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Giambattista Basile, poeta di corte, letterato e scrittore italiano dell'epoca barocca, utilizzò la fiaba e il dialetto napoletano come forma di espressione popolare. Nella sua opera più importante (pubblicata postuma con lo pseudonimo di Gian Alesio Abbatutis), Lo Cunto de li Cunti overo Lo trattenemiento de’peccerille, (Il Racconto dei Racconti, ovvero L'intrattenimento dei bambini), Libro del Mese di Settembre 2016, abbiamo scoperto il più antico fra tutti i libri di fiabe popolari, punto di riferimento della più classica tradizione italiana della fiaba, la prima e più antica versione di Cenerentola.

Giambattista Basile nacque il 15 febbraio 1566 a Giugliano in Campania. Nessuna notizia ci è arrivata della sua infanzia, ma si pensa che per problemi economici in gioventù vagabondò per vari anni in Italia. Prestò servizio nella Repubblica Veneziana come soldato e fu inviato a Candia, odierna Creta, dove frequentò e apprezzò la letteratura frequentando l'Accademia degli Stravaganti fondata da Andrea Cornaro, nobile aristocratico veneziano.

Ritornò alla sua città natale nel 1608, quindi si spostò a Napoli per restare vicino alla sorella Adriana, diventata una famosissima cantante, e da qui si hanno tracce dei suoi primi scritti, come il poemetto Il pianto della Vergine e il testo teatrale Le avventurose disavventure, dedicato al principe alla cui corte prestava servizio, Luigi Carafa, principe di Stigliano.

Diventò governatore di vari feudi per conto di signori meridionali, ma trovò tempo per dedicarsi alla scrittura e nel 1618 uscì il suo idillio L‘Aretusa, seguito dal testo teatrale Il guerriero amante.

Dopo un periodo di assenza la sorella tornò a Napoli e Basile si procurò protezione presso Antonio Alvarez di Toledo, viceré di Napoli, che gli fece governare la città di Aversa, alla quale dedicò una raccolta delle sue De Madrigali et delle Ode.

Negli ultimi anni della sua vita fece parte della corte del duca d’Acerenza e governò Giugliano. Fu contagiato da una epidemia scoppiata nella città e vi morì il 23 febbraio 1632, a 66 anni.

Fu dopo la sua morte, tra il1634-1636, che la sorella Adriana fece pubblicare Lo Cunto de li Cunti overo Lo trattenemiento de’peccerille, Libro del Mese di Settembre 2016, una raccolta di cinquanta fiabe di origine popolare, in dialetto napoletano, raccontate durante cinque giornate, inserite all’interno di una cornice narrativa che riprende lo stile boccaccesco del Decameron, ambientata nei boschi e nei castelli della Basilicata. Nei racconti si trova un fil rouge, un filo conduttore: tutti i protagonisti alla fine del racconto cambiano sempre condizione, status, si evolvono attraverso un viaggio una metamorfosi passano da un rango inferiore a uno superiore: dalla povertà alla ricchezza, dalla solitudine al matrimonio, dalla bruttezza alla bellezza. Altra costante è il viaggio, l’allontanamento da uno stato per incamminarsi in luoghi sconosciuti.

Considerato «il più bel libro italiano barocco», vi si intrecciano storie e personaggi… e si legge per la prima volta di Cenerentola nella favola La gatta cenerentola. Un’opera che, insieme a quella del Boccaccio, è tra le più antiche e importanti del nostro patrimonio letterario nazionale, tanto da influenzare il lavoro di altri scrittori di fiabe tra cui i tedeschi Grimm.

«L’Italia possiede nel Cunto de li Cunti del Basile, il più antico, il più ricco e il più artistico fra tutti libri di fiabe popolari», così lo definì il filosofo Benedetto Croce che ne curò la prima traduzione.

«Il sogno d’un deforme Shakespeare partenopeo» per Italo Calvino.

Basile sarà sempre ricordato per la sua grande produzione in dialetto napoletano e per la capacità di collocare la realtà popolare nel mondo fiabesco, atteggiamento antiveristico con cui intrattenere il popolo.

(articolo a cura di Katya Scarvaglieri)

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