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L’ombra del vento di Carlos Ruiz Zafón, Libro del Mese Marzo 2016, è ambientato a Barcellona. Si tratta di una città con mille zone d'ombra, cupa, annichilita dalla guerra appena terminata; una città molto lontana da quella solare, divertente e spensierata che, negli ultimi anni, è diventata il punto di riferimento del mondo giovanile.

La guerra (guerra civile spagnola, 1936-1939) e la dittatura conseguente, infatti, ingrigiscono la realtà privandola delle sue forze vitali. In questo senso, è possibile notare una correlazione con il futuro immaginato da Ray Bradbury, in Fahrenheit 451: in questo, gli esuli, fuori la città, ricordano a memoria i libri; nella Spagna franchista di Zafón, coloro che sono introdotti nel cimitero dei libri dimenticati si prendono cura dei volumi e della loro memoria. In entrambi i casi, il nemico fisico, immediato è il fuoco; il nemico ultimo, ideologico sono i roghi di libri che hanno accompagnato la storia dell'uomo.

Come detto, l'ambientazione è particolarmente accattivante, anche grazie alla capacità dello scrittore di mescolare elementi veritieri e altri immaginari. Uno dei luoghi più suggestivi descritti dallo scrittore è il Montjuic: la grande montagna che sovrasta il lato a sud ovest di Barcellona e che ospita il cimitero modernista dove è sepolta la madre di Daniel.

Salendo sulla montagna, si scoprono i suoi crinali coperti di fiori, alberi esotici e cactus, tanto che, oggi, il Montjuic ospita una dei giardini botanici più grandi in Europa, interamente dedicato ai cactus. In questo scenario, l'uomo ha saputo fornire prova della sua genialità, ma anche, purtroppo, della sua meschinità:

- il Padiglione di Ludwig Mies van der Rohe, uno degli esponenti più illustri della Bauhaus. Il Padiglione, pensato e costruito in occasione dell'Esposizione Universale del 1929, attraverso il connubio tra diversi materiali come il vetro, il ferro, il marmo, la pietra e l'acciaio, e attraverso il gioco di trasparenze e delle linee architettoniche, riesce a trasmettere sensazioni di purezza, serenità e magia, aumentate dalla piscina colma di acqua trasparente e placida;

- il Villaggio Spagnolo, anch'esso realizzato in occasione dell'Esposizione Universale del 1929, che raccoglie gli stili architettonici di tutta la Spagna, dalla Galizia ai Paesi Baschi, dall'Aragona all'Andalusia, dalle Baleari alle Asturie;

- il Museo Nazionale dell'Arte della Catalogna, il quale doveva essere il simbolo dell'Esposizione Universale del 1929, lo scrigno di una nuova arte catalana. Al suo interno è possibile ammirare le opere di artisti come Casas o Rusinol;

- il palazzo di Sant Jordi, con un tetto di acciaio, disegnato dall'architetto giapponese Isozaki, destinato alla ginnastica libera durante le Olimpiadi, mentre ora è una sala concerti;

- la Torre di Calatraya. Si tratta di una torre per le telecomunicazioni, la quale, secondo il suo creatore, Santiago Calatraya, avrebbe dovuto simboleggiare l'apertura della città verso nuovi orizzonti;

- lo stadio Olimpico, costruito nel 1929, in vista delle Olimpiadi. Tuttavia, solo nel 1992 fu utilizzato per tale scopo. Oggi, continua a essere lo stadio di casa della seconda squadra di calcio della città, l'Espanyol;

- il Museo della Fondazione Joan Mirò, costruito da Josep Lluis Sert, accoglie le opere di grandi artisti come Matisse e Duchamp;

- il castello di Montjuic, il quale risale al 1640.

La conclusione spetta proprio a questo straordinario e contraddittorio castello. Per secoli, è stato il simbolo del controllo e dell'oppressione nei confronti del popolo spagnolo e in particolare di quello catalano. È stato il simbolo dell’oppressione degli anarchici e degli oppositori al franchismo. Qui, nel 1940, fu fucilato, per ordine di Franco, Lluis Companys, presidente della comunità autonoma della catalogna. Qui, oggi, è rimasta la sola statua del Generalissimo in tutta città.

(articolo a cura di Emiliano Marzinotto)

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