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Da giovedì 29 settembre a domenica 2 ottobre 2016 si è svolta a Firenze "La Piazza delle Lingue", manifestazione dell'Accademia della Crusca dedicata al multilinguismo e alla lingua italiana, giunta quest'anno alla decima edizione intitolata "Firenze e la lingua italiana". In occasione di quello che per l'Accademia della Crusca rappresenta il più significativo momento di apertura, di incontro e di comunicazione diretta con un pubblico più ampio, abbiamo avuto modo di prendere parte ad una visita guidata di circa due ore presso la Villa medicea di Castello (Firenze), sede dell'Accademia della Crusca.

La visita guidata è iniziata all'interno di una meravigliosa sala affrescata della villa medicea adibita a sala congressi. Villa medicea che peraltro racchiude il primo esempio di giardino all'italiana (il responsabile del giardino ha cercato di ricreare l'assetto originale dello stesso mediante lo studio di testi antichi).

Presa posizione all'interno della sala, una ricercatrice dell'Accademia della Crusca ha raccontato i primordi e la fondazione dell'Accademia.

Accademia della Crusca

L'Accademia della Crusca è nata alla fine del Cinquecento, tra il 1582 ed il 1583, grazie all'iniziativa del fiorentino Lionardo Salviati, filologo e teologo della lingua che ha trasformato un gruppo di amici e letterati (la "brigata dei crusconi") che si riunivano privatamente per discorsi giocosi e conversazioni di poca importanza (definite "cruscate") in una vera e propria accademia.

Il nome tradizionale, al cui lo stesso Salviati dette nuovo significato, deriva da una metafora: la buona lingua è come il "fior di farina" che si ottiene eliminando le parti meno buone del grano ed in particolare la crusca. Con questo nome Salviati intendeva attribuire all'Accademia lo scopo di separare il fior di farina (la buona lingua) dalla crusca, secondo il modello di lingua già promulgato dal Bembo (1525) e ripreso poi dallo stesso Salviati che prevedeva il primato del volgare fiorentino, modellato sugli autori del Trecento.

Nel 1590 fu scelto come simbolo dell'Accademia il frullone, lo strumento che si adoperava per separare il fior di farina dalla crusca, e come motto dell'Accademia il verso del Petrarca "Il più bel fior ne coglie".

Fu stabilito inoltre che tutti gli oggetti e la mobilia dell'Accademia dovessero avere nomi attinenti al grano, alla crusca, al pane, compresi gli stemmi personali degli accademici, pale di legno in cui veniva dipinta un'immagine simbolica accompagnata dal nome accademico e dal motto, solitamente un verso di Dante o Petrarca. Ad esempio, la pala di Salviati contiene il suo nome accademico ("Infarinato"), un'immagine che lo rappresenta (il riccio che grufola nella farina per cercare il meglio all'interno della farina stessa) ed il motto scelto dall'accademico ("Grufolando").

Durante la visita guidata abbiamo potuto ammirare la sala delle pale, adornata delle pale di ciascun accademico della Crusca, tutte in perfetto stato di conservazione.

"Sala delle pale" presso l'Accademia della Crusca

Tornando alla storia dell'Accademia, parliamo della stesura del primo Vocabolario.

Nato come lavoro di gruppo in cui vennero coinvolti tutti gli accademici, introduce un metodo lessicografico innovativo: gli accademici scelgono i testi fiorentini del Trecento (in particolare i primi autori ad essere spogliati furono Dante nella Divina Commedia, Boccaccio nel Decameron e Petrarca nel Canzoniere) e da essi selezionano le parole da inserire nel vocabolario. I criteri di scelta degli autori citati (i cui testi sono contenuti all'interno del "fondo dei citati") vennero stabiliti coerentemente al fine che i vocabolaristi si proponevano: mostrare e conservare la bellezza del fiorentino trecentesco.

A quei tempi, negli altri paesi europei, i vocabolari contenevano parole ordinate per settore (es. le parole afferenti al mondo della natura si trovavano tutte vicine tra loro in una sezione specifica) ma con 25.000 lemmi sarebbe risultato difficile poterle individuare, considerando inoltre che non conoscendo il significato di una parola sarebbe stato proibitivo trovarla all'interno della relativa sezione del vocabolario.

