecnologici di lettura , i succitati Kindle, per esempio, che tra l'altro hanno un costo molto contenuto, hanno rappresentato un incentivo alla lettura , avvicinando ragazzi e ragazze ai libri, affascinati non tanto dal libro in sé, dal suo contenuto, dalla storia, dalla poesia, ma più banalmente dallo strumento tecnologico. Magari, sperano in tanti (editori e chiunque viva nel mondo editoriale), questi lettori "improvvisati" si trasformeranno, un giorno, in lettori vivaci, curiosi, affezionati.

Quali sono, oggi come oggi, gli e-reader più diffusi?

Kindle – Amazon da qualche anno produce questi dispositivi di lettura, in tre varianti: Basic, Paperwhite, Voyage. Sono venduti in abbinamento a offerte commerciali che consentono tra l'altro, solo per citare una formula di successo, lo streaming dei libri: pagando un canone fisso di circa dieci Euro al mese, si può avere accesso illimitato a tutta la biblioteca digitale del colosso dell'e-commerce. Una soluzione, questa, che avvantaggia prevalentemente chi legge più di un libro al mese.

Kobo – È un dispositivo di lettura ottimo, dal design elegante, prodotto in Canada. In Italia è distribuito da Mondadori e da Feltrinelli. Può, quindi, essere comprato sia negli store di queste librerie sia on-line, sul sito del produttore. Ha una libreria integrata a cui si può accedere sfruttando internet, si può leggere l'estratto del libro di interesse ed eventualmente comprarlo. Esistono diversi modelli, dalla versione economica, destinata all'utilizzatore occasionale, a quella più performante.

Tolino – Nasce in Germania dall'unione di alcune librerie tedesche, svizzere e austriache. Ha compiuto un piccolo miracolo: in Germania, dove la lettura digitale è molto sviluppata, ha una quota di mercato maggiore di quella dei Kindle. In Italia è importato da IBS, il cui store on-line è integrato nel sistema. I prezzi degli e-book sono competitivi, e a ciò si aggiungano le numerose offerte promozionali che di volta in volta si affacciano sul portale web.

L'obiezione che più frequentemente viene mossa contro questo nuovo modo di approcciarsi alla lettura digitale è che manca, di fatto, lo strumento principale: il libro, quell'oggetto rettangolare fatto di carta, una appiccicata all'altra, con una copertina e col titolo in bella mostra, col caratteristico odore a cui tutti, appassionati e non, sono legati. Ma questo è un fatto generazionale: a partire dagli anni Sessanta, per via della rivoluzione culturale, il boom economico, la scolarizzazione, il libro da un lato diveniva accessibile a chi in passato era precluso; dall'altro ha perso tutto il suo fascino, il potere incantatorio, la forza propulsiva che solo gli appassionati, i bibliofili, gli innamorati sanno comprendere. Il libro, insomma, si è trasformato, ha assunto un valore diverso da quello originario, pur continuando a veicolare un significato – a cambiare, semmai, è l'approccio.

 

Non solo. Ha dato il la a un altro fenomeno: il self-publishing. Se prima la parola, il racconto, appartenevano a pochi, oggi sono uno strumento potenzialmente universale. Sul web ci sono decine di piattaforme che incoraggiano alla scrittura creativa: la gente annota, scrive pensieri, racconta storie, e poi le pubblica sui social o crea la versione elettronica del libro, che viene venduto, se piace, che viene ignorato, se non piace. Il self-publishing costituisce una fetta consistente della vendita di e-book su Amazon Store. Un caso esemplificativo: After, una serie di romanzi nata così, per caso, su Wattpad - una di quelle piattaforme su indicate - è diventato il caso editoriale dell'anno, e ha trovato con la Sperling & Kupfer un editore capace di valorizzare il progetto editoriale, artisticamente irrilevante, economicamente un affare colossale.

Tutto ciò, e molto altro ancora, è legato al mercato degli e-book. Forse sarà l'ennesima "bolla" legata alla tecnologia, forse tra qualche decennio sarà definitivamente cambiato il modo di rapportarsi ai libri, chi lo sa, ma di certo rappresenta un cambiamento significativo nella storia recente dell'editoria, che ha trovato un modo nuovo per generare profitti – non migliore, non peggiore, solo diverso. A dispetto delle vendite deludenti degli ultimi anni, il potenziale è enorme: i margini di profitto sono notevoli e fanno gola alle case editrici e a tutto il circuito editoriale, poiché i costi per la realizzazione degli e-book sono significativamente più bassi che per i libri di carta. È questa una delle facce più allettanti della rivoluzione, per gli editori. A dover compiere il prossimo passo, ora, è il lettore, abituato sin da bambino, a sfogliarli, i libri: è un processo culturale radicalizzatosi nei secoli e nella cultura della società; pensare che nel giro di qualche anno la rivoluzione digitale potesse scalfire il dominio dei libri e di tutto l’indotto a essi legato, era ed è irrealistico.

(articolo a cura di Fabio Mazzilli)

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