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Marco Patrone, già blogger di Recensire il Mondo, ha esordito lo scorso anno con Come in una ballata di Tom Petty (Transeuropa): un romanzo nostalgico che racconta di voglia di libertà e nuovi inizi tra passato e presente, realtà e sogni, fughe e viaggi on the road. L'autore incontrerà i lettori milanesi il prossimo 22 aprile alle ore 19.00 presso la libreria Verso (corso di Porta Ticinese 40): proprio in attesa dell'evento — e invitandovi a partecipare numerosi — la nostra caporedattrice Elisa Gelsomino lo ha intervistato per Il Club del Libro.

Il Club del Libro: Il protagonista di Come in una ballata di Tom Petty si chiama Marco, vive a Monaco ed è un manager bancario. La domanda — prevedibile quanto inevitabile nel tuo caso — è: quanto c'è di autobiografico?

Marco Patrone: È – come spesso nei romanzi – l'estremizzazione di uno spunto autobiografico. Il chiedersi "come sarebbe se?". D'altra parte non sono Knausgard e neppure Proust e raccontare uno a uno la mia vita avrebbe portato credo a un libro terribilmente noioso. Quindi mi sono chiesto cosa sarebbe successo a uno come me se una sorta di crisi lavorativa di mezza età lo avesse spinto a una scelta tutto sommato radicale come la fuga. La scelta di chiamare il personaggio Marco mi è sembrata la più logica, a dire il vero credo che chiamerò sempre Marco nelle cose che scriverò il personaggio che appare maggiormente simile a me.

CdL: Marco fugge dal suo lavoro, dalla sua Donnaglamour, dalla sua vita per tornare ai luoghi dell'adolescenza. È un uomo in crisi, che cerca rifugio nel passato per paura del futuro e come atto di ribellione nei confronti di un presente che lo opprime. Come lo definiresti in tre aggettivi?

MP: Confuso, riflessivo e segaiolo. No, il terzo è uno scherzo, diciamo confuso, riflessivo e sognatore.

CdL: Da ragazzo Marco sognava di diventare un indie-rocker di successo e di scrivere la canzone pop perfetta. La musica è molto presente lungo tutto il libro, con continui riferimenti e anche qualche "pausa musicale": quanto lo è nella tua vita?

MP: La musica è una componente fondamentale della mia vita, al di là di questo chi abbia letto ad esempio i romanzi di Nick Hornby si rende conto di quale interazione ci sia tra musica indie-rock o indie-pop e un certo tipo di atteggiamento da eterno adolescente. Vedi Alta fedeltà, per esempio.

CdL: E perché proprio Tom Petty nel titolo, quali aspetti della sua musica si ritrovano nel tuo romanzo?

MP: C'è un aspetto serio e uno più ironico. Dal punto di vista serio Petty scrive queste classiche highway ballads, musica da autostrade americane, musica da voglia di libertà, e io ho provato a trasferire questo "atteggiamento" nella nostra vecchia e angusta Europa. Voglia di fuga, di libertà, ma paesaggi molto diversi, strade più corte e banali o forse sono io troppo legato a un immaginario americano da film, il che nell'ambito del romanzo mi va benissimo.

Poi casualmente in due scene di due film molto famosi – Il silenzio degli innocenti e Jerry Maguire – canzoni di Tom Petty vengono suonate e cantate prima che succedano ai due personaggi che le ascoltano cose abbastanza sgradevoli. Da qui la considerazione che Tom Petty magari porta bonariamente sfortuna (bonariamente perché si tratta solo di film).

CdL: La fuga solitaria di Marco ad un certo punto si trasforma in viaggio on the road — in compagnia della sua vecchia fiamma e del suo amico-rivale di un tempo — tra Italia, Austria e Germania: sei legato, e in che modo, ai luoghi di cui racconti?

MP: Era importante che ci fossero città per me del cuore come Massa (divertente che l'editore – che è di Massa – cercasse di dissuadermi a mettercela in quanto luogo non proprio "centrale" nel mondo letterario), Genova che fa un piccolo "cameo", poi Monaco, Colonia. In ogni modo il concetto di viaggio/fuga è per me importante, fin da ragazzo con la famiglia abbiamo fatto molti trasferimenti e questo ha aspetti positivi e negativi, ma certamente ti convince che il mondo non finisce nelle strade della città in cui vivi al momento.

