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Il racconto dei racconti di Giambattista Basile, Libro del Mese di Settembre 2016, è una raccolta di fiabe scritta in dialetto napoletano, edita a Napoli tra il 1634 e il 1636, anche conosciuta col nome di Pentamerone, richiamo al modello di tutta la novellistica italiana: il Decameron di Boccaccio.

Infatti, l'opera si compone di cinquanta fiabe distribuite in cinque giornate e narrate da dieci novellatrici. Ogni racconto presenta la stessa struttura: incipit e chiusura costituiti da un proverbio ed una storia disposta secondo la logica di conflitto, allontanamento e viaggio, ritorno e cambiamento di status.

Non a caso è considerato uno dei contributi più importanti alla letteratura europea, capostipite di un vero e proprio modello narrativo: il racconto fiabesco. Le novità introdotte da Basile sono state molteplici e fondamentali per enucleare tale tipologia narrativa rispetto al racconto umanistico, alle favole classiche, alla leggenda o alla mitologia.

Il racconto dei racconti è un'opera che parla dei problemi della società seicentesca, dei rapporti tra le classi sociali, della gioventù. I personaggi sono umili, popolani, deformi, vivono nelle taverne e nei bordelli e sono vittime o protagonisti della falsità, dell'ipocrisia, della prevaricazione.

In realtà, il paesaggio all'interno del quale Basile inserisce le fiabe è assolutamente irreale, indeterminato e indeterminabile. Tuttavia Basile, vi riversa tutto lo spirito del Sud dell'Italia e in particolare il gusto barocco della Napoli seicentesca.

Ogni problema è risolto attraverso la magia e la finzione, e proprio nella fantasia e nell'inventiva emerge il collegamento diretto con la terra napoletana e l'Italia del Sud, molto più che attraverso l'effettiva descrizione dei luoghi nel testo e quelli reali.

In questa costruzione del mondo fiabesco, ha fondamentale importanza l'uso del dialetto napoletano. La parola, i suoi effetti sonori, le ripetizioni, i doppi sensi sembrano accompagnare le cose e i personaggi in una continua mutazione, ora verso la dolcezza, ora verso la crudeltà. Il risultato è un ambiente popolato da creature fantastiche, orchi, fate, animali favolosi, che "puzza" terribilmente di realtà.

Non vi è dunque una corrispondenza effettiva tra il mondo fiabesco e la terra di Basile, ma potremmo dire una corrispondenza dello spirito. Probabilmente, in ciò deriva il successo della sua opera in tutta Europa, laddove è stato possibile usare il modello napoletano e adattarlo allo spirito delle terre del Nord.

(articolo a cura di Emiliano Marzinotto)

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