images/rubrica-letteraria/esistono-ancora-limiti-invalicabili-nelle-vostre-vite.jpg

Riflettere sui limiti, provare a distinguerli e ribadire la validità di alcuni, come pure interrogare i nostri desideri, obiettivi e spazi di libertà sono oggi sfide tra le più urgenti.

Se, per un verso, l'esistenza umana appare contrassegnata da limiti precisi ‒ siamo nati e viviamo sul pianeta Terra in un periodo storico ben determinato, la nostra vita a tutt'oggi non può superare di molto la durata di un secolo ed ogni stato/bene acquisito è sempre conseguimento provvisorio: esposto com'è al rischio del venir meno o del declino ‒, per un altro verso mai come alle soglie del terzo millennio l'uomo sembra destinato/intenzionato a superare qualunque genere di limitazioni: siano esse di tipo biologico che tecnologico. Gli antichi greci chiamavano hybris, cioè tracotanza, la volontà di infrangere le barriere/demarcazioni naturali imposte dagli dèi. Ma nel 2016, per il postmoderno pensiero laico, sembra proprio non esistano più tabù d'alcun genere. Da cui la domanda che si/ci pone il filosofo Remo Bodei ‒ nel saggio intitolato appunto Limite (Ed. il Mulino) ‒: vi sono, o no, dei limiti che non dovremmo mai infrangere?

Sin dalla più remota antichità peraltro, sottolinea Bodei attraverso una felice metafora, la storia appare come una sorta di sterminato oceano: "in cui gli uomini continuano ininterrottamente a navigare e imparano a riparare la propria imbarcazione mentre sono in alto mare". Infatti, via via che i secoli dell'evo moderno trascorrono, si tratta sempre meno di far ritorno ad un porto sicuro, giacché non vi sono approdi definitivi, ma la navigazione è incessante e senza tregua, volta com'è ad esplorare l'ignoto superando un limite dopo l'altro. E pensare che per il buon vecchio Aristotele la perfezione consisteva giusto nell'avere, ciascun essere, un proprio limite (peras); mentre al contrario il senza limite o infinito (apeiron) era sinonimo di indistinzione e incompletezza: d'imperfezione quindi.

Tornando agli interrogativi posti da Bodei partendo dalla tematica relativa al limite, un altro problema si pone/impone: il pensiero autenticamente filosofico e scientifico comporta/necessita l'oltrepassare di continuo i confini del noto/assodato, oppure significa pervenire a qualche stabilità concettuale immutabile? Ossia, in parole più semplici, le nostre verità hanno da esser scritte con la iniziale minuscola o maiuscola? È l'eterna questione del relativismo, con cui devono fare i conti certezze (presunte o meno), leggi (anche fisiche) e persino i cosiddetti fatti o dati oggettivi che dir si voglia. Già Nietzsche a tale riguardo sosteneva che non esistono fatti ma solo interpretazioni.

La riflessione sul limite ‒ e sulla liceità o illiceità del superamento di ogni limite ‒ coinvolge inoltre il problema dei valori, dell'etica e/o dei costumi. Si pensi solo al diverso modo di porsi nei confronti delle unioni civili fra omosessuali o alla varcata frontiera ‒ un tempo inimmaginabile da superare ‒ del cambiamento di sesso. Nei Paesi cosiddetti occidentali ci troviamo così di fronte a un autentico politeismo delle condotte/credenze che preoccupa e disorienta non poco tradizionalisti e moderati. Tuttavia, nota Bodei, sebbene molti non seguano più comandamenti indiscutibili: "i limiti da rispettare non cessano di esistere e non smettono di interrogare le coscienze", anche perché, "la morale, al pari del diritto, è una faticosa, fragile e mutevole costruzione umana".

Un ulteriore aspetto, infine. Mentre nell'epoca preindustriale la natura non era stata ancora sfruttata/inquinata in modo tanto massiccio come negli ultimi due secoli, ai giorni nostri ormai non v'è chi non si renda conto di come, a livello ecologico, il limite della decenza sia stato ampiamente superato. E procedere oltre in questa direzione sembra proprio debba condurre ad una rovinosa, irreversibile catastrofe. Essenziale più che mai appare dunque oggi un discernimento doveroso, volto a ‒ conclude Bodei ‒: "distinguere con cura le violazioni dei limiti tese ad avvantaggiare lo sviluppo materiale, intellettuale e affettivo degli individui e delle società da quelle che, al contrario, nuocciono a esso".

(articolo a cura di Francesco Roat)

Se vuoi collaborare con la Rubrica Letteraria del Club del Libro, segnalarci iniziative interessanti o semplicemente comunicare con noi, scrivici a:

Mail