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La casa delle belle addormentate di Yasunari Kawabata, Libro del Mese di Febbraio 2016, è ambientato in Giappone. È intriso della cultura giapponese, tanto che, per alcuni, potrebbe essere complicato abbandonarsi ad un mondo così lontano e carpirne l'intrinseca bellezza. Già nel febbraio 2015, Il Club del Libro aveva affrontato la lettura di una scrittrice giapponese, Natsuo Kirino. Al relativo articolo di approfondimento vi rimando per una vista, sia pure superficiale, della cultura e società giapponesi. In questo articolo, invece, proveremo ad andare un po' oltre l'immagine approssimativa che abbiamo del Giappone e della sua cultura.

Spesso, in Italia, infatti, ci siamo lasciati andare ad un amore incondizionato per la cultura giapponese, conosciuta in modo solo parziale. I ricordi dell'infanzia, in particolare dei manga, hanno creato delle caratteristiche ideali che hanno contagiato la visione globale di quel paese. In sé considerato, l'amore incondizionato non è un grande problema, se non nascondesse dietro di sé il problema del disprezzo assoluto, per cui assistiamo allo stucchevole giochino di apprezzare o criticare la società giapponese a seconda che prevalga il fascino del lontano o la sicurezza del vicino.

Oggi, l'immagine più comune del Giappone è quella delle metropoli, in cui la vita corre veloce, secondo ritmi e modalità simili a quelli cui noi siamo abituati. Tuttavia, nella sostanza, ci sono molte differenze. Ad esempio, per i giapponesi, sulla base del principio per cui ogni chiusura ha una serratura da capire e vincere, il riserbo, la discrezione, la cura nei gesti sono segno di rispetto, di partecipazione interessata.

Ancora; appena al di là dei grattacieli e delle insegne luminose, si stende un tappeto di casette a due piani, tra le quali la vita si svolge a ritmi rallentati, quelli delle biciclette e delle vecchie signore che si muovono a piedi e che, se interrogate, sono sempre pronte a raccontare la storia della propria famiglia. Ad unire queste realtà molto diverse sono i treni, tanto che un eccellente approccio alla cultura giapponese è osservare la vita nelle stazioni, quelle grandi e affollate delle città, e quelle piccole, semplici ed altrettanto gremite delle periferie.

I giapponesi sono pienamente consapevoli dell'importanza delle stazioni per la loro vita quotidiana, tanto che puntano in maniera ossessiva all'efficienza e alla pulizia di questi luoghi. Si tratta di un obiettivo raggiunto in maniera quasi universale, salvo eccezioni in alcune stazioni metropolitane della città di Osaka.

Occorre ammettere che, in alcuni casi, efficienza e pulizia possono creare risultati ai quali è molto difficile abituare la cultura occidentale: i capsule hotel. Si tratta di capsule grazie alle quali è possibile pernottare nelle grandi città, per una notte, in modo molto economico.

Sono pulite, ideali per i cd. salary man, che arrivano in città per affari e ripartono il giorno dopo. Sono servite da bagni e docce comuni (nessun fraintendimento: si tratta di strutture estremamente funzionali e pulite, infatti, in Giappone, il bagno pubblico è parte essenziale della cultura). All'interno delle capsule risuona una canzoncina per ninna nanna, c'è la televisione. Ad osservare bene, si scopre che non sono così strette come immaginiamo ad uno sguardo veloce, ma spesso, sono un po' corte.

Come detto, tutto è molto efficiente e pulito. Per noi occidentali rimane solo da superare quell'aspetto inquietante che ricorda i loculi sepolcrali e la sensazione che provoca vivere un terremoto (evento, quasi quotidiano in Giappone) rinchiusi in una capsula!

(articolo a cura di Emiliano Marzinotto)

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