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Alan Bennett, scrittore, drammaturgo, sceneggiatore e attore inglese dotato di una forte dose di umanità e, allo stesso tempo, di uno spietato e tagliente umorismo che evidenzia le fragilità dei suoi personaggi e i drammi della vita, uno tra tanti: "Il modo di vivere della gente che viene spazzato via dal progresso". Lo conosciamo attraverso la sua biografia Una vita come le altre, Libro del Mese di Luglio 2016.

Alan Bennett nasce il 9 maggio 1934 a Leeds, dal padre Walter, macellaio e dalla madre Lilian Maria, casalinga, entrambi molto religiosi. Dopo il diploma è combattuto all'idea di diventare pastore anglicano ma continua gli studi prima a Cambridge e poi a Oxford, laureandosi in storia e rimanendo a lavorare come docente di storia medievale. È qui che nasce la sua vera vocazione, durante quegli anni all'università che lo conducono nel 1959 al Fringe Festival di Edimburgo, il festival delle arti più grande al mondo, in cui debutta, insieme a Peter Cook, Jonathan Miller e Dudley Moore in Beyond the Fringe, spettacolo ironico sulle tradizioni inglesi che sarà rappresentato a Londra e New York. La fama lo porta a rinunciare al mondo accademico per dedicarsi al teatro e alla scrittura e, dopo una serie di spettacoli, diventa attore per la BBC mettendo in scena la pièce Quarant’anni, il suo primo grande successo. Continua a scrivere numerose opere per la televisione, sceneggiature di film come Pranzo Reale e commedie come La pazzia di Re Giorgio, che viene anche trasposto cinematograficamente.

Il suo maggiore successo sullo schermo è Talking Heads del 1987, una serie di monologhi comici, nei quali i personaggi si trovano sempre in situazioni disperate, desolate e ambigue, interpretati, oltre che da Bennett, da grandi attori.

Il suo stile prende spunto da un'esperienza vissuta dalla madre, anni prima, quando incontra T.S. Eliot, Premio Nobel per la letteratura nel 1948, conoscenza cui lei non dà nessuna importanza, mentre Bennet immagina di mettere a confronto due anime diverse, quella metropolitana con linguaggio appropriato e quella provinciale con linguaggio personale.

Il suo senso pratico, eccentrico e ironico lo porta ad accettare di far vivere davanti casa sua, per molti anni, la signorina Shepherd: una malata di mente, vagabonda ed ex suora, che s'insedia nel suo giardino con mezzi in disuso. Alla sua morte, le dedica lo spettacolo La signora del furgone.

Dopo la perdita del padre si libera di alcuni limiti che si era inconsciamente imposto, evitando argomenti giudicati di cattivo gusto dal genitore. Da qui nascono testi come Terapia intensiva, nel quale analizza la decadenza, la morte della classe operaia e di conseguenza del mondo operaio.

Con Una vita come le altre del 2005, Libro del Mese di Luglio 2016, ci racconta della malattia mentale di cui la madre e altri membri della famiglia hanno sofferto, biografia che ammette di aver scritto poiché nel 1997, dopo la scoperta di un cancro, i medici gli diedero meno del 50% di possibilità di sopravvivenza. Tale evento influì sulla decisione di raccontare della sua famiglia, di sé e della sua omosessualità.

Bennett ci porta a conoscere abitudini, modi di vivere, di parlare e di pensare dell’uomo britannico in tutte le sue sfaccettature, spaziando dalle persone più modeste alle privilegiate, riuscendo sempre a trattare temi anche drammatici con leggerezza e umorismo, distinguendosi dalla massa.

(articolo a cura di Katya Scarvaglieri)

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