CdL: Per essere buoni scrittori occorre essere, prima di tutto, buoni lettori?

MP: Assolutamente sì, poi ognuno avrà il suo metodo e io non sono certo in grado di fare il maestro, ma dico che (per me) è importante leggere tanto e con molta curiosità, spaziare insomma.

Marco Patrone

CdL: Sei anche il seguitissimo blogger di Recensire il Mondo. La rete è necessità o risorsa? E quanto è importante come autore?

MP: Seguitissimo è forse esagerato e d'altra parte magari conosci già il mio understatement. Il Blog è intanto diventato una grande passione per me, un modo per vivere una vita parallela alla mia professionale, in questo senso direi necessità interiore e sicuramente anche risorsa. Come autore mi ha aiutato a stringere contatti con amici che poi si sono interessati al mio libro, ma non è successo in maniera pianificata e d'altra parte sconsiglierei a chiunque di usare il proprio Blog letterario per far pubblicità al proprio libro.

CdL: La mission del Club del Libro è "leggere, condividere, crescere", ti trovi d'accordo? Cos'è per te e come vivi la lettura?

MP: Sono d'accordo, la lettura crea crescita personale, dà la possibilità di conoscere meglio se stessi e gli altri, la famosa frase di Eco non la cito perché è stata fin troppo citata, ma è chiaro il valore "moltiplicatorio" del romanzo, vivere insomma altre vite e conoscere altre prospettive, mettersi dalla parte del cattivo in un romanzo come Le Benevole di Littell, la fascinazione del male in Delitto e Castigo, l'aspirazione a un'altra vita e al languore amoroso di Madame Bovary. Mi rendo conto di aver fatto tre esempio negativi o in senso lato a-morali ma penso che il grande romanzo spesso abbia a che fare con l'apparire del male nelle nostre vite. Ma sto andando fuori tema: vivo la lettura come una grande passione e una necessità quasi fisica.

CdL: Il Tom Petty è il primo di una ideale trilogia che racconta di crisi, di fughe reali o immaginarie. Ci puoi anticipare qualcosa degli altri due?

MP: Uno dei due l'ho ucciso perché non mi convinceva più; vale sempre il discorso della vecchia fotografia nella quale non ti "vedi" più. L'ideale trilogia aveva a che fare con crisi di mezza età e sogni di libertà riposti ma poi deve essere interessante per il lettore. Vive invece un altro dei tre capitoli dove si narra – tanto per cambiare – di un uomo in crisi e di un suo innamoramento durante una crociera. Lo sto rifinendo, poi deciderà l'editore. Ti cito l'incipit per darti un'idea: "Crescemmo in un'epoca nella quale era normale che i genitori ogni tanto allungassero un ceffone ai figli. Si credeva nelle ideologie, si compravano BOT a tassi superiori al 10%, ci si emozionava quando le campane a festa annunciavano l'elezione del nuovo Papa. Tempi ora buoni ad apparire su Facebook in una torma di messaggi nostalgici e varie catene di S.Antonio. Banale farlo notare: i tempi sono cambiati e chi figlio di quell'epoca improntasse la propria esistenza a senso del dovere e sobrietà, sarebbe ora soggetto a valutazioni di qualità del tutto differente, rispetto al proprio esistere e ai propri valori. E non ci sono dramma, sofferenze ed eroismo a dare significato alle nostre vite, quelle appartengono alle generazione dei nonni.

CdL: Per concludere, dicci di un libro sul tuo comodino, di un sogno nel cassetto e di uno scheletro nell'armadio.

MP: Sul comodino c'è Lo scandalo Wapshot del grande John Cheever (altro personaggio piuttosto tormentato), il sogno nel cassetto è quello di mettere mano a un Grande Romanzo Italiano, qualcosa che riesca a descrivere in maniera incisiva i nostri tempi e soprattutto il tormento di chi li attraversa da non-protagonista. Lo scheletro nell'armadio direi che è il mio guilty pleasure musicale, ovvero che mi piacciano le Corrs (da alcuni ritenute melense e banali) e in effetti Andrea Corr è citata anche nel libro, temo anche perché ha un bel faccino. D'altra parte non sono sempre un Blogger serio.

(articolo a cura di Elisa Gelsomino)

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