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Il premio Nobel per la letteratura 2016 è andato a Bob Dylan. Si è trattato di una scelta audace da parte dell'Accademia di Stoccolma, che ha diviso l'opinione pubblica. La motivazione ufficiale è la seguente: "per aver creato nuove espressioni poetiche all'interno della grande tradizione della canzone americana".

Non è la prima volta che l'assegnazione del premio Nobel scatena il dibattito acceso da parte degli addetti ai lavori e non solo. Tuttavia, in questa occasione le polemiche, che si sono concentrate sulla possibilità di accomunare il testo di una canzone e la poesia, sono state particolarmente vibranti, tanto che alcuni hanno avanzato il sospetto di un artificio da parte dell'Accademia di Stoccolma, al fine di portare il premio Nobel al centro dell'attenzione mediatica mondiale.

Qualunque sia stata l'intenzione dell'Accademia, questo è il rischio più grande che si dovrebbe evitare a tutti i costi. Parlare del premio Nobel è un bene, ma non dovrebbe divenire il campo di battaglia per i tanti, troppi soldati della discussione ad ogni costo, che imperversano sui social network. La vittoria di Dylan non può e non deve essere solo questo. Si tratta, piuttosto, del riconoscimento ad un artista a tutto tondo, che non può essere confinato al limitato ambito musicale.

È il tributo al cantore dei derelitti, dei diseredati, dei vagabondi, degli ultimi, che non si riconoscevano in quell'America borghese che si proponeva agli occhi del mondo come modello di democrazia, in contrapposizione al demonio comunista, ma allo stesso tempo bombardava il Vietnam e non riconosceva i più basilari diritti civili ai neri del Sud.

In ogni caso, in poche occasioni come in questa, è stato premiato un artista capace di riversare nelle sue opere tutta la sua personalità profonda, ruvida e scomoda. E allora, è bello pensare che quello dell'Accademia di Stoccolma sia l'inconsapevole risarcimento per  la scomparsa del nostro premio Nobel, Dario Fo.

Fo, premio Nobel per la letteratura 1997, ha passato la sua vita artistica nel recupero e nella riscoperta della tradizione teatrale e letteraria italiana delle improvvisazioni giullaresche e della commedia dell'arte. Si è fatto giullare egli stesso; con le sue movenze e con la sua lingua fatta solo di suoni incomprensibili, ha dileggiato il potere e ha difeso i più deboli.

Fo ha dimostrato sempre grandi coraggio e anticonformismo nelle scelte che ha fatto proprie. Si è molto esposto nella vita politica e sociale del nostro paese. Sotto questo punto di vista, sicuramente, ha commesso molti errori che, seppure non abbiano scalfito il suo talento, gli hanno attirato critiche e ipocrisie, proporzionali agli elogi ricevuti.

In fondo, però, era quello che voleva: essere identificato come il nemico o come il campione della propria parte non era mero protagonismo, ma era un modo per spingere la gente a discutere e a non appiattirsi sul passato, sul modello codificato; per spingerla a crescere e ad essere comunità migliore.

(articolo a cura di Emiliano Marzinotto)

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