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Solo pochi giorni fa, con un referendum popolare soprannominato Brexit, il Regno Unito ha per ora chiuso le porte all'Unione Europea, scatenando ripercussioni gravi soprattutto dal punto di vista economico e politico. Non si vuole qui parlare dei motivi che hanno portato al referendum britannico, né se ne vogliono commentare gli esiti. Indubbiamente, però, l'uscita del Regno Unito dalla UE segna una data storica nel processo tanto travagliato di unificazione politica ed economica del nostro continente, iniziato come risposta di pace alle due guerre mondiali della prima metà del XX secolo.

Per comprendere i motivi per cui, dopo la fine della Seconda guerra mondiale, si cominciò a parlare di Europa unita, bisogna guardare alla prima metà del Novecento da un punto di vista diverso dal solito: non ci fu solo l'esperienza del nazismo tra le cause del conflitto, ma problemi di politica estera che andavano avanti da tempo, soprattutto tra la Germania e la Francia.

In particolare, la questione irrisolta di maggior peso tra le due nazioni riguardava il controllo dell'Alsazia-Lorena, una regione ai confini tra i due Paesi. Da sempre contesa tra tedeschi e francesi, sin dal dissolversi del Sacro Romano Impero Germanico, l'Alsazia e la Lorena vennero inglobate nel territorio francese ed unificate in unica regione da Luigi XIV, il celebre Re Sole, alla fine del XVII secolo. In seguito, tuttavia, numerose furono le guerre che scaturirono per il controllo della regione e che portarono, nel 1870, allo scoppio della cosiddetta Guerra franco-prussiana, al termine della quale (1871), dopo una cocente sconfitta francese, l'Impero Tedesco (Reichstag) riuscì a riconquistare l'intero territorio e a tenerlo fino alla Prima guerra mondiale. Al termine di questa guerra, infatti, tra le sanzioni imposte alla Germania sconfitta, la Francia ovviamente pretese la restituzione dell'Alsazia-Lorena e non si accontentò: tutti i tedeschi che si erano insediati nella regione dal 1871 in poi furono espulsi dal territorio insieme anche a tutti i loro parenti ed eredi.

L'ingerenza francese, tuttavia, portò alla nascita in questa regione di partiti nazionalisti che puntavano alla liberazione da Parigi (la stessa tendenza che, più in generale negli stessi anni, stava favorendo la nascita del Partito nazionalista tedesco di Hitler). Quando nel 1940 la Germania invase militarmente la Francia nel corso della Seconda guerra mondiale, l'Alsazia-Lorena prima si dichiarò indipendente e poi fu inglobata nel territorio nazista, tanto che il Fuhrer nel 1942 ne chiamò alle armi gli uomini proprio sul fronte francese.

Alla fine della guerra (1945) il territorio dell'Alsazia-Lorena era diventato il simbolo della discordia e delle contese tra gli stati continentali. Tuttavia cambiarono completamente le premesse: dopo mezzo secolo di sanguinosi conflitti, i Paesi occidentali si ritrovarono riuniti in un fronte comune contro il blocco sovietico in sempre maggiore ascesa. Nonostante la Germania avesse perso la guerra, gli Alleati occidentali misero in atto politiche diverse dalle pesanti sanzioni del 1919, cercando soprattutto di non sfavorire la ripresa della nazione sconfitta, dal momento che i crimini del nazismo cominciarono ad essere puniti nei tribunali e la Germania prendeva politicamente tutt'altra strada.

L'Alsazia-Lorena si trasformò così nel simbolo della pace tra le nazioni del continente europeo. Il 19 maggio 1950 il Ministro degli Esteri francese Robert Schuman parlò alla propria nazione annunciando l'intenzione di costituire un ente comune tra Francia e Germania per la gestione dei giacimenti di carbone e delle industrie dell'acciaio presenti in Francia e nella Germania Ovest (da tenere presente che dopo la Seconda guerra mondiale la Germania venne divisa e l'area Est passò sotto il controllo dell'URSS rimanendovi per tutta la seconda metà del secolo). Questa nuova istituzione sarebbe stata fisicamente ubicata nella città capoluogo dell'Alsazia-Lorena: è così che Strasburgo si è configurata come la sede naturale di quello che in seguito sarebbe diventato il Parlamento Europeo. Un passo importante verso la pace, che divenne l'unico obiettivo per il futuro sul continente (i teatri di guerra si stavano spostando infatti in Asia, in Corea prima e nel Vietnam dopo, nell'infinito scontro tra USA e URSS).