Così, molto semplicemente, per la prima volta in un vocabolario, le parole vennero ordinate alfabeticamente.

Il primo Vocabolario degli Accademici della Crusca fu stampato a Venezia, il più importante centro editoriale italiano dei tempi, in cui operò tra gli altri Aldo Pio Manuzio, ritenuto uno dei maggiori editori d'ogni tempo, fra i primi editori in senso moderno in Europa (introdusse numerose innovazioni destinate a segnare la storia dell'editoria promuovendo avanzamenti della tipografia insuperati fino ai giorni nostri).

Il primo Vocabolario uscì nel 1612, suscitando immediatamente grande interesse ed altrettanto accese dispute riguardo ai criteri adottati; in particolare, a molti non piacque l'aperto fiorentinismo arcaizzante proposto dal Vocabolario, che comunque rappresentò per secoli, in un'Italia politicamente e linguisticamente divisa, il più prezioso e ricco tesoro della lingua comune, il più forte legame interno alla comunità italiana, quindi lo strumento indispensabile per tutti coloro che volevano scrivere in buon italiano.

Il Vocabolario ebbe grande fortuna in tutta Europa, divenendo modello di metodo lessicografico per le altre accademie europee nella redazione dei vocabolari delle rispettive lingue nazionali (in molti vocabolari di altre lingue viene citato nelle prelazioni il vocabolario della Crusca come modello a cui è stato fatto riferimento).

Del vocabolario, negli anni successivi, verranno stampate cinque edizioni (l'ultima incompleta a causa della sospensione del progetto per via di un decreto fascista del 1923 che, per l'impossibilità di ricorrere alla censura e per via dei costi elevati di produzione nonché dei tempi di pubblicazione troppo lunghi, sospese l'attività della Crusca che non si occupò più di scrivere il vocabolario). Dalla terza edizione in poi aumentarono i volumi in quanto vennero introdotti anche termini tecnici a cui collaborarono tra gli altri anche Galileo Galilei e Leonardo Da Vinci.

Biblioteca dell'Accademia della Crusca

Oggi l'Accademia della Crusca, passata da essere un ente privato a ente pubblico sotto il Ministero dei Beni Culturali, non fa più vocabolari ma studia la lingua italiana fornendo consulenze linguistiche ad enti, istituzioni e privati. Intrattiene inoltre con la Scuola un rapporto costante di collegamento fra la ricerca e la formazione.

All'interno della sede dell'Accademia è presente inoltre una biblioteca composta da un'ampia raccolta di testi classici e da una ricchissima collezione di dizionari, grammatiche e riviste specializzate italiane ed estere (circa 150.000 volumi). All'intero patrimonio è possibile accedere attraverso il catalogo on line raggiungibile dalla pagina web dell'accademia. Il sito web costituisce il principale portale della lingua italiana, ricchissimo di contenuti, organizzati in sezioni e consultabili sia in forma libera, sia attraverso motori di ricerca funzionali al reperimento veloce dei dati. Il sito ospita inoltre i progetti multimediali dell'Accademia negli ultimi anni, con un accesso digitale ai materiali dell'Archivio e ai volumi della Biblioteca, in particolare alle cinque edizioni del Vocabolario degli Accademici e ha una sezione "Lingua italiana" in cui, tra le altre cose, si svolge un continuo dialogo con gli utenti su problemi e dubbi linguistici.

Il nostro consiglio è quello di visitare il sito web dell'Accademia ma, se possibile, di prendere parte ad una delle visite guidate su prenotazione organizzate periodicamente dall'Accademia della Crusca (apertura per singoli visitatori ogni ultima domenica del mese dalle 10:00 alle 12:00 con ingresso ogni ora): se amate leggere e amate la nostra lingua, non potrete che restarne affascinati!

(articolo a cura di Guido Cilia)

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Riferimenti:

Accademia della Crusca

Wikipedia

 

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