images/rubrica-letteraria/intervista-a-bruna-fornaro-racconto-anima-della-sicilia-attraverso-le-sue-leggende.jpg

Il Club del Libro intervista l'autrice ed illustratrice ragusana Bruna Fornaro, che ha da poco esordito per la casa editrice Le Fate con Mare Bianco, graphic novel  che, in undici storie, racconta "l'anima della Sicilia e dei suoi abitanti attraverso le sue leggende  più significative".

CdL: Come nasce la tua passione per il fumetto?

Bruna Fornaro: La mia passione per il fumetto, andando a scavare nei ricordi non proprio nitidi dei miei primissimi anni (2-3), credo sia nata in conseguenza del fatto che a casa avevo a disposizione librerie e mensole stracolme di albi di Topolino e le strisce di Snoopy e Lupo Alberto, oltre a libri illustrati, racconti e fiabe con audiocassetta annessa. Ricordo che mi piaceva ricopiare i disegni che mi colpivano. Crescendo, le mie due grandi passioni, il disegno e il raccontare storie, si sono unite in maniera del tutto naturale.

CdL: Perché raccontare la Sicilia attraverso le sue dominazioni, piuttosto che ritraendo la situazione attuale?

B.F.: Le due cose sono strettamente collegate. Senza le sue dominazioni la Sicilia non sarebbe l'isola che è oggi. Io spesso mi chiedo perché, come e quando siano nati i modi di dire, i nomi dei luoghi, la conformazione di questi ultimi, i nomi dei piatti tipici. Facendo delle ricerche ho scoperto che esiste una leggenda o un aneddoto per spiegare ogni singola cosa, oltre al fatto storico e scientifico. Il mio intento, con questo primo libro, è proprio quello di raccontare l'anima della Sicilia e dei suoi abitanti, attraverso le sue leggende più significative, per elogiare e far conoscere la bellezza di questo luogo magico di cui molto spesso si notano solo i lati peggiori.

CdL: A quale delle nove storie contenute in Mare Bianco sei più affezionata?

B.F.: Alla leggenda de "I Cento Pozzi", l'ultima storia del libro, per svariati motivi. In primis perché è ambientata a Ragusa, in contrada Cento Pozzi, luogo che esiste realmente e in cui ho vissuto dal 1997 al 2008. Io e la mia bici abbiamo percorso chissà quante volte le stesse strade che ho illustrato nelle tavole, immaginando di scorgere nei campi, tra un asino e un covo di paglia, quel bambino coraggioso che impartiva ordini a ben 100 diavoli al suo servizio. Leggenda che mio padre mi ha raccontato svariate volte e che ancora adesso racconta alla mia nipotina, al ritorno dalla scuola materna. Di conseguenza, come piccolo omaggio, ho deciso di caratterizzare il bambino come mio padre, prendendo spunto da una sua vecchia foto di classe che lo raffigura come il classico monello con calzoncini corti e maglia a righe, mentre tutti gli altri compagni indossano il grembiule.

Bruna Fornaro, autrice della graphic novel "Mare bianco"

CdL: A cosa dai particolarmente valore in un fumetto?

B.F.: Come autrice, la fase che preferisco è quella dello "storytelling", termine tecnico che indica l'atto del narrare la storia con il solo uso dei disegni, come se fosse un film muto, per intenderci. Come lettrice di fumetti (prevalentemente graphic novels, ma senza escludere certi capolavori seriali italiani ed esteri) ne gusto ogni parte, dalla prima alla quarta di copertina.

CdL: La  graphic novel viene da molti, purtroppo, ancora considerata incompatibile con un'idea di "letteratura impegnata". È capitato anche a te di scontrarti con simili pregiudizi durante il tuo percorso?

B.F.: Sì. Qualche volta è capitato di sentirmi dire "non leggo fumetti perché per me è una lettura troppo leggera". Ma questo, proprio come lo hai definito nella domanda, è soltanto un pregiudizio di chi pensa che il fumetto sia un prodotto riservato a bambini e ragazzi, invece di vederlo per quello che è realmente, cioè un mezzo per raccontare storie di qualunque genere e per tutti, esattamente come la letteratura, la musica, il cinema ed il teatro. Ad ogni modo quei molti non sono poi così tanti come si pensa. E a quei pochi che, per pregiudizio o per superbia, non si sentono liberi di leggere un fumetto, mi piacerebbe dire che si stanno perdendo tante opere di "letteratura impegnata disegnata" a dir poco meravigliose.

CdL: Il tuo stile è stato definito "cinematografico", ti rispecchi in questa definizione?

B.F.: Le sequenze, o meglio il taglio delle vignette, che ho scelto di illustrare per raccontare le leggende, sono state definite "quasi cinematografiche" dal critico d'arte siracusano Giuseppe Carrubba, che ha presentato "Mare Bianco" al pubblico per la prima volta. Penso che potrebbe essere vero, visto che guardo una smisurata quantità di serie TV e film. Mi capita spesso di paragonare il lavoro del fumettista a quello di un'intera troupe cinematografica, dal regista al tecnico delle luci. Le inquadrature delle vignette, te lo insegnano anche nelle scuole di fumetto, sono come quelle dei film: panoramica, piano americano, dettaglio, controcampo, primissimo piano etc. Quando guardo un film, una serie TV o un videoclip, assimilo inconsapevolmente tutto il lavoro di fotografia cinematografica. Dunque sì, mi rispecchio in questa definizione.

CdL: Cos'è per te la sicilianità?

B.F.: La "sicilianità" dovrebbe indicare l'insieme di caratteristiche tipiche dell'uomo o della donna siciliana? Dal mio punto di vista non c'è un unico modo di essere "siciliani", a meno che non si parli di adattamento biologico, di dialetto, di folklore o di scàcce (focacce ripiene della tradizione culinaria siciliana). Per descrivere questa diversità dovrei stilare una lista infinita di aggettivi e loro contrari. Per capire bene cosa intendo, consiglio di leggere lo scritto "L'isola plurale", di Gesualdo Bufalino, tratto dalla raccolta Cere Perse, che sebbene sia datata 1985, è ancora più che attuale. Cito una piccola parte: «Dicono gli atlanti che la Sicilia è un'isola e sarà vero, gli atlanti sono libri d'onore. Si avrebbe però voglia di dubitarne, quando si pensa che al concetto d'isola corrisponde solitamente un grumo compatto di razza e costumi, mentre qui tutto è mischiato, cangiante, contraddittorio, come nel più composito dei continenti. Vero è che le Sicilie sono tante, non finirò di contarle. Vi è la Sicilia verde del carrubbo, quella bianca delle saline, quella gialla dello zolfo, quella bionda del miele, quella purpurea della lava. Vi è una Sicilia “babba”, cioè mite, fino a sembrare stupida; una Sicilia "sperta", cioè furba, dedita alle più utilitarie pratiche della violenza e della frode. Vi è una Sicilia pigra, una frenetica; una che si estenua nell'angoscia della roba, una che recita la vita come un copione di carnevale; una, infine, che si sporge da un crinale di vento in un accesso di abbagliato delirio...».

Un saluto a Il Club del Libro e grazie ad Elisa per le domande.

(articolo a cura di Elisa Gelsomino)

Se vuoi collaborare con la Rubrica Letteraria del Club del Libro, segnalarci iniziative interessanti o semplicemente comunicare con noi, scrivici a:

Mail