Anche l'Italia ebbe un peso importante in questo processo di pace, appoggiando completamente il progetto francese alla stregua di altre tre nazioni: Belgio, Lussemburgo e Paesi Bassi. Non solo gli Stati Uniti d'America guardarono favorevolmente al progetto di unione, ma anche la Gran Bretagna si espresse con sempre maggiori sollecitazioni e per questo il processo di attuazione del progetto di Schuman fu davvero repentino, tanto che nel gennaio del 1951 si firmò il Trattato di Parigi, che poneva le basi per la nascita della CECA (Comunità Economica del Carbone e dell'Acciaio), il primo vero nucleo dell'Unione Europea, di cui faceva quindi parte sin da subito anche l'Italia.

Il passo successivo fu quello di trovare un modo per mettere sotto controllo quella che era stata la vera novità della Seconda guerra mondiale: la bomba atomica. L'uso bellico dell'energia nucleare impauriva tutti gli Stati, dal più potente al meno influente, e la necessità di organizzare una comunità con delle regole ferree su quest'argomento si era avvertita sin dall'inizio. L'esperienza di dibattito politico italiano su questo argomento fu esemplare (l'Italia avrebbe affermato in seguito la propria contrarietà anche all'utilizzo economico dell'energia atomica, con un referendum contrario alla costruzione di centrali sul territorio nazionale). Da tutte le parti del mondo politico si alzarono voci a sostegno delle proposte italiane su un vero percorso di pace e sulla lotta per il disarmo nucleare. I sei Stati che avevano firmato il trattato del 1951 intavolarono lunghe discussioni che portarono alla stipula, nel 1957, del Trattato di Roma, che stabilì la nascita della vera e propria Comunità economica europea (CEE) e di un corrispettivo apposito per l'energia nucleare (Euratom).

Il passo definitivo per la nascita dell'Unione Europea come la conosciamo oggi fu la creazione di una tariffa doganale comune (1968). Questo pose le basi per la creazione di un mercato comunitario gestito da una vera e propria banca centrale. Fu questa la forza della CEE, che cominciò così ad attrarre l'interesse di numerosi Stati limitrofi. Il primo di questi fu proprio la Gran Bretagna, che entrò ufficialmente nella CEE nel 1973. Si poté finalmente cominciare a parlare di una Comunità Europea non solo economica, seppur basata principalmente sul mercato comune: il primo passo fu la stipula nel 1986 dell'Atto Unico Europeo, un documento programmatico in cui si indicavano i passi da seguire per raggiungere la firma di un progetto comune tra gli Stati membri, che nel frattempo erano diventati dodici. Il culmine si raggiunse con il Trattato di Mastricht del 1992, che costituì la vera e propria nascita della Comunità Europea stabilendo un processo da mettere in atto affinché tutti i Paesi membri raggiungessero lo stesso livello e partecipassero allo stesso modo alla neonata Europa.

Tra i progetti più ambiziosi c'era quello di creare una moneta unica di scambio, l'euro, che entrò in vigore nei diversi Stati in anni differenti proprio perché ogni Paese, prima di poterla adottare, doveva raggiungere dei determinati requisiti affinché l'impatto del cambio di valuta non fosse troppo pesante sul mercato nazionale – come ha evidenziato in seguito l'esperienza della Grecia che, producendo documentazione falsa sui bilanci nazionali per poter entrare prima nella zona euro subì un impatto disastroso che mandò l'intera nazione in bancarotta.

La moneta unica e l'istituzione della Banca Centrale Europea sono stati quindi i progetti più difficili che l'Unione Europea abbia realizzato. Una volta messi da parte questi, però, si è potuto intraprendere un lavoro anche politico ed istituzionale per far sì che la UE non sia solo un mercato finanziario, ma anzi un progetto politico di unione, coesione e sostegno tra Paesi che, dalla caduta dell'Impero Romano in poi, sono stati sempre in lotta tra loro per i motivi più diversi – economici e religiosi in particolare. L'Unione Europea può essere dunque vista come un vero e proprio processo di pace, raggiunto senza l'uso delle armi e per questo ancor più encomiabile.

(articolo a cura di Francesco Gioia)

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