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Mirko Zilahy, già giornalista, editor e traduttore (sua la traduzione del Cardellino di Donna Tartt), esordisce come narratore con È così che si uccide (Longanesi): un thriller forte e di grande impatto che non solo racconta, ma tenta di spiegare come un essere umano impari ad uccidere.

Un uomo, un commissario di polizia, Enrico Mancini: la sua Roma, la sua vita, il suo lavoro che gli sta sempre più stretto, che lo sta soffocando perché la visione dei morti, soprattutto se questi ultimi presentano sul viso la sofferenza patita, non la sopporta più. Tanto che quando si ritrova sulla scena del crimine che apre questo romanzo, Enrico si tira subito indietro, ammettendo agli altri (e forse anche a se stesso?) di non essere interessato a risolvere questo caso di omicidio efferato quanto meticoloso, quasi chirurgico. Si sa però che, quando gli ordini arrivano dall'alto e si viene messi spalle al muro, non si può far altro che chinare la testa e accettare l'incarico assegnato, senza controbattere.

Enrico Mancini si ritrova così a rincorrere, per tutte le pagine del libro, un essere umano capace di straziare vite, una dopo l'altra, senza fermarsi mai: ma man mano che il numero delle vittime aumenta, anche il lettore comincia a capire il disegno dell'Ombra, un piano vendicativo inarrestabile, capace di arrivare pochi minuti prima della polizia e di lasciare la sua firma su ogni corpo.

In maniera intricata e piena di enigmi, Mirko Zilahy riesce ad architettare una storia ambientata in una Roma a volte sotterranea a volte boschiva e piena di nascondigli, nei quali non trovano riparo solo le pantegane e i cani randagi.

Affrontare un argomento delicato e complicato come può essere una malattia come il cancro non è compito semplice, ma l´autore riesce a farlo con estrema cura, portando anche i lettori in un'ala dell'ospedale dedicata alla cura dei malati terminali. In men che non si dica, siamo catapultati nel dolore di un figlio a cui muore la mamma per un tumore al seno, nel dolore di un uomo forte e granitico distrutto pezzo dopo pezzo dalla perdita della moglie.

Non mancano i dettagli truculenti e molto d'impatto sui corpi ritrovati sulle scene dei crimini: tutti dettagli che però non sono messi lì in bella mostra solo per impressionare, ma che fioriscono tra le pagine fortemente connessi con l'intento del serial killer, che pian piano prende forma e ci rivela la sua identità, oltre che le sue reali quanto terribili intenzioni.

Un esordio forte e di successo, che fa ripensare ai vecchi thriller italiani, nei quali la psiche gioca un ruolo fondamentale ma, allo stesso tempo, anche la sofferenza e la stessa condizione umana portano ad apprendere lezioni che non si erano mai considerate nella propria vita.

(articolo a cura di Rebecca Cauda)

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