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Giambattista Basile, autore de Il racconto dei racconti, Libro del Mese di Settembre 2016, è tra i fondatori di una delle più celebri e attive istituzioni culturali napoletane del XVII secolo: l'Accademia degli Oziosi, che costituì  lungo tutto il secolo il fulcro dell'attività letteraria e filosofica della città di Napoli.

La prima accademia italiana cosiddetta "degli Oziosi" fu fondata nel 1563 dai fratelli Camillo e Pompeo Vizzani a Bologna con una operosità letteraria attiva a tutto il XVI secolo. Il nome di questa istituzione culturale, se letto con i parametri del nostro vocabolario moderno, fa pensare a tutt'altro, in realtà l'Accademia degli Oziosi trae i propri principi costitutivi dal concetto di otium come lo intendevano gli antichi romani e, contrapposto al negotium, cioè l'attività a servizio dello Stato (il lavoro pubblico). Tutto ciò che riguardava la vita privata era quindi otium e comprendeva anche il gioco, il relax, lo studio. Ecco allora che appare più chiaro il significato di Oziosi: non persone dedite all'accidia, nel senso che noi oggi diamo a questo termine (ricordiamo il ben noto proverbio: l’ozio è il padre dei vizi) ma intellettuali che nelle riunioni private in giardini e ville di mecenati impiegavano il tempo per discutere di filosofia, per comporre poesie, per scrivere romanzi e racconti. Quando a Napoli ci si volle ispirare all'esperienza bolognese già conclusa, si coniò il significativo motto: non pigra quies, ovvero "una tranquillità non inutile", a esplicativo sigillo degli scopi di questa nuova istituzione culturale.

L'accademia napoletana sorse nel 1611 per volere di uno dei più importanti mecenati vissuti a cavallo tra Cinquecento e Seicento, Giambattista Manso, nato a Napoli nel 1567, marchese di Villalago e proprietario del castello di Bisaccia, oggi in provincia di Avellino. Nobile colto e magnanimo, Manso fu sempre attento alla vita culturale napoletana ed italiana in generale, amico e mecenate di Torquato Tasso, di cui scrisse anche la prima biografia ufficiale e che ospitò più volte, sul finire del XVI secolo, nella sua residenza napoletana, oggi nota come Palazzo Balsorano.

Già in questi anni gli si poteva riconoscere, ancora in erba, la ricerca della tranquillità e della pace come stimoli per le attività culturali alla base della futura Accademia. Il palazzo offriva infatti amplissime sale e grandi e meravigliosi giardini, ancora oggi esistenti e visitabili, anche se privati (la struttura è adibita oggi a condominio di lusso). Un'epigrafe fatta incidere su marmo e apposta all'ingresso del palazzo testimonia il soggiorno del Tasso e la sensazione di operosa quiete che si respirava negli ambienti. Così recita: Torquato Tasso, ospite di un amico nel MDXCII [1592], mirando da questo poggio il cielo, i campi, la marina, delineava il mondo creato, ritesseva la Gerusalemme, filosofava dell’amicizia, dimentico delle avversità contenuto della vita (Vito Fornari, 1825).

Non solo il Tasso frequentò questi luoghi, tra gli iscritti va citato Giambattista Marino. Fu con lui che il Manso cominciò ad ideare la nuova Accademia, che fondò ufficialmente nel 1611 insieme ad altri nomi celebri della scena culturale napoletana, tra cui Giambattista Della Porta e, appunto, Basile. Luogo designato per gli incontri dell'accademia fu però non il Palazzo Balsorano, bensì lo splendido Chiostro di Santa Maria a Caponapoli, monumentale giardino al centro del convento annesso alla Chiesa di Santa Maria delle Grazie Maggiore, fondato dai frati Eremitani Girolamini sul finire del XVI secolo. L'ordine vi rimase fino al 1799, poi venne soppresso e i suoi ambienti inglobati nello storico Ospedale degli Incurabili (1809).

Nata sotto il favore della corona spagnola — a Napoli in quegli anni regnava il viceré Pedro Fernandez de Castro y Andrade, il quale partecipò personalmente alla fondazione dell'istituto —, l'Accademia si caratterizzò subito per la commistione tra letteratura italiana e spagnola, motivo per cui alle riunioni si ritrovavano spesso anche illustri personaggi della scena culturale internazionale (primo tra tutti lo scrittore e poeta Francisco de Quevedo). L'Accademia resistette al duro colpo subito dal viceregno spagnolo con la  rivolta di Masaniello, che portò l'esperienza repubblicana nella città anche se solo per pochi mesi (1647-1648). Le attività e gli incontri di quella che fu una tra le più importanti accademie del Regno di Napoli si conclusero solo  sul finire del secolo, con la progressiva scomparsa dei suoi membri e fondatori.

L'esperienza culturale di questa istituzione è stata oggi ripresa da gruppi di letterati e artisti che si riuniscono in due diversi ambienti, a Napoli e a Roma e che si sono fatti promotori, nel 2011, di un'importante convegno sulla storia e sull'importanza dell'Accademia napoletana degli Oziosi nell'esperienza culturale italiana del Seicento, contando di far rivivere l'antica istituzione nel segno di una rinnovata "non pigra quies".

(articolo a cura di Francesco Isidoro Gioia)

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