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Per parlare della corruzione morale dei protagonisti del Libro del Mese di Aprile 2016 Tenera è la notte, Fitzgerald porta subito il lettore su un piano etico difficile, facendo cominciare la storia dalle manie di persecuzione di cui la giovane protagonista Nicole soffre in conseguenza dei rapporti incestuosi avuti con il proprio padre. Il tema dell'incesto è quasi un tabù per la letteratura, per il suo forte valore negativo, ma il mondo classico ne ha prodotto comunque un esempio indelebile nella figura di Semiramide, resa celebre da poeti, pittori e compositori musicali. In quest'ultimo campo il punto più alto si è raggiunto con l'opera omonima composta da Gioacchino Rossini nel XIX secolo, in cui però l'incesto alla fine viene evitato.

Personaggio leggendario mai esistito, Semiramide non fu da subito colpevole, per la storiografia antica, del grave atto di incesto per cui in seguito rimase celebre. Secondo la tradizione precedente allo storico greco Erodoto, ella fu la moglie del leggendario re Nino, fondatore della città di Ninive e quindi del regno di Assiria. Alla morte del marito, Semiramide ottenne la reggenza in attesa che il figlio Nynias raggiungesse l'età adatta per succedere al padre.

Sui motivi che portarono la donna al potere si riscontrano i ricami degli storiografi: secondo alcuni, infatti, Nino non sarebbe morto in battaglia, ma sarebbe stato fatto uccidere proprio da sua moglie. Sarebbe stato un gesto di vendetta, perché il re Nino si era invaghito di lei quando era ancora sposata con il generale Onne, il quale per obbedire al suo re la abbandonò e poi si tolse la vita. Altri storiografi arricchirono la storia affermando che la regina avrebbe allontanato il figlio Nynias dal regno per prendere direttamente il suo posto, travestendosi da uomo ed obbligando tutte le donne sue suddite a vestirsi allo stesso modo. La leggenda si arricchì ulteriormente nel corso dei secoli: la regina, in realtà, non avrebbe mai allontanato il figlio dal regno, ma si sarebbe innamorata di lui cedendo così a rapporti incestuosi. Il figlio, in seguito, avrebbe ordito una congiura facendo uccidere sua madre, che con i piaceri carnali lo aveva convinto a lasciarle la corona.

Nel V secolo a.C. lo storico Erodoto ritrasse la figura di Semiramide come una delle più grandi sovrane assire, la quale riuscì ad estendere il proprio regno fino all'Egitto e a cui si doveva addirittura la realizzazione dei celebri giardini pensili di Babilonia, una delle sette meraviglie del mondo. Tuttavia, anche se Erodoto ne aveva riscattato la memoria, la letteratura cristiana medievale utilizzò la figura di Semiramide come esempio di nefandezza, prendendo dai racconti antichi solo quanto riguardava il rapporto incestuoso con il figlio Nynias. La parola definitiva in questo senso fu messa da Dante Alighieri, che ricordò la regina assira nell'Inferno, addirittura la prima del gruppo di peccatori incontrato nel girone dei lussuriosi.

Attraverso i secoli il personaggio di Semiramide raggiunge infine Gioacchino Rossini. Il celebre compositore realizzò un'opera in due atti messa in scena per la prima volta a Venezia nel 1823. Il libretto di Gaetano Rossi si basava sull'opera di Voltaire dal titolo La tragedia di Semiramide. Nel più puro spirito illuminista, Voltaire si era impegnato a riscattare nuovamente la figura della regina assira liberandola dal pesante giudizio negativo degli autori medievali. Fu così che la Semiramide rossiniana riuscì a salvarsi dal peccato dell'incesto, seppur non da una morte violenta.

Con l'aiuto del principe Assur, Semiramide uccide il proprio marito Nino e, per tenere il potere, allontana il figlio Nynias, legittimo erede ancora infante, inviandolo dal proprio fratello Fradate. Trascorsi quindici anni gli oracoli svelano al sacerdote Oroe che il re Nino non è morto in battaglia, ma è stato assassinato. Semiramide, intanto, si invaghisce del giovane principa Arsace, suddito di Fradate, a cui chiede di diventare suo nuovo marito e quindi futuro re. Arsace raggiunge Ninive, ma si innamora di un'altra donna, Azema, contesa tuttavia già da altri due uomini.

In una delle scene più belle dell'opera, lo spirito del re Nino ritorna come ombra scoperchiando il suo sepolcro e maledicendo il regno finché i colpevoli della sua morte non saranno uccisi a loro volta. Tuttavia lo spirito scompare prima di rivelare i nomi dei cospiratori. Nel frattempo il sacerdote Oroe, che ha ben chiara la situazione, mostra ad Arsace una lettera del re Nino: il giovane principe capisce di essere lui il figlio di Semiramide e corre subito a svelare la verità alla madre. La regina, dunque, felice di aver saputo la verità prima di rischiare l'incesto, racconta al figlio tutto sulla morte del marito. Arsace le giura che ucciderà soltanto Assur e che lei quindi sarà risparmiata.

Le scene conclusive dell'opera sono molto concitate e cariche di pathos: Assur si nasconde nel sepolcro di Nino e Arsace lo insegue all'interno per ucciderlo. Anche Semiramide entra nel sepolcro, vedendolo scoperchiato, così quando Arsace con un fendente crede di aver ucciso il principe usurpatore, in realtà ha ucciso la regina sua madre. Arsace è sconvolto e tenta di suicidarsi, ma il sacerdote Oroe lo ferma, fa condannare a morte Assur e proclama Arsace legittimo nuovo re, tra le urla festose del popolo.

La versione iniziale dell'opera fu modificata dallo stesso Rossini con un finale alternativo, che oggi è quello più conosciuto: nonostante l'oscurità della tomba del re Nino, Arsace riesce a distinguere tra sua madre e Assur ed uccide la persona giusta. Semiramide esce vittoriosa dalla tomba e, per evitare un'ulteriore vendetta di Nino che voleva la morte dei congiurati, cede la corona al figlio Arsace, acclamato dalla folla ed incoronato dal sacerdote Oroe.

(articolo a cura di Francesco Gioia)

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